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Il 2020 è stato indubbiamente il suo anno. Bruno Fernandes è il giocatore del momento in Premier League, leader indiscusso di un Manchester United che non ha esitato a sborsare 80 milioni di euro a gennaio pur di averlo subito in squadra e allontanare possibili concorrenti. Il portoghese non ha deluso le aspettative, anzi ha conquistato tutti con prestazioni eccellenti condite da gol e assist, ma soprattutto con un comportamento esemplare, sul campo e fuori: a fine stagione i tifosi dei Red Devils lo hanno incoronato “giocatore dell’anno”, lasciando dietro di lui due come Martial e Rashford. Classe 1994, come in molti ricorderanno Bruno Fernandes è cresciuto calcisticamente in Italia: Novara, Udinese e Sampdoria le prime tre tappe importanti di un’ascesa tanto straordinaria quanto sorprendente, che ha toccato il suo picco – almeno per ora – proprio al Manchester United, dove è approdato dopo un’esperienza allo Sporting Lisbona iniziata nel 2017. Abbiamo parlato di lui con Cristiano Giaretta: ex calciatore e attuale direttore sportivo del Watford della famiglia Pozzo, nel 2012 lo ha prelevato dal Boavista per portarlo a Novara. Per 40.000 euro.

Che cosa ha visto in quel ragazzino? 
“All’epoca giocava ancora nell’Under 18, ma le sue qualità tecniche erano evidenti a tutti. In più era diverso dagli altri perché aveva già il carisma del leader, del decision maker. Ne ho avuto la conferma quando l’ho contattato per la prima volta, tramite il suo agente: sono rimasto impressionato dalla sua testa, dalla sua forza mentale e dall’intelligenza con cui affrontava le sue giornate. Non si faceva distrarre da niente, non era interessato a divertimenti e svaghi extra sportivi: ricordo che dopo due mesi a Novara parlava già benissimo l’italiano. Tuttora lo porto come esempio per molti ragazzi”.

Quindi è ancora in contatto con lui? Com’è oggi Bruno Fernandes?
“Sì, lo sento spesso, anche un paio di volte alla settimana. Posso dire che è lo stesso ragazzo che ho conosciuto al Boavista, con grande personalità, con la stessa voglia di lavorare per diventare il migliore: è uno che non si accontenta mai, che ambisce a tanto, pur nella sua umiltà”.

A che cosa punta, nello specifico?
“Lui non lo dirà mai, ma uno con i suoi numeri non può che sognare traguardi importanti come il Pallone d’Oro. Da quando è al Manchester United ha collezionato 44 presenze e 26 reti, senza citare gli assist e le giocate per i compagni: è stato sempre decisivo, imponendosi anche come leader”. 

Con i Red Devils ha saputo fare meglio di Pogba…
“Certo, ma al di là dei paragoni è innegabile che Bruno Fernandes sia il vero capitano della squadra. Se gli altri sono importanti, lui è fondamentale. Se devo dire la verità non mi ha nemmeno stupito troppo da questo punto di vista: a 18 anni era già adulto nella testa. Il lavoro duro ha fatto il resto…”.
Quanto è stata importante per lui l’esperienza in Italia?
“Bruno ricorda con piacere e gratitudine le sue tappe italiane, riconosce sempre il valore delle tre squadre in cui ha giocato. È approdato in Serie A giovanissimo, in un campionato di alto livello, che sicuramente lo ha forgiato aiutandolo a diventare quello che è ora”.

Secondo lei può avere ulteriori margini di miglioramento?
“Credo che sia difficile citare un fondamentale in cui può fare meglio. Si potrebbe dire che può lavorare di più sui rigori, sulle punizioni, su qualsiasi altra cosa, un po’ come tutti… Certo è che lui non smette mai di puntare in alto, di impegnarsi: Bruno non si limita ad allenarsi, ma nel tempo libero studia gli avversari, le altre squadre. Vuole essere il numero uno, ma forse lo è già: si è preso il Manchester United e ha spostato gli equilibri, una cosa non proprio da tutti…”.

Dove lo vedrebbe bene, in futuro?
“Bella domanda (ride, ndr.)… È quasi scontato dire che starebbe bene al Real Madrid, al Barcellona o alla Juventus. La verità è che potrebbe andare ovunque, ma secondo me è già al top. Personalmente credo che il Manchester United e la Premier League siano l’apice di una carriera, un punto di arrivo, non di passaggio: lo pensavo da giocatore e ne sono convinto tuttora, da direttore sportivo che mira a riportare quanto prima il Watford nel massimo campionato inglese. Poi sarà lui a fare le sue scelte, è un ragazzo intelligente e saprà decidere che cosa è meglio per lui”.

A breve lo ritroverà in campo…
“Sì, il 9 gennaio il Watford sfiderà il Manchester United in FA Cup. Sarà sicuramente bello rivederlo”.