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Servizio a domicilio. Con un regalo di fine anno Figc e Coni hanno tracciato un'autostrada agli agenti domiciliati, la categoria degli intermediari che acquisiscono titolo abilitativo in un paese estero, ma che per operare in Italia hanno bisogno di appoggiarsi a un agente regolarmente abilitato e residente nel nostro paese. Devono domiciliarsi, appunto. Un meccanismo che in linea di principio dovrebbe essere messo a disposizione di agenti di nazionalità straniere. E invece, come dimostra la tabella costantemente aggiornata sul sito della Figc, viene sfruttato quasi esclusivamente da italiani. Che acquisiscono licenza all'estero senza sottoporsi alle rigidissime prove di abilitazione Coni e Figc. E che nonostante risiedano in Italia devono “domiciliarsi” presso un agente italiano. Praticamente devono trovare un collega-garçonniere. Meraviglioso.

È l'effetto delle novità regolamentari introdotte, prima dalla federcalcio di Gabriele Gravina e poi dal comitato olimpico nazionale di Giovanni Malagò, in materia di regolamento degli agenti sportivi. Ha aperto le danze la Figc, che il 4 dicembre 2020 ha pubblicato il nuovo regolamento sugli agenti sportivi dandogli una struttura più simile a quella del regolamento Coni (https://www.figc.it/media/129092/regolamento-figc-agenti-sportivi-2020.pdf). E ha dato seguito pochi giorni dopo lo stesso Coni, sferrando una botta di deregulation che ha aperto agli agenti italiani con licenza estera e in cerca di un pied-à-terre nel nostro paese. Ma vediamo di cosa si tratta.

EQUIPOLLENZE - Bene partire dalle definizioni che designano gli agenti non italiani o non in possesso di un titolo abilitativo acquisito in Italia. Essi sono divisi in due categorie, indicate nell'articolo 2 del regolamento Figc: agenti stabiliti e agenti domiciliati. Gli agenti stabiliti sono soggetti che hanno conseguito un titolo rilasciato da altra federazione di un paese dell'Unione Europea, con la particolarità che il loro titolo è rilasciato dopo aver sostenuto “prove equipollenti” a quelle da superare per ottenere il titolo Figc. E a questo punto va specificato un dettaglio fondamentale: secondo la tabella stilata dal Coni a agosto 2020, dei 26 paesi che fanno parte dell'Ue assieme all'Italia soltanto la Francia rilascia titoli considerati equipollenti dal nostro comitato olimpico (https://www.coni.it/images/Professioni_Sportive/Delibera-GN-5-agosto-2020-Agenti-sportivi.pdf). Per quanto riguarda gli agenti domiciliati, si tratta di soggetti che hanno conseguito il titolo abilitativo in qualsiasi paese dell'Ue ma senza sostenere prove equipollenti a quelle italiane (dunque tutti i paesi dell'Unione esclusa la Francia), o in paesi esterni all'Ue (cioè anche il Regno Unito).

Di questa figura di agenti si occupa l'articolo 22 del regolamento, intitolato “Istituto della domiciliazione”. Il dettato della norma afferma in primis che essa si riferisce agli “agenti stabiliti” (ossia gli intermediari che hanno acquisito licenza all'estero ma devono registrarsi in Italia per potere operare anche nel nostro paese) privi di titolo abilitativo prima che entrasse in vigore il Regolamento Coni sugli agenti sportivi. Altra categoria cui la norma si rivolge è composta da soggetti che hanno acquisito titolo abilitativo in un paese dell'Unione Europea diverso dall'Italia. E infine troviamo i soggetti che sono abilitati in uno stato esterno all'Unione Europea.



Per i soggetti che rientrino in queste categorie è possibile operare come agenti in Italia. Anche da italiani ma domiciliati presso un altro agente italiano regolarmente registrato nel nostro paese. Rispetto a questo dato, cosa di inedito riporta il regolamento Figc del 4 dicembre 2020? Per cogliere il punto bisogna dare un'occhiata al regolamento del Coni sugli agenti sportivi.

C'ERA UNA VOLTA UN LUSTRO -  Il regolamento messo a punto dal Coni e più volte rimaneggiato riportava, fino alla versione licenziata il 14 maggio 2020, una formulazione dell'articolo 23 (intitolato “Norme transitorie”) comma 3 riservata agli agenti domiciliati. Tale formulazione recitava: “La domiciliazione, alla quale può fare ricorso esclusivamente il domiciliante che sia residente da prima del 1° gennaio 2018 o da almeno 5 anni nel Paese presso il cui elenco federale è registrato, deve essere effettuata, per ogni singola operazione, presso un agente in possesso di titolo abilitativo a carattere permanente e regolarmente iscritto al Registro nazionale”.

Dunque venivano posti dei vincoli temporali molto rigidi per vedersi riconoscere lo status di agente domiciliato: non bastava prendere il titolo abilitativo in un paese estero, ma bisognava anche risiedervi da un congruo lasso di tempo che poteva essere lungo un lustro. Questa previsione non è inserita nell'articolo 22 del nuovo regolamento Figc. E dunque, come risolvere il contrasto fra la norma del Coni e
quella di una federazione sottoposta allo stesso comitato olimpico?


IL CONI SI ADEGUA AL RIBASSO -  Si sarà notato che parlando dell'articolo 23 del regolamento Coni abbiamo usato una declinazione al passato. Perché dopo la pubblicazione del nuovo regolamento Figc è successo che il comitato olimpico, anziché richiamare all'ordine la federcalcio, ha scelto di rivedere al ribasso il proprio regolamento. L'istituzione presieduta dal prode Giovanni Malagò ha anche operato in fretta e furia pur di consentire alla Figc di sdoganare gli agenti domiciliati. Infatti la sbianchettata all'articolo 23 del regolamento (cui è stato pure cambiato il titolo in “Norme transitorie e istituto della domiciliazione”) è stata apportata il 15 dicembre, soltanto undici giorni dopo la pubblicazione del regolamento Figc, e è stata pubblicata sul sito ufficiale del Coni il 12 gennaio. La nuova formulazione dell'articolo sulla domiciliazione è la seguente: “La domiciliazione (...) deve essere effettuata presso un agente in possesso di titolo abilitativo a carattere permanente e regolarmente iscritto al Registro nazionale (...)”. Nessun requisito richiesto in materia di durata della residenza all'estero: al domiciliato basta rimanere, nel paese la cui federazione gli concede la licenza, giusto il tempo che serve per acquisirla.



Di fatto è un ritorno alla deregulation, appena temperata dal fatto che i domiciliati debbano garantire “misure compensative”, che consisterebbero nella scelta fra una prova attitudinale composta da esame scritto e orale o un tirocinio della durata di 3 anni. Nulla a che vedere con le durezze dell'esame Coni-Figc di cui Calciomercato.com ha riferito quasi due anni fa (https://www.calciomercato.com/news/otto-su-ottocento-l-incredibile-severita-dell-esame-coni-figc-pe-80825). E a questo punto c'è da chiedersi: in quanti vorranno sottoporsi (o tornare a farlo) al durissimo esame, se basterà prendere un titolo all'estero e poi farsi prestare la cassetta della posta da un agente regolarmente registrato in Italia per poter lavorare?


ASSALTO GIA' PARTITO - Al di là delle ipotesi è già possibile registrare i fatti. E i fatti dicono che, dall'inizio dell'anno solare e al 15 gennaio 2021 (ultimo aggiornamento), sono stati già registrati 15 agenti domiciliati. Si procede dunque al ritmo di un nuovo agente domiciliato al giorno, con incremento continuo come testimoniano le tabelle aggiornate nelle date 11 e 15 gennaio.






Soprattutto, c'è che dei 15 agenti domiciliati ben 11 (ma forse anche 12, rimane il dubbio su Giacomo Tommaso Crnj)) sono italiani. Fra questi troviamo un campione del mondo 2006 come Cristian Zaccardo, ex calciatori come Luca Antonini (che ricorderete con le maglie di Milan e Genoa) e Emanuele Chiaretti, e l'ex addetto stampa e poi ds juventino Alessio Secco. L'ondata è appena cominciata. E se tanto ci dà tanto, non sarà certo il Covid a far andare deserte le future prove d'esame presso Coni e Figc.

@pippoevai