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Qua a Bergamo si dice che il presidente Antonio Percassi, ogni tanto, faccia i miracoli. E che, come Re Mida, tutto quello che tocchi diventi oro: qualche mese dopo le strette di mano ai new entry nerazzurri, si aggiungono sei zeri ai loro cognomi. E un mezzo miracolo l’ha fatto anche nella sessione mercatale, dove sulla carta la Dea avrebbe avuto solo di che piangere: ha detto addio al suo capitano e pilastro Papu Gomez dopo sette anni di onorata carriera, ha salutato tutti gli esterni che aveva preso in estate per rinforzarsi e ha spedito via, nonostante le rimostranze del Gasp, la punta Amad Diallo, l’ex Traoré dal talento certo. In entrata solo due arrivi in anticipo: l’esterno scuola Genk Joakim Maehle e il centrocampista ucraino Viktor Kovalenko. 
 
CESSIONI DI RIPARAZIONE - Un buco nell’acqua, ma solo all’apparenza. Già il din din che risuona nelle casse di Zingonia riporta all’allegria: la spesa è di 11,7 milioni di euro, gli introiti di 26, 5, per un surplus di 14,8 milioni. Mica male. Soprattutto perché, scavando nemmeno troppo a fondo, si intuisce che di mercato di riparazione effettivamente si è trattato: non era facile uscire dal vicolo cieco del caso Gomez, dopo le polemiche, le mancate offerte, le poche respinte, e le troppe a basso costo. Chiudere con il Siviglia a una settimana dal gong per 5,2 milioni di euro non era facile, la Dea rischiava di sobbarcarsi i costi di un 33enne in tribuna. Per non parlare dei 40 milioni sfiorati per Diallo l’ultimo giorno di un anomalo mercato estivo di inizio ottobre: in fondo il ragazzo avrebbe avuto poco spazio a Bergamo, spesso nemmeno convocato da mister Gasp. Un po’ come i vari Mojica, Piccini, Depaoli: mai hanno convinto il tecnico che aveva in mano una rosa dal gambo troppo lungo e zeppo di spine senza carica. 
 
SUPER ACQUISTI - E’ un gran mercato, perché il ds Sartori ha scelto il 3X1: via tre pezzi inutili e un benvenuto a chi ne vale per tre. Joakim Maehle, il duttile danese di 23 anni che mastica già la Serie A. Naviga sugli out a destra e a sinistra, e caspita se gli piace puntare la sfera in rete. Non corre ancora come Hateboer e Gosens, ma è sulla buona strada. Un jolly, proprio come piace a Gasp, da spostare all’occorrenza per fare scacco matto. Un po’ come Viktor Kovalenko, un biondino di poche parole ma di tanti inserimenti senza sfera ai piedi, fedele abbonato all’area piccola, che non darà problemi al grugliaschese se gli chiederà di spostarsi a destra. E’ amico della mediana, ma giura amore eterno alla trequarti, senza la pretesa di diventare un vice Gomez: ha scelto il 20, un doppio 10, per soffiare la sfera alle punte e provare a presentarsi alle spalle dei numeri 1. Con Pessina e l’angelo di Cherson la Dea ha incastrato il tridente nella roccia. In attesa di un re Artù.
 
LAMMERS E SUTALO - Ma tra le tabelle di acquisti e cessioni, in ogni mercato manca sempre una voce. ‘Gli abitanti del Limbo’, quelli a cui è toccato svuotare la valigia dopo aver letto il proprio nome in diversi cataloghi turistici. Come Sam Lammers, corteggiato da almeno 8 piazze d’Italia, o Bosko Sutalo, conteso tra Bologna e Crotone. Entrambi sono rimasti e anche queste ‘non operazioni’ rendono grande il mercato dell’Atalanta. L’attaccante olandese tornerà utile nella mischia, come domenica, quando Zapata deluderà e Muriel alzerà bandiera bianca, e il difensore, appena si riprenderà dal dolore alla caviglia, giocherà i suoi spezzoni di gara. La retroguardia è mezza diffidata e tra acciacchi e positivi avere un toro con le corna ben impigliate alle reti fa tirare un sospiro di sollievo a questa Dea che ancora tutto può.