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Se a causa del coronavirus il campionato della Roma dovesse finire così, a meno tre punti dall’Atalanta quarta, non si potrebbe certo considerare una stagione negativa la prima di Fonseca. L’allenatore portoghese intanto è sopravvissuto. Di più: ha mostrato le sue idee originali e posto le basi per un progetto a lungo termine. Ma la vera Roma di Fonseca, se si vedrà (e io credo proprio di sì), si vedrà soltanto l’anno prossimo. A meno che il campionato non riprenda. Sembra un assurdo. Invece dovesse ripartire la Serie A, avremmo già modo di apprezzare una sorta di upgrade, l’inserimento graduale di una pedina sostanzialmente “nuova” nello scacchiere giallorosso. Un giocatore che è insieme una scommessa e un profilo chiave per il gioco di Fonseca.

Parlando di quel che è mancato alla Roma quest’anno, potremmo invero sbizzarrirci ruolo per ruolo, a partire ovviamente dal reparto d’attacco, che è sempre il più appariscente. Oppure dire che manca un terzino destro, che Florenzi non c’è più e Peres non basta. Preferisco però portare l’attenzione su un giocatore che non abbiamo fatto in tempo a conoscere, se non per tre misere presenze in campionato, di cui una soltanto, l’ultima, da titolare. È esagerato affermare che a questa Roma è mancato il ventiduenne Gonzalo Villar, il centrocampista arrivato a fine gennaio dall’Elche? Forse un po’ sì. Tuttavia, vorrei spiegarmi meglio.  
 
UN’ARMA IN PIÙ O UN TITOLARE? – Certamente Villar è un profilo diversissimo nella batteria di interni della Roma. Non è un doppione di Cristante, non lo è di Diawara e nemmeno di Veretout. E questo basta a definirlo quantomeno un’arma in più. Ma da qui ad additarlo come un potenziale titolare in un futuro più o meno prossimo, ce ne passa, ovviamente. Eppure qualcosa mi spinge a farlo, a sbilanciarmi. Cosa, dunque? La partita di Cagliari. Quei 90 minuti giocati su uno dei campi più difficili della Serie A, contro una squadra forte, fisica e vogliosa di ritrovare i tre punti buttandosi alle spalle la crisi. Una prestazione sopra le righe da parte del ragazzo di Murcia? Da 6,5 massimo, non è quello. È che durante la partita è cresciuto, pallone dopo pallone, mostrando personalità, tocco e intelligenza tattico-tecnica. Stupisce come sappia alternare giocate rapide di prima a conduzioni spacca-linee di raffinata scelta. Da qualche parte ho letto che si ispira a De Jong del Barcellona. In qualche modo si vede.

Cosa aggiunge allora rispetto a un Veretout o a un Diawara? Considero la coppia Veretout-Diawara la più titolare fra le tante viste in stagione. Detto ciò, il gioco della Roma con questi due mediani, benché solido, risulta a tratti fin troppo squadrato e regolare. Il giovane spagnolo porta una gestione del pallone più varia e più fluida, più continua, meno spezzata, tutte caratteristiche che si sposano a meraviglia col gioco di Fonseca. In sostanza vede trame più fini. Sa ricamare in costruzione. È questo che dà la vera continuità nel palleggio, che è poi quel che serve al tecnico portoghese. Per ora dobbiamo accontentarci di un esempio.  



Il Cagliari ha appena accorciato le distanze al 75’, siamo sul 2-3. La Roma deve battere una rimessa laterale e Kolarov attende il movimento dei compagni col pallone tra le mani. Cristante, l’altro interno della Roma, esegue un contromovimento e libera uno spazietto angusto per il compagno di reparto Villar. Ci vuole coraggio a mostrarsi e ricevere dentro questa gabbia, costituita da avversari esplosivi come il Ninja, Simeone e João Pedro… È un trappolone per ingenui.



Ma Villar è molto sicuro di sé, non ha di queste paure. Vuol sempre la palla, è un centrocampista spagnolo che non teme morse o strettoie. Gioca per attrarre pressione. Si fida del suo primo controllo.


Non avendo una struttura importante (tipo Veretout), protegge palla con la tecnica e con l’agilità, sterzando spesso (mossa abbastanza caratteristica) con l’esterno destro del piede, così da mandare a vuoto gli avversari. Un giocatore medio, al suo esordio da titolare e in questo preciso momento della gara, qui l’avrebbe restituita a Kolarov di prima.



Invece lui si gira e attrae G. Pereiro. Riesce a fare tre tocchi in un fazzoletto senza allungarsela. E manda a vuoto anche l’uruguaiano. Ma continua? Vuole saltare anche il Ninja?



No, non esagera, ma nemmeno gioca dietro. Estrae il fioretto e punge per Mkhitaryan, il quale, da gran giocatore qual è, cerca di prima e nello stretto il terzo uomo (Cristante), lasciato libero dall’uscita di G. Pereiro. Sono le micro-trame non codificate che mancavano in fase di costruzione alla Roma di Fonseca. Questo dovrebbe aggiungere Villar.