È gambiano, ha diciannove anni e ha fatto volare la Dea sul gradino più alto del podio: Musa Barrow? No, ma poco ci manca. Perché Ebrima Colley ha dimostrato di avere tutte le carte in tavola per una carriera da numero 1. È stato il suo gol ieri sera, a 7’ dalla fine, a coronare una stagione da sogno per l’Atalanta Primavera, culminata con la conquista dello scudetto. Un trofeo che mancava dal 1998, raggiunto con umiltà, fatica, impegno e sacrifici quotidiani. Voltando la testa e prendendo esempio dal campo a fianco di Zingonia, dove altri nerazzurri rincorrevano e centravano la Champions League.
 
CANTERA BERGAMSCA - Del resto, Percassi l’aveva studiato a tavolino. Perché se è vero che è stato un buon calciatore e sarà sempre il tifoso numero uno dell’Atalanta, resta soprattutto l’imprenditore più lungimirante della bergamasca. La sua società è, prima ogni altra cosa, un’azienda, il cui personale deve saper lavorare fin dalle prime fasi in team, in sinergia, imparando da chi sta sopra a livello gerarchico e lavorando sodo. Per questo, sui campi di Zingonia- sempre a ‘lavori in corso’ per la nascita di nuove palestre- i ‘Primi Calci’, i ‘Pulcini, ‘Gli Esordienti’, i ‘Giovanissimi’, la Primavera e la prima squadra, si allenano fianco a fianco, gli uni d’esempio per gli altri. Questo è il vero segreto del vivaio più invidiato d’Italia, dove ogni anno sboccia un talento cresciuto sul tappeto verde di Bergamo. Perché ce ne sono davvero tanti di scout che girano per i 243 comuni della Provincia orobica a caccia di gioielli in erba da trapiantare sui campi in erba di Zingonia. Perché il sogno di Percassi è creare una cantera, stile Athletic Bilbao, dove crescere e far esplodere i giovani di casa.
 
L'ALLIEVO SUPERA IL MAESTRO - Magari con l’aiuto di Gasperini- sempre presente a visionare gli allenamenti della Primavera (ci vedeva lungo…) mentre preparava i suoi, e forse per questo così abile a notare il punto di forza di ciascuno e valorizzarlo. Ma non sono solo i giocatori a prendere esempio dai Maestri: il tecnico della Primavera Massimo Brambilla, promosso anche lui in casa dall’Atalanta U17 all’U19, che ha trascinato i suoi in 21 vittorie su 30 partite, 4 pareggi e solo 5 sconfitte, ha preso dal Gasp: come lui allena la sua Primavera con sessioni complete ed estenuanti, nella corsa quanto nella tecnica, cercando il più possibile di compattare la sua squadra e preparandola a un gioco a memoria, che però risulta sempre diverso e per questo imprevedibile agli avversari. Stesso segreto, stessi risultati: i bilanci della stagione, tra match fuori casa e mura amiche, non cambiano, Brambilla ottiene dai suoi lo stesso numero di vittorie. E senza contare le difficoltà a cui va incontro, tra i talent scout delle Big che lo pressano e le esigenze della prima squadra e delle Nazionali che ogni tanto gli portano via qualche gioiello. L’anno scorso è toccato a Barrow (e forse per questo lo Scudetto sfuggì di mano), quest’anno prima a Piccoli, tornato per la finale, poi a Colpani, Delprato e il portierone Carnesecchi, volati nell’Italia Under 20. E poi gli impegni scolastici da non sottovalutare, perché l’anima di Mino Favini aleggia sempre su Zingonia: “Qui si formano uomini, prima che calciatori”.
 
CHE FRETTA C'ERA... - Così, il trequartista Alessandro Cortinovis, giusto un mesetto fa riceveva un premio per aver saputo coniugare al meglio studio e lavoro sui campi. Per non parlare del difensore centrale Salvatore Bencivenga, iscrittosi a Ingegneria Gestionale con un anno di anticipo. Uomini a 360°, che sanno portare in campo quella lucidità che, come nella gara di ieri e in altrettante in campionato, è fondamentale per gestire le partite e chiuderle al momento giusto, anche contro grandi come l’Inter, eterna avversaria della baby Atalanta. Come quel contropiede letale di Kulusevski, uno che della prima squadra nerazzurra ha assaporato solo pochi minuti, compresa quell’entrata e uscita a Torino, ma che ieri si è rifatto con un colpo di genio e un assist d’oro. E come quel tiro a giro di Colley che promette bene perché, nonostante sia trequartista, ha già messo dentro 13 gol nelle gare che contano. Anche il triduo da Nazionale sopracitato, insieme a Piccoli, è pronto al grande salto, ma Gasperini stesso l’ha capito, insieme a Brambilla (forse diretto in B) e a tutto lo staff atalantino: per non ripetere l’errore Barrow- quasi preferito all’inizio a Zapata dopo la volata con la Primavera e in 3 gol in A-  non vanno affrettati i tempi. Quanto i baby nerazzurri hanno imparato con dedizione e impegno in oltre dieci anni di vivaio, va conquistato sul campo dei grandi con calma. Le giovani promesse devono ora ripartire dalle neopromosse, il Lecce su tutte, per continuare a essere protagoniste e trainarle alla salvezza, che ha il sapore di un altro scudetto. Per molti di loro la Primavera può dirsi terminata: ora è tempo di sbocciare sui campi di A.