"Non ci mancherai!". E' stata la frase social più ricorrente dei tifosi nerazzurri nei confronti di Joao Mario, un giocatore che in un anno e mezzo di Inter è riuscito nell'impresa di farsi sopportare – anche se a stento – da una tifoseria che non ha mai abbondato quanto a pazienza nei confronti dei propri giocatori. Il portoghese se ne va in punta di piedi dopo soli diciotto mesi, e proverà a rifarsi nel campionato più seguito del mondo con la maglia di un club storico e affascinante come il West Ham. Fallire con la maglia dell'Inter non è una tragedia assoluta, prima di lui ci sono passati in tanti, e magari proverà a seguire le orme di due che in nerazzurro passarono senza lasciare tracce particolari, mi riferisco a Bergkamp e Coutinho, che se ne andarono senza troppi rimpianti da parte dell'esigente e fin troppo snob tifoseria interista, per poi diventare protagonisti con le maglie di Arsenal e Liverpool, e addirittura nel caso di Coutihno, passare proprio quest'anno al Barcellona, diventando il giocatore più costoso nella storia del calcio nella finestra di Gennaio.

Tutto questo per dire che si è trattato di un addio (provvisorio?) vissuto in maniera soft da entrambe le parti. Il portoghese era arrivato a Milano per la bellezza di ben 45 milioni di euro, classificandosi come il secondo acquisto più caro nella storia del club. Era arrivato nelle vesti di fresco campione d'Europa, ed era soprattutto il biglietto da visita con il quale Suning aveva deciso di presentarsi ai tifosi. Joao Mario però, pagava sin da subito la perenne incertezza societaria che da ormai troppi anni regna sovrana dalle parti di Appiano Gentile, e cosi in un anno e mezzo ha avuto a che fare con tre allenatori (de Boer, Pioli e Spalletti) che coniugavano verbi tattici fin troppo differenti e distanti tra di loro. In un tale scenario caratterizzato da incertezze tecniche, tattiche e societarie, il portoghese non è mai riuscito a trovare una propria collocazione, ma soprattutto è mancato dal punto di vista della personalità. In molti infatti non hanno sopportato il suo modo di affrontare le partite, quella particolare flemma, che può andare bene per i ritmi di un campionato come quello portoghese, ma non di sicuro per la nostra Serie A. E cosi Joao Mario, da potenziale campione si è trasformato velocemente in un vero e proprio fantasma che ha cominciato ad angosciare i conti della società nerazzurra, ma anche e soprattutto le nottate dei suoi allenatori, che non sono mai riusciti a confezionargli un abito tattico con ruoli da protagonista.

Un fantasma indolente ma dal cartellino costoso, che però ancora oggi, divide la tifoseria nerazzurra tra quelli che gli rimproverano soprattutto mancanza di spessore caratteriale e quelli che lo definiscono senza mezzi termini bidone, anche se nel caso del portoghese, qualche lampo di classe si è visto anche a San Siro, a differenza di Gabigol, tanto per citare uno che invece può essere definito bidone con più cognizione di causa. Adesso Joao Mario dovrà dimostrare al West Ham se il suo fallimento all'Inter è avvenuto solo per colpa sua, oppure, se invece, come troppe volte è accaduto in passato, è stato proprio l'ambiente nerazzurro a imbrocchirlo e a impedire al giocatore di esprimersi al meglio, e non sarebbe certamente la prima volta, visto che tanti – troppi – sono stati quei giocatori che hanno fallito solo con la maglia dell'Inter. Basti pensare ai vari Silvestre, Pirlo, Blanc, oppure i già citati Bergkamp e Coutinho, fino ad arrivare a casi estremi come Sammer, Cannavaro o Roberto Carlos. Tutta gente che fu frettolosamente messa alla porta, salvo poi scoprire che in molti casi si trattava di vere e proprie leggende che vinsero addirittura il Pallone d'Oro. Ecco perché forse Joao Mario sotto sotto può ancora sperare, perché il passato ci insegna che se fallisci all'Inter, poi magari dopo puoi diventare uno che fa la storia del calcio.

@Dragomironero