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Non solo le dichiarazioni sul suo futuro prossimo, con la confessione sul desiderio di chiudere la propria carriera in Serie A, in una società che aspira a tornare grande e assecondando i voleri della sua famiglia. Nell'intervista concessa un mese fa a GQ da Zlatan Ibrahimovic c'è spazio per molto altro, in primis per i suoi ricordi italiani.

Ecco i passi più importanti, ripresi da milannews.it: "Vivere e giocare in Italia mi ha fatto diventare quello che sono oggi. Ero un attaccante anche prima, ma non così bravo. Capello mi ha insegnato tanto. Mi diceva: “Tu lavori per fare i gol. E devi aiutare la squadra a fare i gol. Le altre cose non contano, mi serve solo che segni”. E mi spingeva. Tutti i giorni, dopo l’allenamento, mi metteva davanti alla porta con 5 o 6 difensori e per un’ora si andava avanti a cross e testate. E poi sono diventato quello che sono, e dalla Juventus sono andato all’Inter dove ho avuto una grande responsabilità, perché volevano vincere e avevano bisogno del mio aiuto. Ho giocato con grandi compagni che mi hanno aiutato a farlo. La squadra era fortissima".

Sul suo addio al Milan: "La vecchia società era grande. Galliani per me era bravissimo, un dirigente fantastico. Faceva tutto per la squadra, però aveva anche molta disciplina. Quando non gli piaceva qualcosa lo diceva in faccia a tutti e quando andava tutto bene ti dava credito. Dopo due anni gli ho detto: “Galliani, non voglio andare via, sto bene al Milan”. Finché, ero al mare, sul cellulare ho visto cinque chiamate perse di fila in 30 secondi, e lì capisci che qualcosa non va. Chiamo Mino Raiola e mi comunicano che mi spedivano al PSG".

Ibrahimovic ne ha pure per l'asso della Juventus Cristiano Ronaldo: "In Italia ritroverò il vero Ronaldo? Macché, quello è solo il brasiliano".

Sull'esperienza in MLS: "Ci sono arrivato in un momento di cambiamento personale. Mi ero fatto male con il Manchester United di Mourinho, avrei potuto giocare ancora con loro, ma mi serviva più tempo per essere al top. Quando è arrivata la possibilità di andare negli States mi sono detto che forse avevo bisogno di un fresh start. Non volevo deludere il mister. Nella prima partita, bam! Gol storico e vincente nel derby 3-2 con i LAFC dell’odiato Carlos Vela. Zlatan leggenda da subito. Dopo due anni ho detto basta. È stato un bel periodo, 53 reti in 58 partite. Ma è tempo di tornare in Europa".

Infine, Ibra svela un curioso retroscena su Marco Materazzi: "Ero alla Juve e giocavo contro l’Inter. Materazzi mi fa un’entrata assassina e mi fa male. Come calciatore era cattivo. Ci sta, ma ci sono due modi per giocare da cattivo, uno è per farti male. Anche Maldini, per dire, giocava da cattivo, ma con un altro obiettivo. Quindi, era Juve-Inter 2006, dopo il fallo vado fuori un attimo per curarmi e Capello mi fa: “Ti cambio”. E io dico: “No, entro”. Volevo tornare in campo solo per ripagare Matrix, perché se uno mi fa una cosa così non mi passa più dalla mente. Ma dopo due minuti ho troppo dolore, non riesco a giocare. Poi vado all’Inter, al Barcellona, al MilanNella prima partita, il derby 2010-11, sono tutti contro di me. Va bene, questo mi carica. Però se non hai il controllo non va bene, perché perdi la testa e fai qualcosa di stupido. Arrivo al rigore, e chi mi ha fatto fallo? Materazzi. Doppio rigore, 1-0 Milan. Nel secondo tempo Matrix mi carica e gli faccio una mossa di taekwondo. L’ho mandato in ospedale. Stankovic mi dice: “Perché lo hai fatto, Ibra?” E io gli rispondo: “Ho aspettato questo momento per quattro anni. Ecco perché”. E me ne sono andato".