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Premessa necessaria per pre-scrivere il 2020 dello sport sotto la Mole: Torino nel tempo è riuscita, con masochismo sabaudo storico, chiamato riserbo, signorilità, educazione, insomma roba ammuffita, a trovarsi, sfidare e patire  una rivale complessivamente imbattibile che si chiama Milano. Imbattibile nella sfida totale all’attualità e dunque alla modernità, imbattibile da un agglomerato di brava gente piemontese e ora anche assimilatissima gente meridionale, che però come massima ha (Guido Ceronetti dixit) il “non dare disturbo”, non imbattibile (anzi) nello sport. Milano porta via a Torino per ingrandirsi e ingrandire - ultimo asporto il Salone dell’Auto ovviamente nato a Torino -,  Torino si lascia sì portar via cose ma ne inventa altre (solo caso di inversione di questo andazzo il Salone del Libro, che per logica doveva nascere a Milano capitale dell’editoria, che invece è stato partorito e svezzato da Torino, che Milano ha cercato di prendersi fallendo abbastanza misteriosamente l’azione  e in pratica restituendolo). Ma Milano darebbe via tanto di sé, del suo gran fare e avere, per qualche scudetto del pallone in più...

Torino da sempre vive nello sport una sua vita assoluta, florida e ricca di novità ed invenzioni, ed insieme una sua particolare sfida con Milano, incentrata principalmente sul calcio ma ultimamente assurta a nuove sfere di interesse, con la disputa, la guerra sui Giochi invernali 2026, offerti al tempo della candidatura da Milano a Torino come partner in subordine, e poi - con Torino indecisa e offesuccia, anche perché memore di come le andarono bene e fu brava da sola con i Giochi invernali  2006 - condivisi da Milano con Cortina, con il Veneto sino alla vittoria. La vicenda è stata vissuta a Torino con un certo dispetto, al punto che la sindaca Appendino si è permessa la “bestemmia” sportiva di dire che in fondo cinque anni (dal 2021 al 2025) di Atp, il finalone del tennis fra i divi dell’anno conquistato da Torino, sono meglio dei Giochi: e in questa chiave si va a vivere il 2020 della lunga vigilia. Sicuramente Torino organizzerà bene il “gala” dei gesti bianchi,  i torinesi che sanno di sport onoreranno con giusta misura, assolutamente senza delirare, cinque spettacoli in cinque anni di quel gioco inglese che, non scordiamolo, agli albori venne definito da uno scrittore francese “una danza triste per far arrivare l’ora del tè”. Ma i Giochi olimpici, anche se in condominio, sono un’altra cosa, via…

In attesa del 2021 eccetera, nel 2020 sarà come ormai da tempo il calcio a nutrire la sfida perenne, il grande calcio più torinese che milanese da quando è nato a quando è cresciuto, a parte alcuni grandi intervalli meneghini, e pazienza se nel Grande Torino il lombardo Valentino Mazzola sospirava per non poter giocare – cartellini allora eterni, a vita – a Milano, dove avrebbe avuto più soldi per le sue due famiglie.

Ora c’è Antonio Conte, nato come grosso allenatore nella sua Juventus, che spinge un’Inter apertamente cinese allo scudetto 2020, intanto che il Torino, con un presidente piemontese di famiglia ma nato a Milano e milanese di lavoro e gran successo nel lavoro, sta comunque meglio, cioè meno peggio, di un Milan misteriosamente cinese. La rivalità pallonara fra le due città vive – e vivrà il 2020 - di vecchi e nuovi motivi, però appunto vive, fa vivere, è garanzia di tensione continua, e questo pare sia il bello dello sport. 

Torino si sgancia in parte dal confronto – imprescindibile, immanente, lo ripetiamo - con Milano nel contesto con altri sport. Il basket maschile sotto la Mole è decisamente, diremmo storicamente di stazza ben inferiore a quello sotto la Madonnina, la pallavolo maschile per le grandi città, inventata a Torino, non ha sfondato a Milano. C’è parità nelle maratone. Lo sport universitario di Torino – Riccardo D’Elicio ottimo successore al Cus, Centro Universitario Sportivo, del grande Primo Nebiolo - è floridissimo come in nessun’altra città italiana, e parla al mondo anche con la candidatura alla Universiade invernale 2025, per la città che nel 1959 ha inventato e nel 1970 ha ri-ospitato la grande Universiade estiva. Per lo stesso 2025 Torino dovrebbe ottenere anche l’organizzazione della prima edizione mondiale dei campionati mondiali invernali dei disabili mentali, gli “Special Olympics”:  e sarebe un’altra primogenitura sportiva torinese, un anno prima, attenzione, dei Giochi invernali di Milano-Cortina, e intanto nel fatidico anno di chiusura della sagra della finali Atp di tennis. Il successo (possibile, anche probabile) delle due candidature potrebbe essere l’evento forte, naturalmente extracalcistico, del 2020.

Il ciclismo di Torino e regione è poco, tanta invidia per Milano: la speranza per il 2020 è piemontese, Filippo Ganna di Verbania, cittadina che ogni tanto cerca di aggregarsi alla Lombardia intanto che fa l‘occhiolino alla Svizzera Italiana. Perso il motovelodromo, i torinesi stentano a risposare lo sport della bicicletta, le eventuali tappe del Giro in città danno disturbo, anche se spesso la corsa si decide sulle montagne piemontesi e specie della provincia di Torino, ed appare sintomatico che il piemontese Fausto Coppi non abbia mai vinto una gara a Torino. In compenso, diciamo così, Torino ama e asseconda cioè ospita ed organizza come nessun’altra città italiana molto sport dei vecchietti superarzilli (i masters), dei disabili sempre sensazionali, dell’alpinismo acrobatico, estremo: ma siamo sempre lì, al sommesso se non al sommerso. E’sommesso anche il canottaggio, fisiologico con il Po, ricco di fasti storici (è nata a Torino la federazione mondiale), ma praticato come un must, un dovere, visto che a Milano ci sono soltanto Navigli, ruscelletti in confronto al grande padre dei nostri fiumi. Quanto agli sport della neve e del ghiaccio, ecumemica Universiade invernale a parte, gli atleti azzurri non sono né lombardi né piemontesi, sono italiani, da subito, sudtirolesi compresi (da meditare il perché e il percome). Il Sestriere che pure nasce Fiat è montagna anche dei milanesi, e Cervinia è valdostana ma turisticamente lombardizzata quasi quanto Courmayeur.

Adesso c’è l’emergentissimo calcio femminile, può targare il 2020 in assoluto e tanto futuro di tutto lo sport italiano come locomotiva per l’altra metà del cielo, la Juventus Women domina in Italia, però manca una vera sfida di vertice con Milano, e probabilmente anche nel 2020 Torino si dovrà ”accontentare” di Firenze. E gira e rigira, se non si batte Milano i i torinesi non riescono ad appassionarsi almeno dentro: senza comunque mai farlo troppo vedere, più che per povero timore per non correre il rischio di dare disturbo (problema di coscienza grosso: e poi c’è chi dice che il problema grosso dei torinesi è l’inquinamento atmosferico, dove comunque che Milano è lasciata dietro…).