8
«Alla fine della scuola dell’obbligo avevo davanti a me due scelte per il mio futuro: andare in miniera, come quasi tutti quelli che vivevano dalle parti di Alloa nelle Central Lowlands, oppure fare il prete.
Non essendo particolarmente attratto dalla vita ecclesiastica optai per la prima ipotesi.
Avrei fatto il minatore.
Era già tutto pronto e deciso.
Non avrei neppure terminato l’anno scolastico. Ai primi di gennaio avrei iniziato quella che sarebbe probabilmente stata la mia vita fino al giorno della pensione.
Quell’anno però accadde una cosa particolare e decisamente inconsueta.
La scuola della Contea di Clackmannan, la mia scuola, si era qualificata per le finali scolastiche di calcio.
Clackmannan è la contea più piccola di tutta la Scozia e una cosa del genere non era mai accaduta prima.
Si sarebbe giocato a febbraio ma se avessi accettato il lavoro in miniere il sottoscritto non avrebbe potuto partecipare alle finali.
Io non avevo nessuna intenzione di rinunciarci ma mio padre fu categorico.
“Willie tu a gennaio andrai a lavorare”.
Prima ci provò il Preside della scuola a convincere mio padre.
Non ebbe successo.
Allora chiese al Parroco di Auchie, la città dove vivevo, di intercedere.
Mio padre era un fervente cattolico e quella fu decisamente la mossa vincente.
Mio padre cedette.
Giocai le finali del campionato scolastico.
Le vincemmo.
Non devo essere andato male visto che nel giro di pochi giorni arrivarono decine di telefonate non solo dai principali club scozzesi ma anche di grandi club a sud del Vallo di Adriano.
Manchester United, Arsenal, Chelsea, Newcastle, Blackpool e Burnley mi offrirono un provino.
Tutti con la stessa proposta: due settimane in ognuna di queste squadre a 8 euro di rimborso a settimana.
Una discreta sommetta all’epoca.
Insieme a mio padre decidemmo un piano: avrei giocato per ognuna di queste squadre, mi sarei messo in tasca quasi cento sterline e poi saremmo tornati in Scozia ... per firmare con il Celtic di Glasgow!
Il piano però crollò.
Non per colpa di mio padre, dei dirigenti e di qualche colpo di sfortuna improvviso.
Nella prima squadra in cui feci le mie due settimane di provino, il Burnley, mi trovai così bene che decisi seduta stante che era lì che volevo giocare.
Mio padre andò su tutte le furie.
Non ci vedeva una logica.
Non solo firmando per il Celtic sarei rimasto in Scozia e quindi vicino a casa ma avrei giocato per la squadra per la quale tutti in casa, mio padre compreso, facevano il tifo.
Stavolta quello che non ha mollato sono stato io.
Burnley era la mia scelta e Burnley fu».
 

William Morgan a sedici anni sceglie Burnley.
“Furono tutti accoglienti e simpatici. E a me questo bastava”.

Al Burnley Morgan rimane per otto stagioni debuttando in prima squadra poco più di due anni dopo il suo arrivo.
E’ un’ala destra velocissima, che salta l’avversario con grande facilità e un meraviglioso “crosser” capace di mettere palloni a ripetizione al centro dell’area avversaria.
Durante il suo periodo a Burnley arriva per lui l’esordio con la Nazionale Scozzese.
La sua bravura è però tale che tutti i più grandi club britannici bussano alla porta dei “Clarets” per il cartellino di Morgan.
Il Burnley si convince che non può più trattenerlo.
Nel frattempo c’è una squadra che fa tremendamente sul serio. E’ una delle altre cinque per cui Willie aveva fatto un provino tanti anni prima: E non è esattamente una squadra qualunque: è il Manchester United di Matt Busby, fresco vincitore della Coppa dei Campioni.
In realtà mezza Inghilterra è sulle sue tracce e poi c’è sempre il Celtic che lo aspetta a braccia aperte.
Jock Stein lo invita al Celtic Park, gli dice che lui è quello che manca alla squadra per tornare ad essere il club più forte d’Europa.
Willie porta con lui anche il padre.
Due giorni dopo però lo stesso invito arriva dal Manchester United.
Morgan va all’Old Trafford. Jimmy Murphy, il coach, lo accoglie e gli spiega come intenderanno utilizzarlo nei “Red Devils”.
“Tu Willie giocherai a destra con il numero “7” e Georgie Best si trasferirà sull’altra fascia con il numero “11”.
Musica per le orecchie di Morgan.
Mentre se ne sta andando incontra lui, Sir Matt Busby, il grande manager del Manchester United scampato miracolosamente al disastro di Monaco di Baviera di dieci anni prima e che nel maggio di quello stesso anno aveva coronato il suo sogno: portare i suoi ragazzi sul tetto d’Europa.
Quello che gli dirà Busby cambierà per sempre la vita e la carriera di Morgan.
“Figliolo abbiamo fatto un’offerta al Burnley che è stata accettata. Sei un giocatore del Manchester United.

Racconta Morgan che nessuno, tantomeno lui, parlò in quel momento di denaro.
“Tornai a casa in Scozia quella sera stessa e il giorno dopo, era un sabato, firmai il contratto con il Manchester United. Senza sapere fino a quel momento quanto avrei guadagnato!”
Willie Morgan fa il suo esordio in squadra il 28 agosto del ’68 all’Old Trafford contro il Totthenam Hotspurs.
Sugli spalti ci sono 58mila spettatori.
“Non scorderò mai quel momento. Probabilmente è stato il ricordo più bello in assoluto che ho delle mie sette stagioni al Manchester United. Quel giorno vincemmo tre a uno e sentii da subito l’affetto della gente. Il supporto dei tifosi del Manchester United non mancò mai, neanche nei momenti più difficili”.
Lo smalto del grande United di Best, Charlton e Stiles stava però lasciando il posto ad una squadra incostante, spesso insicura e sempre più in balia degli umori del suo talento più grande George Best.
“Si sono dette un sacco di cattiverie su Georgie. Gli piaceva la bella vita, amava ed era amato dalle donne ma solo negli ultimi anni l’alcol era diventato per lui un problema. Di lui posso solo parlarne bene. Era un ragazzo dolcissimo, sempre gentile e disponibile. Diventammo ottimi amici come d’altronde eravamo tutti in quella squadra”.
Arrivano tanti campionati mediocri, mai sopra l’ottavo posto in classifica.
Nella stagione 1972-1973 il Manchester United “flirta” pericolosamente con la retrocessione, chiudendo al 18mo posto.
Nella stagione successiva però accade il disastro.
I Red Devils chiudono al penultimo posto e per loro c’è l’infamia della serie cadetta.
Lo United è da rifondare. Arrivano sulla scena giovani promesse come Steve Coppel, Sammy McIlroy e Arthur Albiston che formeranno la spina dorsale dei “diavoli rossi” nelle stagioni successive, arriva dall’Hull un bomber come Stuart Pearson ... ma Willie Morgan è sempre là, in prima fila e a lui il manager Tommy Docherty ha consegnato la fascia di capitano.
Sarà una cavalcata trionfale e il Manchester United, dopo una sola stagione in purgatori, tornerà dove compete ad un club così importante e glorioso: nell’élite del calcio inglese.
Con Docherty però sono iniziati i problemi e al termine di quella vittoriosa stagione nonostante il contratto di sei anni firmato solo l’anno prima con il Manchester United a Willie Morgan viene indicata la porta. Docherty all’ala destra intende puntare sul giovane Steve Coppel.
Ritorna al Burnley ma le cose non vanno come sperato.
Ci sono trentuno primavere sul groppone e pare che il crepuscolo della carriera sia ormai vicino.
Il Bolton Wanderers non ci crede e gli offre un contratto. 
I “trotters” sono in Seconda Divisione ma hanno una squadra forte e ambiziosa.
Morgan gioca una eccellente stagione ma per il Bolton la promozione in massima serie è solo sfiorata. C’è un quarto posto ad un solo punto alle spalle del Nottingham Forest di Brian Clough.
Non fallirà l’obiettivo nella stagione successiva, vincendo addirittura il campionato davanti a Southampton e Totthenam Hotspurs.
La “fame” di calcio per Morgan non si placa.
Dagli States arriva l’offerta per giocare durante la pausa del campionato inglese.
Morgan accetta con entusiasmo.
Per quattro stagioni, tra il 1977 e il 1980, Morgan si trasferisce negli Stati Uniti giocando prima con i Chicago Sting e poi con i Minnesota Kicks.
Quattro anni intensissimi giocando a calcio senza soluzione di continuità.
C’è ancora tempo per un’ultima stagione intera in Inghilterra. Morgan la gioca nelle file del Blackpool, un’altra di quelle sei squadre che vent’anni prima gli avevano offerto un provino.
I “Tangerines” sono in terza divisione ma una stagione maledetta li vedrà retrocedere nonostante le buone prestazioni di Morgan.
Gli anni però cominciano ad essere tanti (37) e le ultime stagioni giocate senza mai fermarsi stanno presentando il conto.
“Sono stati anni meravigliosi, di cui non rimpiango nulla. Essere pagati per giocare a calcio? Ma vi rendete conto? Ai nostri tempi avremmo giocato gratis!”
 
ANEDDOTI E CURIOSITA’
 

George Best ha davvero un posto speciale nel cuore di Willie Morgan.
“Legammo fin dal primo giorno. Quando arrivai lo United aveva appena vinto la coppa dei Campioni è Georgie era il più forte calciatore d’Europa. Eppure non ha fatto mai pesare il suo status con nessuno. Era addirittura timido e di una semplicità estrema. In campo poi era uno spettacolo autentico! Ci trovavamo a meraviglia e tanti miei gol sono nati da suoi passaggi ... e viceversa!
 
Molto interessante anche come Willie Morgan descrive il grande Matt Busby.
“Il miglior manager che uno potesse desiderare. Un uomo straordinario che sapeva scegliere i calciatori e sapeva metterli a proprio agio. Non ci dava mai istruzioni tattiche particolari ma ci lasciava totalmente liberi di esprimerci sempre però in un concetto di “squadra”. Durante la partita capitava che George ed io decidessimo di scambiarci di fascia e Sir Matt non ebbe mai nulla da obiettare, anzi.
“Ottima idea ragazzi. Dev’essere un bel problema per un terzino dopo che ha preso le misure ad uno di voi trovarsi di fronte l’altro!”
Questo era Sir Matt Busby.
 
Willie Morgan fece parte della Nazionale scozzese ai Mondiali di Germania Ovest del 1974.
“Quella è stata la Scozia più forte di sempre. Uscimmo al primo turno senza mai perdere una partita e per un solo gol di differenza reti con il Brasile che poi arrivò in semifinale. Tommy Docherty aveva deciso di abbandonare la panchina della Nazionale per venire al Manchester United. Willie Ormond, il suo sostituto, non si mostrò all’altezza dell’incarico. Durante quei Mondiali fece un paio di scelte piuttosto cervellotiche che ritengo personalmente che ci costarono la qualificazione al secondo turno. Sono realmente convinto che quella nazionale avrebbe potuto arrivare molto, molto lontano”.
 
Destò molto scalpore la cessione di Morgan al Burnley subito dopo la conquista della promozione in First Division del 1975.
“L’unico responsabile fu sempre lui, Tommy Docherty. Dopo avermi dato la fascia da capitano in quella stagione iniziarono i nostri screzi”.
Nessuno però poteva immaginare quello che sarebbe accaduto qualche tempo dopo.
Willie Morgan è ospite di una televisione regionale (Granada TV) e durante la trasmissione “Kick Off” gli viene chiesto chi è stato il miglior allenatore avuto in carriera.
“Beh, penso di aver avuto il migliore e il peggiore. Matt Busby è stato il più grande manager del calcio mentre credo che Docherty sia stato il peggiore non solo tra quelli che ho avuto ma in assoluto”.
Parole forti ma che sostanzialmente non fanno altro che esprimere un’opinione.
Pochi giorni dopo sia Morgan che la dirigenza di Granada TV si vedono consegnare una denuncia per diffamazione dagli avvocati di Docherty.
Sembra quasi uno scherzo che però arriva davvero in tribunale dove Morgan dovrà portare le “prove” di quanto affermato.
Per sua fortuna ci sono fior di ex-compagni di squadra pronti a supportare le sue affermazioni.
Davanti alla corte si alterneranno Denis Law, Jim Holton, Lou Macari, Paddy Crerand e altri dello staff del Manchester United.
Tutte le giustificazione di Docherty verranno smontate con grande abilità dall’avvocato di Morgan, John Wilpshire e al terzo giorno l’accusa lascerà cadere la causa.
“Furono momenti terribili. Perdere la causa avrebbe avuto ripercussioni economiche terribili per me e la mia famiglia. Lo stress di quei giorni fu davvero tanto ... e il tutto per aver detto una cosa che sapevano tutti!
 
Infine una nota di “colore”: Willie Morgan pare sia stato il primo calciatore britannico ad aver avuto un personale “Fans club” ... non male per uno che giocava con George Best.