113
Tre punti, quattro gol, un’altra vittoria fuori casa dopo il fantastico successo in Champions League. “Siamo qui”, ribadiscono quelli del Napoli all’Inter che vola e alla Juve che volicchia. Non s’adagia, il Napoli dopo aver messo sotto il Liverpool. Tutt’altro. Doma il pallone e pure il Lecce concedendo all’avversario solo l’illusione d’una impossibile rimonta. E la sua, come racconta pure il risultato,  è una vittoria senza macchia, in questa sfida tra un rivoluzionario ed un conservatore. Tra Ancelotti che ne cambia sei rispetto alla partita con la Samp e otto addirittura rispetto alla magica notte della Champions, mentre Liverani dà fiducia alla formazione vittoriosa contro il Toro. Tutti in campo, infatti, tranne uno: Babacar, il quale anche per motivi tattici lascia il posto a Mancosu. Koulibaly, Fabian e Insigne, invece, i sopravvissuti della notte di goduria con il Liverpool. Nessun dubbio, don Aurelio amante del turn-over sarà stato il più felice, eppure la scelta dell’allenatore azzurro ha il sapore del rischio, oltre che quello del coraggio. O magari, chi lo sa, soltanto della fiducia piena anche  nelle seconde linee.


Certo, Liverani l’aveva anche studiata, la partita. Due esterni (Falco e Farias) alti e larghi per favorire le incursioni di Mancosu o Tabanelli, ma non aveva fatto i conti - nonostante i troppi errori nei passaggi - con la qualità differente degli azzurri, sul loro palleggio più educato e, soprattutto, sulla spietata confidenza dei suoi avanti con il gol. Attacco, già. Inedito quello di Ancelotti. Llorente prima punta e il resuscitato Milik a girargli attorno come fa con Lewandowski in Nazionale. Mentre la difesa è come sempre alta e in mezzo al campo c’è parecchia quantità, oltre che qualità. Anche se, ad essere onesti, qualcuno fa fatica. Zielinski, ad esempio, il quale chiamato a giocare ora sulla fascia di sinistra ora da metodista addirittura, ha difficoltà, partecipa poco e quando ha palla riesce anche a sbagliare. Ma così è: la teoria di don Carlo è che se sai far calcio lo sai fare ovunque. E che non è il ruolo che fa il calciatore,  ma il contrario. La cosa si nota, ma neppure tanto perché quando il Napoli cresce e prende in mano la partita - più o meno dopo una ventina di inutili minuti - il giudizio diventa complessivo e complessivamente per il Lecce non ce ne sta più.  Infatti dopo un destro di Farias e un sinistro di Mancosu entrambi fuori, Insigne prende il comando delle operazioni e il Napoli se ne avvantaggia immediatamente. E passa (28’), quando Llorente, fantastico spazzino dell’area di rigore, s’avventa su un’altra palla sporca  (dopo quello con il Liverpool) e battezza Gabriel che non può nulla. Napoli su. 


Ma non può bastare per ritenere chiusa la partita. E, infatti, mentre il Lecce - che pure è squadra di qualche qualità -  non riesce più ad organizzare  giocate pericolose per Ospina, il Napoli continua a fare quello che gli pare. Ed è così che trova pure il secondo gol, figlio d’un braccio di Tachtsidis più sulle nove e un quarto che le sette e venti su un colpo di testa, vicino vicino, di Llorente. Forse è un’ingiustizia, ma il nuovo regolamento - nel quale, come nel Codice di Napoleone, mancano soltanto le pene corporali per chi si macchia d’una colpa - con il conforto del Var dice che è rigore. Ma Insigne ci va moscio e svogliato  sul pallone e Gabriel para. Però, si stacca dalla linea bianca troppo presto e il Codice di Napoleone dice che è tutto da rifare.  Rigore bis e stavolta (38’) Insigne non fa errori. Due a zero e tanti saluti. Lecce a guardare. Lecce troppo stranito davanti a un Napoli che non gli lascia niente. Sì, Liverani mette in campo Petriccione per Tachtsidis sperando in chissà cosa, ma non ci ricava proprio niente. Anzi, la sua voglia di rifarsi, lo porta anche a concedere spazio alla squadra azzurra. Pericolosamente. Tant’è che (52’) becca un contropiede che Fabian, dal limite, esalta con un sinistro di tale potenza e precisione da meritare il gol. E sono tre.


Scritta la parola fine alla partita? Sarebbe così se Ospina (58’) dopo una gran parata - la prima - su tiro di Falco non si lanciasse in una inutile e scriteriata caccia al pallone con atterraggio finale su Farias. Rigore. Tira Mancosu e segna e stavolta, nonostante l’invasione generale dell’area di rigore, va bene così. Non si ripete. 

Ecco come si fa a mettere in discussione  una partita vinta. Il Lecce, infatti, ritrova la corsa, la voglia, il coraggio che prima non aveva e il Napoli, non è più quello di prima: ripiega, non palleggia, subisce e rischia. Non molto, in verità, ma rischia pure. Ci crede anche Liverani e allora fuori Falco e dentro Lapadula. Ma corre ai ripari anche Ancelotti che “libera” Lozano per Milik, poi Callejon per Elmas e alla fine anche Llorente per Luperto, ma giusto per far fare passerella allo spagnolo gran protagonista con due gol e un assist. 

Il Napoli sembra ora più ragionatore, più sicuro e anche se l’impeto del Lecce trasforma la partita in una onestissima battaglia, ci ripensa Llorente a chiudere il conto. Un’altra palla sporca, una respinta di Gabriel, e gol facile facile per la sua prima doppietta in maglia azzurra. Vedrete, è un “ragazzo”, questo, del quale si sentirà parlare pure a Napoli! 



IL TABELLINO 

Lecce-Napoli 1-4 (primo tempo 0-2 ) 

Marcatori: 28' p.t. e 37' s.t. Llorente (N), 39' p.t. Insigne (N), 7' s.t. F. Ruiz (N), 16' Mancosu rig. (L).

Lecce (4-3-1-2): Gabriel; Rispoli (25' s.t. Benzar), Lucioni, Rossettini, Calderoni; Tabanelli, Tachtsidis (1' s.t. Petriccione), Majer; Mancosu; Falco (20' s.t. Lapadula), Farias. All. Liverani

Napoli (4-4-2): Ospina; Malcuit, Maksimovic, Koulibaly, Ghoulam; F. Ruiz, Zielinski, Elmas (29' Callejon), Insigne; Llorente (41' s.t. Luperto), Milik (27' s.t. Lozano). All. Ancelotti

Arbitro: Piccinini di Forlì

Ammoniti: 21' p.t. Ghoulam (N), 37' p.t. Tachtsidis (L), 38' p.t. Gabriel (L), 46' p.t. Elmas (N), 3' s.t. Tabanelli (L), 8' s.t. F. Ruiz (N)