Si può decidere di prenderla col sorriso, con quell'ironia tipicamente toscana utilizzata in conferenza stampa da Luciano Spalletti, o porsi l'interrogativo in maniera più dura e severa nei confronti della dirigenza dell'Inter. Perchè, ad oggi, non c'è traccia ad Appiano Gentile di quei grandi nomi "promessi" alla piazza per tornare a farla sognare dopo anni di delusioni e che avrebbero consentito un importante salto di qualità? Mancano 11 giorni alla chiusura delle trattative, ma l'indirizzo dato da Suning ai due uomini-mercato Ausilio e Sabatini pare piuttosto chiaro: niente spese avventare, prima si vende e poi eventualmente si compra.

SFUMANO TUTTI - Ragionando così, sono sfumati uno ad uno tutti i grandi obiettivi del mercato interista, da Alexis Sanchez a Vidal, passando per Nainggolan (anche se su quest'ultimo il niet definitivo sarebbe arrivato dal dirigente della Roma Monchi, che si era spinto sino alla minaccia di dimissioni in caso di cessione del belga) e Di Maria. A una strategia aggressiva a parole non hanno fatto seguito i fatti e così torna di moda il tanto temuto Fair Play Finanziario, che impone all'Inter un equilibrio tra entrate e uscite. Così si rischia di perdere pure Schick, con un cambio repentino delle condizioni offerte alla Sampdoria che possono rimettere in corso le altre pretendenti, Roma in testa. Spalletti ha sfoderato l'ironia per liquidare l'argomento, ma così non va.

LE PAROLE PESANO - Suning ha speso male i tanti soldi fatti piovere sul club nella passata stagione (ben 158 milioni di euro), con acquisti poco funzionali o non valorizzati al meglio dagli allenatori che si sono avvicendati, e ha deciso così di tirare la cinghia quest'estate, convinta che l'ex tecnico della Roma potesse riuscire nella missione fallita dei suoi predecessori. Tutto legittimo, tutto rispettabile, ma allora non ti esponi in pericolosi proclami circa la volontà di riportare l'Inter ai vertici e non consenti a Sabatini di fare nomi e cognomi nella famigerata conferenza di Riscone di Brunico. Sia ben chiaro, il mercato non è chiuso e con i nerazzurri le sorprese sono dietro l'angolo, ma questa gestione della situazione rivaluta la figura molto bistrattata di Piero Ausilio, formalmente l'unico vero direttore sportivo operativo, che ha sempre preferito il profilo basso e la prudenza ai facili svolazzi verbali.