Gianluca Mancini, difensore dell'Atalanta, ha rilasciato un'intervista a Sportweek: "Il tatuaggio per Materazzi? Avevo 16 anni e giocavo nelle giovanili della Fiorentina. Mi piaceva l'idea di rendere visibile il mio modello calcistico. I genitori? Beh, babbo mi ha accompagnato a farmelo. Era interista sfegatato. Dico "era" perché adesso tifa per le squadre dove ci sono io. Ma in famiglia la tradizione nerazzurra è ben salda, zii compresi. Pur abitando distanti, quando riusciva papà mi portava a San Siro".

SULLA PASSIONE PER MATERAZZI - "È scoccata nelle notti indimenticabili del Mondiale 2006. Perché? Semplice, mi piaceva molto il suo modo di affrontare la partita, la fisicità e la grinta che metteva su ogni pallone. Il fatto di non avere mai paura, di metterci la faccia pure nei momenti bui. Crescendo ho ammirato tanti altri giocatori nel mio ruolo: Nesta, Sergio Ramos, Thuram. Ma Materazzi è sempre stato avanti a tutti. E lo è tuttora".
QUANDO LO HA CONOSCIUTO... - "Primo anno da professionista, finisco a Perugia. Un segno del destino. Lo storico massaggiatore Luchini vede il 23 tatuato e mi chiede come mai. Gli rispondo "Per Materazzi". Lui ride, mi spiega che Marco vive in città, e da ragazzo aveva vestito quella stessa maglia che avevo indosso io. Poi prende il telefono e gli manda un messaggio. Il giorno dopo allo stadio arriva una maglia 23 con dedica. Poi me ne manda un'altra dopo le prime gare disputate e con la maglia pure un invito per incontrarlo. È stato fantastico, diciamo che gli ho fatto una lunga intervista. Cento e passa domande per farmi raccontare curiosità, aneddoti, le cose accadute durante le finali vinte. Insomma, l'ho tartassato. Lui disponibile, rispondeva senza problemi. Mi ha dimostrato come un campione può restare una persona normale. Mi è piaciuto molto".

SU ATALANTA-INTER DI DOMANI - "Sarà dura, l'Inter si è rinforzata ancora di più e può vincere ovunque. Icardi? È un grande attaccante, ma niente paura. L'Atalanta sa farsi rispettare. Se battiamo l'Inter do un dispiacere a Marco? Beh, mi perdonerà. Anche perché il suo 23 sarà per sempre".