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Nonostante i goffi tentativi di Vlahovic (tre gol sbagliati) e Allegri (tre cambi sbagliati) di pareggiare una partita già vinta e, quindi, di salutare anzitempo la Champions League, la Juve è riuscita a piegare il Maccabi Haifa (3-1) e a conquistare i primi tre punti nel girone di qualificazione della massima competizione continentale. Niente di trascendentale se non fosse per la doppietta di Rabiot e per i tre assist che Di Maria, dall’alto della sua classe immensa, ha fornito ai due marcatori (oltre al francese, gol di Vlahovic,per l’occasione impossibile da fallire).

In questo e in molto altro, per esempio nella modestia di schemi e soluzioni, è stata una partita deltutto “allegriana”, ovvero risolta dai guizzi di un singolo suggeritore (Di Maria per l’appunto) e punteggiata di errori e omissioni, in un finale nel quale gli israeliani hanno colpito due pali (il subentrante Atzili) e chiamato Szczesny (sempre Atzili) ad una parata decisiva. Il portiere bianconero, comunque, il suo abbaglio l’aveva preso al 76’ quando è uscito sconsideratamente dalla porta per affrontare Din David quasi a ridosso della metacampo. Cosa ci facesse lì, con l’avversario ancora contrastabile da Bremer, è un mistero non ancora svelato e
forse nemmeno svelabile. Suoi complici i quattro difensori della Juventus che, su palla scoperta (lancio di Chery), erano avanzati senza però mettere in fuorigioco l’avversario.


Fatto sta che una partita che sarebbe dovuta essere chiusa nel primo tempo o, al massimo, intorno alla mezz’ora, è stata riaperta dal Maccabi che per cinque minuti ha pure creduto nel più inverosimile dei pareggi. Atzili, subentraro a Tchibota, ha mandato una punizione sull’esterno della rete con Szczesny proteso in un tuffo disperato (è finito in fondo al sacco). Poi (85’), da angolo, Rabiot ha corretto di testa e ha fatto 3-1. Tuttavia, per sottolineare la superficialità di Allegri che ha inserito (66’) Locatelli per Kostic, Bonucci per Cuadrado (con Danilo a destra) e poco dopo (72’) il laconico Kean (non tiene una palla che sia una) per il dissipatore Vlahovic, il Maccabi, anche dopo il 3-1, ha colpito un altro palo e costretto Szczesny ad una grande parata.
La domanda, dunque, è perché Allegri, quando mancavano 24 minuti alla fine, ha mandato alla squadra il segnale che la vittoria era raggiunta e che era importante preservarsi per il Milan? Evidentemente perché, sbagliando, crede di avere una squadra matura nel gestire piccoli e grandi vantaggi, come era successo con il Bologna. Ma o lui ha fatto male i calcoli (io la penso così) o ha
giocatori così poco maturi da avere affrontato - quasi tutti - l’ultimo spezzone di partita come se fosse poco più di un allenamento.
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Ecco, se Allegri, alla fine avesse riconosciuto che il primo a peccare era stato lui, allora sarebbe stato comprensibile rimbrottare, come ha fatto, Vlahovic. Il serbo non ha scusanti. Primo, perché gli sono stati serviti quattro assist meravigliosi e ha fatto un solo gol. Secondo, perché le occasioni mancate sono clamorose. La differenza con Haaland, con il quale vorrebbe competere, forse non è neppure abissale. La differenza è che il norvegese segna due gol in mezz’ora, mentre lui ne sbaglia tre in 72 minuti. Vlahovic deve cambiare ed essere più spietato sottoporta, altrimenti non vale settanta milioni e la Juve avrebbe sbagliato a prenderlo. Anche perché tutto si può dire tranne che i compagni non lo servano o lui non conosca loro. Da gennaio ad oggi sono passati dieci mesi.

La vittoria, ovviamente, è legittima. Come è stata logica la squadra schierata da Allegri (4-3-3) con il solo De Sciglio pesce fuor d’acqua a sinistra (sostituito da Alex Sandro all’intervallo per un risentimento). In mezzo Danilo e Bremer, a destra Cuadrado. McKennie, Paredes e Rabiot i tre di centrocampo. Di Maria, Vlahovic e Kostic davanti.
Avesse segnato prima, probabilmente la Juve non avrebbe sofferto, quel po’ che ha sofferto, neppure nel finale, anche perché il Maccabi, schierato con un 3-5-2, si è visto solo attraverso qualche punizione e tiri da fuori. Di Maria, nonostante una partenza cervellotica (succede quando i calciatori, anche bravissimi, pensano di vincere le partite da soli) c’è sempre stato. Più che da esterno, è stato prezioso dietro Vlahovic per innescarlo con continuità. Regale il primo assist a Rabiot.
Ma onestà impone di dire che il francese ha brillato anche per proprio conto. E’ certamente tardi per far cambiare idea alla dirigenza (Allegri vorrebbe tenerlo), ma oggi è in forma e comincia a farsi sentire.

Quanto all’eventuale qualificazione, meglio, secondo me, sarebbe stato se il Paris Saint Germain avesse vinto in Portogallo e si fosse staccato ipotecando il primo posto. Così, invece, tiene più che mai in corsa il Benfica. La Juve, però, non deve distrarsi. Vinca, se ne è capace, la settimana prossima in Israele e poi pensi di andare a conquistare Lisbona. Dura, durissima, quasi impossibile. Ma non c’è altra strada .
 
 
 
 
 
 
 
  Juventus-Maccabi Haifa 3-1

Marcatori:
pt 35' Rabiot (J); st 5' Vlahovic (J), 30' David (M), 38' Rabiot (J)
Assist: pt 35' Di Maria (J); st 5' Di Maria (J), 30' Chery (M), 38' Di Maria (J).
Juventus (4-3-3): Szczesny; Cuadrado (21' st Bonucci), Bremer, Danilo, De Sciglio (1' st Alex Sandro); McKennie, Paredes (40' st Miretti), Rabiot; Di Maria, Vlahovic (27' st Kean), Kostic (21' st Locatelli). A disp. Perin, Pinsoglio, Milik, Gatti, Rugani, Soulé, Fagioli. All. Allegri.
Maccabi Haifa (5-2-1-2): Cohen; Sundgren, Seck, Batubinsika, Goldberg, Cornud (15' st Haziza); Mohamed (39' st Rukavytsya), Abu Fani (27' st David); Chery; Pierrot (27' st Lavi), Tchibota (15' st Atzili). A disp. Fucs, Mashpati, Menachem, Arad, Levi, Eliyahu, Gershon. All. Bakhar.
Arbitro: Scharer (Svi).
Var: Fritz (Ger).
Avar: San (Svi).
Ammoniti: st 12' Tchibota (M), 35' Alex Sandro (J).