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Sette milioni di euro in un colpo solo, tra pomeriggio e sera. Il botteghino di “Quo vado?”, l’ultimo strepitoso film realizzato dal barese Luca Medici intorno al personaggio di Checco Zalone, ha fatto segnalare l’unico “botto” sano e civile di questo inizio di anno. Se continuerà lungo la strada intrapresa, sarà destinato a diventare l’opera cinematografica più gettonata di ogni epoca superando l’attuale capo  classifica americano “Avatar”. Un film assolutamente raccomandato e raccomandabile. Anche soltanto per un motivo. E’ un lavoro sano intellettualmente ed eticamente, perciò anche parecchio istruttivo e comprensibile da un pubblico da zero a novanta. Se a questo pregio non indifferente si vogliono aggiungere altre perle come intelligenza, rispetto per lo spettatore, assenza totale di volgarità, amore per il prossimo e tanta ma tanta tenerezza allora non è affatto scandaloso permettersi il lusso di usare la perifrasi di “piccolo e prezioso capolavoro” in fase di recensione.

La “maschera” di Checco Zalone, inventata dal comico-avvocato pugliese, è ormai diventata un’icona al pari di quella che fu il personaggio del ragionier Fantozzi creato dalla geniale penna di Paolo Villaggio. Entrambi hanno provveduto, sotto le feste natalizie, a mostrarci i “film panettone” per ciò che realmente erano e sono: una fiera dell’imbecillità gratuita condita da volgarità assortite e da sceneggiature da torte in faccia che avrebbero scandalizzato persino gli  autori dell’avanspettacolo. Un grande merito unico. La differenza tra Zalone e Fantozzi sta, semmai, nella filosofia di vita che fa muovere i sue personaggi. Sfigato al limite del paradosso e sottomesso dai poteri forti del capolarato di ufficio, il primo. Decisamente fortunato e talvolta inconsapevole di esserlo proprio  in virtù di un candore e del senso di una lotta continua ma positiva da vincere ad ogni costo. Ecco che, per Checco, il successo è pressoché scontato.

Un solido fil rouge lega Medici a Villaggio. Entrambi sono grandi appassionati di calcio e dichiarati tifosi delle squadre delle loro rispettive città. Non toccate, per carità, la Sampdoria al comico genovese: soltanto lui ha il diritto di parlarne male. Così evitate di entrare nei dettagli di un Bari che fatica a uscire dalla laguna della Serie B se vi capita di dovervi confrontare calcisticamente con l’attore e regista pugliese: vi farebbe rispondere da suo fratello che è un tifoso delle curva ultra. Del resto Medici, pardon Zalone, ha già dato ai suoi colori scrivendo il vecchio inno “Cuore biancorosso” ai tempi in cui, viaggiando molto meno per lavoro, la domenica andava al San Nicola. Ora, anche in vista di una possibile promozione dei “galletti”, ha promesso di darsi da fare per stendere una seconda e edizione dell’opera. Ed essendo lui un fortunello, la cosa farà piacere ai tifosi baresi.

Su Zalone, comunque, dovrebbe fare un pensierino anche Antonio Conte. Lui, si sa, è di Lecce e quindi calcisticamente antagonista alla passione barese. Ma in certi casi, chissenefrega, meglio viaggiare uniti e compatti sotto la stessa bandiera pugliese. Nel 2006 la spedizione azzurra in Germania venne preceduta e poi accompagnata per tutto il tempo, fino a Berlino, dalla voce di Checco che cantava “Siamo una squadra fortissimi”. E il cielo divenne sempre più azzurro. Lippi, alla fine, ringraziò anche Zalone per quel sostegno dall’esterno. Conte, in Francia, potrebbe fare di più. Portare l’attore in panchina come accompagnatore portafortuna o, magari, al posto di Cassano semmai decidesse di avere a fianco un barese.