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Non bello da vedere ma estremamente efficace. E' Mario Jardel, il bomber brasiliano con il male di vivere approdato in Italia dopo aver battuto tutti i record in Portogallo. La bellezza di 125 reti in 130 partite in quattro anni al Porto, 22 gol in 24 partite nella parentesi turca al Galatasaray, poi il ritorno in pompa magna in Portogallo, questa volta allo Sporting Lisbona, dove vince classifica marcatori e Scarpa d'oro.

 

Nel 2002 però inizia il lento inesorabile declino. Nella sua ultima stagione allo Sporting l'attaccante precipita in un baratro. L'esclusione ai Mondiali di Corea e Giappone e l'abbandono della moglie lo travolgono, e Jardel cade in un profondo stato di depressione. Nel 2004 tenta senza fortuna l'avventura inglese al Bolton.

 

Nel 2005 approda in Italia, all'Ancona, ma ormai Jardel è il fantasma di se stesso. La sua presentazione ha del tragicomico. Era un Perugia-Ancona e Mario imbolsito e frastornato corre sorridendo con la sciarpa della sua neo-squadra. Peccato che nell'entusiasmo sbagli curva e si diriga verso quella occupata dai tifosi umbri che dagli spalti gli gridano e gli tirano di tutto. I dirigenti dell'Ancona corrono in suo soccorso e lo portano sotto la curva giusta.

 

L'esordio è ancora più infelice. Contro il Milan la sua prestazione è imbarazzante. Va via Sonetti, arriva Galeone ma il risultato non cambia. Il tecnico spera di rimetterlo in forma prima di buttarlo in campo, lui gioca poco e male e si intristisce nuovamente anche perché contemporaneamente la moglie, ex modella brasiliana con cui nel frattempo si è riappacificato, fa di nuovo i bagagli, lo pianta e ritorna a casa sua, a Forteleza, insieme ai figli.

 

Dopo appena tre presenze la società marchigiana si stanca, rescinde il contratto e lo rispedisce al Bolton. Da qui comincia un lungo peregrinare tra Argentina, Spagna, Cipro, Brasile, Australia.

 

Nel 2008 la confessione: Jardel alla tv brasiliana rivela di essere un cocainomane e di aver intrapreso un percorso di recupero.

 

Il calcio però non l'ha mai abbandonato. Lo scorso dicembre Jardel, dopo una breve esperienza in Bulgaria, ha detto sì al Rio Negro, club che milita nel campionato dell'Amazzonia. Di ieri la notizia della rottura. L'ex Ancona, a cui era stato assicurato uno stipendio, una casa e un'automobile per andare agli allenamenti, non ha mai ricevuto quello che gli era stato promesso. “Le promesse non sono state mantenute. Io non lavoro gratis – ha spiegato il brasiliano -. Sono un professionista ed ho un nome da difendere. Vivevo in una stanza d'albergo e nessuno veniva a prendermi per portarmi agli allenamenti”.
Da oggi per il 38enne attaccante triste e giramondo inizierà l'ennesima ricerca di un nuovo club disposto ad ingaggiarlo in nome del bomber fu.