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Alain Delon era il bello per antonomasia. Jean Paul Belmondo, per bizzarria del suo cognome, era quello brutto. Eppure era lui a pescare senza posa nel grande mare del femminile. In Italia fu Laura Antonelli, all’epoca stupenda, a cedere al fascino di un mito del cinema francese. Lui lasciò Ursula Andress per stare con l’attrice italiana. Oggi quel mito è diventato leggenda perché il mattatore se ne è andato all’età di ottantotto anni nel suo appartamento di Parigi. Al Festival del Cinema di Venezia si terrà almeno un minuto di raccoglimento per ricordarlo.

Come, per noi italiani Gassman e Sordi, Belmondo ha rappresentato per generazioni la ”summa” dell’attore universale che non si limitava a recitare il canonico copione ma che riusciva a coinvolgere emotivamente e persino fisicamente lo spettatore tanta era la sua compenetrazione nel personaggio che stava interpretando. Con quel naso rotto che ricordava a tutti i sui trascorsi di pugile, con quel fisico da atleta che lo aveva spinto anche a fare il portiere, soprattutto con quell’aria da simpatica canaglia la popolarità di Belmondo non aveva confini.

L’esordio in un capolavoro di Godard, “Au bout de souffle”, gli spalancò le porte del cinema internazionale portandolo a lavorare per i più grandi registi. Alain Delon era il suo “contrapposto” ma tra i due non ci fu mai rivalità semmai amicizia e grande stima culminata, poco tempo fa, in un “duetto” televisivo già passato alla storia. Dire del Belmondo attore è riduttivo. Figlio di un grande scultore e di una celebre pittrice ereditò il senso e la magia dell’arte in formula ampia. Quella che lo portò a concludere la carriera il teatro cimentandosi con testi di valenza eterna.

Ma era anche un atleta e uno sportivo a tutto tondo. Per le scene più rischiose rifiutava puntualmente la controfigura e proprio a Venezia lo ricordano appeso ad un elicottero in volo per l’ennesimo ciak. Si lanciò per numerose edizioni sulla pista di Le Mans a bordo di vetture della sua scuderia. Poi un ictus lo mise al tappeto, ma non si arrese mai e chiedeva di essere accompagnato in teatro o allo stadio. Au revoir Jean Paul, ci hai fatto sognare.