Eppure credo che qualcuno fra i laziali abbia tirato nello spogliatoio un sospiro di sollievo: beh, questa tortura dell'Europa League è finita, adesso possiamo pensare con più calma al Milan e alla Roma. La Lazio non aveva gli strumenti per affrontare tre competizioni e in queste condizioni - rosa risicata, ancor più con la catena di infortuni - uscire da una delle tre nel mese di febbraio è già un miracolo. Nella partita di ritorno il Siviglia ha confermato valori più alti, anche se l'arbitro inglese Antony Taylor ha maltrattato la squadra di Inzaghi, prima negando un vistoso fallaccio di Mercado su Lulic davanti alla porta (rigore solare sullo 0-0), poi sbandierando il cartellino rosso diretto sul muso di Marusic per un'entrata brusca ma non cattiva su Roque Mesa. Mancavano venti minuti alla fine, la Lazio stava imprigionando gli spagnoli nella loro metà campo col vantaggio di un uomo.

Già, perché Vasquez, il bravissimo ex compagno di Dybala nel Palermo, si era fatto cacciare un po' scioccamente dieci minuti prima, inseguendo, strattonando e poi abbattendo Romulo sulla linea laterale. Già ammonito e quindi doppiamente colpevole. Il Siviglia si era contrato, appariva impaurito e fragile. Un minuto dopo Correa e Romulo si ostacolavano davanti a Vaclic consentendo la respinta a Kjaer, sette minuti dopo Immobile raccoglieva una palla scodellata da Caicedo ma il suo pallonetto sull'uscita del portiere sorvolava la traversa. Dieci minuti di promettente furore placati dall'uscita dal campo di Marusic e ancor più (minuto 86) dall'incomprensibile cambio Badelj-Durmisi, cioè uno dei pochi piedi buoni rimasti a disposizione di Inzaghi per un giocatore ancora tutto da decifrare (per essere buoni) che oltretutto costringeva Lulic a cambiare ruolo.

Forse non è un caso che proprio da una leggerezza di Durmisi, aggirato come un birillo da Sarabia, sia nato il colpo del definitivo ko: scambio con Navas e diagonale secco in rete. Grande tuttocampista Sarabia, imprendibile, senza ruolo ma già autore di otto gol nella Liga. Non è giovanissimo, 26 anni, ma giustamente nei pensieri dei grandi club. La prima rete andalusa era caduta intorno al ventesimo, come nella prima gara dell'Olimpico di cui la gara di ritorno pareva la copia. Stesso minuto, stesso marcatore, stessi errori degli avversari romani: palla regalata di Milinkovic in uscita (a Roma il benefattore era stato Lulic), Sarabia tira, Strakosha respinge tenero sui piedi del franco-tunisino che non può sbagliare.

Non posso dire che la Lazio non abbia reagito, lo ha fatto con la grinta giusta ma senza la giusta qualità. Un ottimo Cataldi ha bene affiancato Badelj e Milinkovic nella costruzione e negli inserimenti, però sulla tre quarti è mancata palesemente la qualità di Luis Alberto. Al momento di innestare le punte, nove passaggi sbagliati su dieci nel primo tempo e neanche un tiro in porta. Meglio nella ripresa, soprattutto con l'innesto di Romulo in luogo del rientrante Milinkovic, rientrato da pochi giorni dal proprio Paese dove è andato a farsi curare da una fisiatra che si dice miracolosa. Topica a parte sul primo gol sivigliano, il serbo non ha giocato male, giustamente prudente e anche giustamente sostituito pensando ai prossimi decisivi impegni di Coppa Italia e derby. Romulo ha portato vivacità e geometrie. Sarebbe stato certamente più logico schierarlo dall'inizio al posto di Marusic di cui Inzaghi pare misteriosamente invaghito.

Il recupero di Milinkovic è certamente una buona notizia, quello di Luis Alberto appare indispensabile per restituire alla squadra un po’ di fosforo nel cuore delle retrovie nemiche. Così come cerca la migliore condizione Ciro Immobile, che anche nel giorno del suo ventinovesimo compleanno ha denunciato lampanti limiti fisici: non ha lo scatto né la lucidità della scorsa stagione, non è riuscito a farsi rimpiangere dai suoi ex tifosi spagnoli. Così come Correa, che pure a Siviglia qualche cuore lo aveva rubato giocando in maglia bianco e rossa più a lungo e con maggiore profitto. Forse demoralizzato da un’altra singolare decisione di Inzaghi - non inserirlo nella formazione iniziale - ha trascorso i suoi 45 minuti cercando più il colpo a sensazione che non il dialogo con i compagni. Alcuni errori di facile appoggio hanno rivelato uno stato di disagio.

A tenere botta al superiore palleggio andaluso sono stati soprattutto Cataldi - come detto -, il moto perpetuo Lulic, anche se anch'egli impreciso nel tocco decisivo, e Acerbi di cui sono stanco di tessere gli elogi: non solo una roccia difensiva a supplire alle magagne di Patric e alla stanchezza di Radu, ma anche protagonista della più ghiotta occasione da gol - assieme a quella descritta di Immobile - caduta al 54', quando un tracciante di Milinkovic lo ha messo in solitudine davanti alla porta: debole tocco al volo fra le braccia di Vaclic. Il merito è stato di trovarsi lì, il peccato che non è un centravanti. A proposito di meriti socratici: diamo al Siviglia ciò che gli spetta. Squadra da Coppa europea, forse una scelta vista la batosta subita senza scomporsi dal Villarreal. Solo tre cambi domenica scorsa rispetto alla formazione anti-Lazio. Rispetto all'Olimpico mancava Banega, il faro di sette giorni fa. Ma nessuno se n'è accorto.


IL TABELLINO


Siviglia-Lazio 2-0 (primo tempo 0-1) Marcatori: 20' pt Ben Yedder (S), 33' st Sarabia (S)

Assist: 33' st Navas (S)

Siviglia (3-5-2): Vaclik; Mercado, Kjaer, Sergi Gomez; Navas, Vazquez, Roque Mesa (36' Rog), Sarabia, Escudero (6' pt Promes); André Silva (17' st Amadou), Ben Yedder. All. Machin

Lazio (3-5-2): Strakosha; Patric (3' st Correa), Acerbi, Radu; Marusic, Cataldi, Badelj (30 st Durmisi), Milinkovic (11' st Romulo), Lulic; Caicedo, Immobile. All. Inzaghi

Arbitro: Anthony Taylor (Inghilterra) 

Ammoniti: 18' pt Vazquez (S), 23' pt Patric (L), 31' pt Caicedo (L)

Espulsi: 15' st Vazquez (S), 20' st Marusic (L)