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Il leone da tastiera era soltanto un gattino che faceva la voce grossa. Succede quasi sempre così in quello zoo globale che internet è diventato. Solo che stavolta il caso fa scalpore più di altri. E non perché ci sia di mezzo il calcio, ma per la giovanissima età della belva con denti da latte e per la straordinaria severità della sanzione. Vediamo i dettagli.

La vicenda è nota poiché ieri ha compiuto rapidamente il giro del mondo via web. Durante le ore che precedono la gara di Premier League fra Aston Villa e Crystal Palace (terminata 0-2) nell'account Instagram di Wilfried Zaha, attaccante della squadra ospite, viene scritto un messaggio razzista. Il testo recita: “Stronzo nero, faresti meglio a non segnare domani oppure verrò a casa tua vestito da fantasma”. E a corredo del messaggio vengono caricate immagini che richiamano il Ku Klux Klan, giusto per fare intendere a quale abbigliamento da fantasma si faccia riferimento.

Zaha denuncia immediatamente il fatto e con altrettanta velocità la polizia inglese individua e arresta il responsabile del gesto. E a quel punto si viene a scoprire il dettaglio sconcertante: l'autore del messaggio razzista vive coi genitori a Solihull e ha soltanto 12 anni. Adesso dovrà affrontare le conseguenze giudiziarie della sua prodezza, che potrebbero essere pesanti.

Certamente sono pesantissime quelle calcistiche, perché l'Aston Villa ha deciso di espellere a vita il gattino mannaro da tastiera, impedendogli per sempre di accedere alle gare casalinghe e alle installazioni del club. E vista la durezza della sanzione, è inevitabile porre l'interrogativo: è giusto essere così inflessibili con un giovanissimo e non dargli una possibilità di riabilitazione?
Perché di fatto l'Aston Villa ha decretato l'ergastolo calcistico per un tifoso di soli 12 anni. Ciò che comunque dovrebbe sollecitare una riflessione poiché il tema è eticamente controverso. Per quanto ci riguarda, riteniamo che dei messaggi d'inflessibilità e responsabilizzazione bisognerà pur cominciare a darli. Specie in un'epoca che vede il principio della libertà d'espressione scambiato per libertà d'abuso comunicativo, con la rete a fare da arena dei peggiori istinti verbali.

Va aggiunto che una sanzione calcistica così pesante (e in attesa di sapere quanto dura sarà quella penale) è un riflesso dell'elevatissima sensibilità che in Inghilterra si è diffusa a proposito di criminalità e devianza giovanili. Lo Youth Justice and Criminal Evidence Act del 1999, voluto dal governo Blair, è effetto del diffuso allarme sociale determinato dai crescenti indici di violenza compiuta da minori e della necessità di rivedere una legislazione penale che nei loro confronti cominciava a sembrare permissiva.

A ciò si aggiunga l'imperativo della Tolleranza Zero verso ogni forma di violenza che il mondo del calcio inglese si è dato dall'Heysel in poi e ecco che il quadro si completa.

Certamente si tratta di un quadro completamente diverso rispetto a quello italiano, dove il principio dell'attenuazione di responsabilità per i minori continua a essere radicato. Ricordiamo le polemiche accese intorno agli episodi di reiterato bullismo nei confronti di un docente da parte di alcuni studenti di un istituto superiore a Lucca (LEGGI QUI). In quell'occasione si arrivo a discutere sull'opportunità pedagogica di bocciare i ragazzi più “esuberanti”. L'eccesso opposto.