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La notte di Natale ha portato con sé regali e promesse vuote e inaffidabili. Il quarto posto in classifica, il record di punti nel girone d’andata (38), l’arrivo di un nuovo fantasista, il corteggiatissimo Boga, ancor prima che si spalancassero le porte del mercato. Una bugia, i cui segnali allarmanti, in realtà, emergevano a tratti già due mesi fa: nella vittoria così sofferta contro il Verona, nel pesante tracollo contro la Roma, nello 0-0 insipido con il fanalino genovese. Già, i pareggi a occhiali, tanto lontani dal gioco intenso e aggressivo dell’Atalanta eppure, d’improvviso, così reali: dopo il 6-2 contro un’Udinese decimata e la vittoria con il Venezia in Coppa (anche qui col rischio supplementari fino all’88’), due gare di fila senza segnare (con Lazio e Inter). Due X a reti inviolate che sanno più di ‘0 gol fatti’ che di clean-sheet da applausi, e la cocente sconfitta contro il Cagliari, insieme a quella beffarda contro la Fiorentina, ne sono la dimostrazione. Qualcosa si è inceppato e la stagione rischia di trasformarsi in un ‘annus horribilis’, la fine di un ciclo che quest’anno prometteva consacrazione.
 
IL VILLARREAL LA SVOLTA- Dal sogno scudetto, il 5 dicembre dopo le vittorie con Juve e Napoli era a -4 dalla vetta, all’incubo del fallimento il passo è stato fin troppo breve. La miccia? La prima eliminazione. Dopo due anni di fila agli ottavi di Champions, la Dea esce sconfitta dal Gewiss Stadium il 9 dicembre contro il Villarreal. Prende tre gol in 51’, tre schiaffi uno dopo l’altro, poi in 9’ cerca di ribaltare la situazione, e per poco non ci riesce, ma rimane un’illusione. Sarà Europa League, ma è uno smacco per la banda di Gasperini costruita per la Champions. E da questa eliminazione non si riprenderà più: nelle 9 partite successive, collezionerà solo 3 vittorie. E lo shock vissuto tra le mura amiche condizionerà pesantemente la classifica delle gare in casa: solo 13 punti raccolti in Serie A, 3 in Coppa, 4 in Champions. Totale: 20 stagionali sui 54 a disposizione in tutte le competizioni; meno della metà. 
 
ADDII SHOCK- Ilicic, Gosens, Zapata: in 20 giorni l’Atalanta perde tre pezzi delle fondamenta che la tenevano in piedi. Dopo l’uscita dalla Champions, un altro tassello che contribuisce al declino. Il fantasista sloveno, il miglior giocatore in nerazzurro per qualità tecniche e re dell’Europa, entra in un tunnel, l’ennesimo, e senza tempistiche certe di ritorno. L’ala sinistra più prolifica del campionato, dopo 4 mesi di stop per KO, fa i bagagli senza pensarci troppo e abbandona la nave del Gasp per salpare con l’Inter. Il goleador stagionale, una dozzina di reti in totale, ricade nell’infortunio, questa volta ben più grave, e saluta almeno per tre mesi il tridente bergamasco. Che ieri, nella partita più importante, nella scorciatoia per arrivare a quel trofeo che a Bergamo tutti sognano dal 1963 e a quel titolo da mettere in bacheca per coronare un ciclo, si presenta senza centravanti. Il nuovo Papu Boga, numero 10 in tutto e per tutto, sembra rivoluzionare il risultato dettando le leggi del sorpasso, ma è una stagione maledetta: due legni per la Dea, due rigori per la Fiorentina, un gol a un secondo dai supplementari in 11 contro 10. Fuori da due competizioni, dopo 2 finali (amare) negli ultimi 2 anni: un colpo durissimo.
 
L'INCUBO- Ora lo spettro è perdere anche il resto. Fuori dalla Champions a dicembre, eliminata dalla Coppa Italia, fuori dall’Europa League e dai primi quattro posti dopo tre anni di fila (la Juve quarta ora è a +2). Un incubo e, quel che è peggio, è che potrebbe profilarsi a breve: se la Dea non riuscirà a trovare la forza di rialzarsi domenica sera contro la Juve (ore 20.45 al Gewiss Stadium), da qui a due settimane (17 e 24 febbraio andata e ritorno con l’Olympiascos) potrebbe perdere tutto. E sarebbe la fine. Dopo una settimana così deludente e confusa tra 3-4-2-1, 3-4-3 e 4-2-3-1 che cambiano in continuazione per ritrovare quell’identità perduta che era la forza della Dea di un tempo, sarà davvero dura trovare la forza, emotiva più che fisica, per schiacciare la Juve di Vlahovic e Zakaria. Ma è l’unico modo per tenere in piedi e salvare una stagione altrimenti fallimentare.