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Se ne va e un po’ ci dispiace. Per carità: è accettabile, si tratta di professionisti, una sostituzione non significa taglio dello stipendio. Vivrà bene come nel passato. Ma Mazzarri ci mancherà. E non c’importa molto sapere se sono stati i giocatori che "non giocano da 3 partite" come afferma Comi (Direttore generale del Torino ), la dea bendata o un organico insufficiente. In fondo, il Toro l’anno scorso disputò un buon campionato, all’altezza della sua rosa, che altissima non pareva, allora come oggi. 

Sì, il tecnico d’area labronica ci mancherà, anche se - diciamo la verità  - Mazzarri ci mancava già da un po’ di tempo. Dal suo rientro in Italia, dopo l’esperienza in Premier, era cambiato qualcosa. Poche, pochissime, lamentele, niente più dichiarazioni affannate col ciuffo ancora umido, addio ai paragoni smargiassi. "A parità di rose, ho fatto molto più io di lui!" disse a Mourinho, da allenatore del Napoli. E poi, dopo una sconfitta, era sempre colpa di qualcuno (per carità, non è stato né il primo né l’ultimo) o qualcosa: l’erba rasata male, una "bischerata" fatta dagli avversari che si ritorce contro la sua squadra, la (classica) "giornata storta del direttore di gara". Urlava, gesticolava più del dovuto, spesso lo espellevano, ma il mago del 3-5-2 è stato lui, "altro che Conte" come dichiarò a margine d’uno dei tanti, concitati post-partita.
Lo straparlone d’un tempo (il suo "labronish" resterà indimenticabile), il Capitan Fracassa della Costa non aveva indossato del tutto gli abiti dell’understatement britannico, ma era diventato più compassato, complice una ribalta - dopo Inter e Napoli - con meno riflettori. S’era affidato anche a un consulente che lo aiutasse nella comunicazione e si occupasse, come si dice con brutta parola, della sua "immagine". Insomma, il Mazzarri ruspante, effervescente, strafalcionico era andato, via, via dileguandosi.

Legno, grinta e corsa sono i materiali delle sue squadre. Più pratica che tattica, più carattere che tecnica. Una ricetta non per palati fini, ma senz’altro (forse troppo) realistica. Le sue stagioni al Livorno e alla Reggina furono ottime. Il suo Napoli aveva un’impronta a tratti spettacolare. De Laurentiis lo "inseguì per due anni" e Walter lo ripagò. Atteso come uomo della provvidenza all’Inter del dopo Stramaccioni, durò un solo anno, lasciando soprattutto il ricordo di un maxi-ingaggio. Ma anche sul palcoscenico meneghino Capitan Fracassa tirava fendenti, parava colpi, non risparmiando sfide e affondi verbali. Ultimamente, è sembrato che anche la sua squadra attuale avesse, come lui, mutato pelle, cedendo la grinta a cadenze più compassate, smarrendo quasi la propria identità. Forse un po’ come è successo al Mazzarri fase due, che da ottimo artigiano non è riuscito a diventare artista, da guascone stratega. E, nel mezzo, si è un po’ perso