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Dopo la devastante eliminazione in Champions, nessuno della società bianconera ha parlato. Dopo la sconfitta con il Benevento invece sì. È andato Fabio Paratici ad analizzare una stagione che equilibrismi dialettici a parte, si sta rivelando essere fallimentare. Anche perché se fino a un paio di settimane fa la Juve era ancora in corsa su tutti i fronti, oggi è di fatto tagliata fuori una volta per tutte dallo scudetto dopo aver dovuto incassare la clamorosa eliminazione in Champions per mano del Porto. Certo, la Supercoppa. Certo, la finale di Coppa Italia. Ma a questo punto la Juve deve anche fare molta attenzione a non lasciarsi sfuggire almeno la qualificazione alla Champions. Cominciando nel frattempo a guardare avanti, a fare riflessioni che non possono più portare a scelte sbagliate. Sulla carta le decisioni chiave sono già state prese, ma vien da sé che da qui al termine della stagione tutto possa ancora essere stravolto.

OGGI – La situazione ad oggi è quella spiegata da Paratici: c'è un progetto, c'è una programmazione, si va avanti nonostante i risultati. Quindi fiducia ad Andrea Pirlo anche per la prossima stagione: anche se lo stesso tecnico in conferenza stampa per la prima volta ha lasciato trasparire un minimo di insicurezza (“A fine stagione tireremo le somme”). Quindi fiducia a Cristiano Ronaldo: anche se è CR7 a dover decidere se voler restare o cambiare aria, un confronto ancora non c'è stato e in Spagna non passa giorno senza che in casa Real non si getti benzina sul fuoco. E in tutto questo fiducia anche allo stesso Paratici, il cui contratto è in scadenza come quello di tutti gli uomini dell'area sportiva di cui è a capo: ma il dirigente sta effettivamente lavorando per la prossima stagione, i contatti con procuratori e addetti ai lavori sono quelli di chi è saldamente al timone e non di chi sta per salutare dopo undici anni.
DOMANI – Oggi è così. Ma mai come in questa fase non c'è certezza sul domani. Anche Max Allegri era stato confermato (da Andrea Agnelli) pubblicamente poche settimane prima di ricevere il benservito. Pure Maurizio Sarri si sentiva al sicuro, un anno fa come oggi si parlava di progetto che non sarebbe dipeso da una partita (quella col Lione). A riavvolgere per bene il nastro, anche Beppe Marotta venne mandato via pochi mesi dopo aver firmato un rinnovo triennale. E c'era sempre almeno uno scudetto in più da celebrare. Insomma, stavolta parole e spiegazioni sono arrivate. Tutto però può succedere. E, soprattutto, tutti sono sotto esame. Tutti.