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La sfortuna. Gli arbitraggi. Gli infortuni. E ovviamente la tardiva separazione con Cristiano Ronaldo. Quelli che si possono definire alibi, non mancano di certo. Ma la Juve per definizione e tradizione, di alibi non dovrebbe parlare. Tutti fattori che hanno avuto un peso, ma sono solo delle parti di una stagione che è andata come non doveva andare. In sintesi estrema e finale, senza nemmeno un titolo. Non capitava dal 2011, termina quindi una striscia forse irripetibile lunga dieci stagioni con almeno un trofeo in bacheca. Succede, prima o poi sarebbe dovuto succedere, è successo. Eppure che sia qualcosa di normale, proprio non lo si riesce ad accettare, anche alla Continassa le riflessioni sono in corso perché al netto delle dichiarazioni ufficiali nessuno può essere soddisfatto di quanto raccolto in questa stagione: la qualificazione in Champions è arrivata in netto anticipo, ma in campionato la Juve non è mai stata realmente in corsa e ha fallito tutte le opportunità per agganciare il treno scudetto, Supercoppa e Coppa Italia sono sfumate sul più bello contro la rivale peggiore, in Champions è arrivata un'eliminazione che ha fatto rumore più per il modo che per il punteggio o l'avversario. 

ZERO TITOLI. “Usciamo da un'annata in cui non abbiamo vinto nessun trofeo. Questa rabbia che ci portiamo dentro dobbiamo tenerla per vincere l'anno prossimo”: così Max Allegri commenta a notte fonda. Questo è vero, un punto d'arrivo che deve essere punto di partenza. Allora che questa stagione sia lezione, vera. Perché il primo anno dell'Allegri-bis ha visto una non-Juve per troppo tempo, mai capace di vincere uno scontro diretto, troppo in balia degli episodi. La squadra è in fase di rifondazione, tanti cambiamenti sono previsti ancora, Allegri è stato il vero uomo su cui la Juve ha puntato per il dopo-Ronaldo, sapeva che sarebbe stata dura ma forse non così tanto, rimane intoccabile. Così si conclude una stagione con la Juve che ha ottenuto il minimo e anche qualcosa in meno, ha una certezza ed è rappresenta proprio da Allegri. Zero titoli è uno slogan che da queste parti non si sentiva da un decennio, in una notte dove a fare festa sono solo gli interisti può dare ancora più fastidio ai tifosi bianconeri considerando come sia quasi impossibile non leggerla alla maniera di José Mourinho. Si è chiuso un ciclo di vittorie, si è chiuso un ciclo di giocatori con l'addio di Giorgio Chiellini e quello di Paulo Dybala a cui se ne aggiungeranno altri. Un altro ora può, deve, cominciare.