Nel ricordarlo a qualche juventino scenderà una lacrimuccia perchè Paulo Sousa ha contribuito a far grande la Juve dell'era Lippi, quella che nel '96 alzò al cielo la Champions League. Il portoghese è stato il primo colpo in assoluto del nuovo corso bianconero.

Mamma sarta, papà meccanico, Paulo è nato quaranta anni fa a Viseu nel centro del Portogallo. La sua vita, fatta di libri e sport, svolta improvvisamente quando 17enne viene notato dal Benfica. Dopo quattro anni al Benfica e uno allo Sporting arriva la Juventus. Ma non manca il giallo. Quando la Juve ufficializza l'acquisto, il presidente della Roma Franco Sensi accusa Luciano Moggi, allora consigliere giallorosso di mercato, di aver agevolato la Juve nel prendere il portoghese che la Roma stava trattando già da mesi. Big Luciano si difende accusando la Roma di aver temporeggiato troppo, si dimette e si trasferisce a Torino.

Siamo nel 1994 e il portoghese diventa l'anima del centrocampo di una Juve trainata in avanti da Vialli, Ravanelli e dall'allora baby Del Piero. Grande visione di gioco, Sousa è un interditore con degli ottimi piedi, detta il tempo della manovra, lancia i compagni con passaggi millimetrici. Due anni ad alto livello (soprattutto il primo) in cui la Juve mette in bacheca uno scudetto (il primo degli anni Novanta dopo ben nove di astinenza), una Coppa Italia, una Supercoppa italiana e soprattutto una Champions League.
Due momenti da ricordare: il gol al Parma, diretta inseguitrice per lo scudetto, l'8 gennaio 1995 e la splendida rete rifilata l'anno dopo in semifinale di Champions al Nantes. L'avventura in bianconero dura appena due anni: la nuova filosofia societaria del 'tutti sono utili e nessun indispensabile' non risparmia nessuno. Nell'estate del '96 Sousa passa al Borussia Dortmund, dove in una partita giocata si guadagna il 10 in pagella dai quotidiani tedeschi. A Torino lo sostituisce un certo Zinedine Zidane. Poi arrivano l'Inter, il Parma, il Panathinaikos e l'Espanyol ma i picchi toccati a Torino restano solo un ricordo.

Lascia il calcio ad appena trentadue anni con un po' di amarezza. "Appendo le scarpe al chiodo disilluso, addolorato e stanco per tutto quello che si è detto su di me negli ultimi tempi - dice nel 2002 -.

Sono dispiaciuto soprattutto perché non ho potuto rendermi utile alla Nazionale nelle due ultime competizioni internazionali, gli Europei e il Mondiale". A ciò si aggiunge la difficoltà di trovare una sistemazione dopo la breve esperienza all'Espanyol. Un campione ingiustamente maltrattato dal calcio.

Dal campo alla panchina il passo è breve. Sousa è stato vice ct del Portogallo per cinque anni per poi passare alla guida del QPR. Un'avventura finita male: Flavio Briatore lo manda via accusandolo di aver divulgato informazioni confidenziali e riservate. Per la stagione 2009/2010 è sulla panchina dello Swansea. Nell'estate 2010 passa al Leicester. Lo scorso ottobre l'esonero a causa degli scarsi risultati ottenuti.

Dal passato al presente. Oggi forse la Juve ha ritrovato il suo metronomo in mezzo al campo. In molti vedono in Alberto Aquilani il nuovo Paulo Sousa. L'ex romanista ringrazia. "Il paragone per me è motivo di orgoglio, è stato un grande giocatore".

Un accostamento che fa ben sperare. L'arrivo del portoghese sedici anni fa inaugurò una lunga stagione di successi. Che anche Aquilani porti così bene? I tifosi juventini sono autorizzati a fare i debiti scongiuri.