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9 gennaio 2016. La Fiorentina di Paulo Sousa ospita la Lazio di Stefano Pioli. La stagione viola sta andando oltre le attese più rosee, nonostante il tempo dei grandi investimenti dei Della Valle sia già finito. Una vittoria assicurerebbe il titolo di campione di inverno, condito da bel gioco e dal miglior attacco del campionato. Si parla apertamente di Lisandro Lopez quale target per il mercato di gennaio. A rileggere la formazione, priva quel giorno dell’astro nascente Bernardeschi, e con Ilicic in panchina, c’è da chiedersi come sia stato possibile: Tatarusanu, Roncaglia, Gonzalo Rodriguez, Błaszczykowski, Vecino, Badelj, Marcos Alonso, Mati Fernandez, Borja Valero, Kalinic.

La sconfitta per 1-3, le susseguenti incomprensioni, la fine degli investimenti dei Della Valle avrebbero aperto la via a uno dei periodi più bui della storia viola, secondo solo a quello del fallimento. Cinque stagioni caratterizzate prima dal progressivo disimpegno degli imprenditori marchigiani e poi dall’avvento di Rocco Commisso, drammaticamente segnate dalla scomparsa del capitano Davide Astori.

Sportivamente una continua deriva, culminata nella salvezza ottenuta da Iachini a maggio dopo una stagione tribolata, appassita ancor prima di poter sbocciare il 26 settembre a San Siro, con una sconfitta maturata negli ultimi minuti dopo aver messo sotto i futuri campioni d’Italia. E ora, dopo l’infatuazione per Ringhio, la ricerca affannosa di un sostituto, la società che arranca, i tifosi che si spaccano, il timore che gli investimenti, fors’anche dispendiosi, siano fatti quasi a caso, il possibile disimpegno dell’unico 10 e di Dario Dainelli…

E le “vedove”, come le chiamano a Firenze, cioè i nostalgici di Diego e Andrea Della Valle, che tornano a far sentire la loro voce, corroborati dal rinnovato smalto che la quotata TOD’S sta dimostrando in borsa.
Dopo i rovesci 2020 che, a seguito del Covid e del calo del fatturato, hanno estremizzato la tendenza ribassista in atto dal 2014, con minimi assoluti sotto i 20 euro a novembre scorso, le quotazioni hanno cominciato ad irrobustirsi per superare i 30 euro ad aprile, a seguito dell’ingresso congiunto in società di Bernard Arnault, patron di LVMH, e della super-influencer Chiara Ferragni, cooptata nel board per dare lustro al brand. Da allora, in un crescendo rossiniano, l’azione è raddoppiata, chiudendo venerdì scorso oltre i 63 euro, non lontano dai valori ai quali scambiava nel gennaio 2016 del mancato titolo di campione d’inverno.

Oggi, a Casette d’Ete, festeggiano per aver superato di slancio i 2 miliardi di euro di capitalizzazione. E, considerando che il 75% delle azioni è ancora riconducibile a Diego ed Andrea Della Valle ne hanno tutti i diritti…

E ora? Se conosciamo Arnault, secondo gli ultimi dati di Forbes l’uomo più ricco del mondo con un patrimonio personale che sfiora i 200 miliardi usd, difficilmente crediamo che se ne starà tranquillo a lungo. A capo di un impero che capitalizza 350 miliardi di euro, usualmente è abituato a dettare le strategie, non a subirle. Se concedesse ai DV di diventare azionisti del conglomerato con una quota dell’1% avendone in cambio Tod's, pagherebbe un premio del 40% sui valori attuali. E a quel punto, al di là degli incarichi formali e istituzionali, i fratelli potrebbero anche rivalutare di tornare a investire nel calcio.

E se lo facessero impegnandosi in prima persona e facendosi affiancare da professionisti del pallone, forti anche della precedente esperienza, potrebbero avere successo. Più Macia, più Prandelli, meno Cognigni, meno Corvino. Più Diego, meno Andrea. Più vicinanza, meno distanza. Più tifosi, meno clienti. Più merchandising, più stadio, meno cittadelle.