Una domenica diversa attende i bergamaschi il 4 marzo a San Pellegrino: per la gran nevicata di Buran, il calcio provinciale si è fermato e i tanti giovani, appese le scarpette al chiodo, si accingono a travestire i loro bimbi con i colori del carnevale per la sfilata di Mezza Quaresima. Ma, poco prima che le risate inondino le vie dei carri, una notizia scuote la comunità brembana: Davide Astori è morto. Si pensa a un brutto scherzo, ma oggi non vale perché è l’atroce verità. Il ragazzo cresciuto col pallone ai piedi al campetto ‘Quarenghi,’ è davvero scomparso nel sonno. L’allegria della festa lascia presto il posto allo shock del lutto.
 
BERGAMASCO DOC-Bandiere a mezz’asta in Comune, le votazioni passano in secondo piano, la sfilata viene sospesa, il tabellone luminoso informa della morte del compaesano e ci si stringe ai familiari nel dolore. Papà Renato, con la moglie Anna e gli altri due figli Bruno e Marco, mettono subito in moto l’auto verso Udine. Aveva trascorso la sua infanzia proprio a San Pellegrino Davide, dove spesso tornava a mangiare i tipici biscotti a mezzaluna, della forma del suo sorriso. Dopo averlo allenato nei Pulcini e negli Esordienti, mister Marco Brembilla gli fece fare il salto - “Davide era diverso, carattere d’oro, difensore straordinario” - e lo porta al Ponte San Pietro, società satellite del Milan, che in pochi anni lo reclama. Davide, umile da vero bergamasco qual è, all’inizio non se la sente, ma poi si lascia convincere e la sua carriera decolla. Ma a Bergamo, nessuno l’ha mai dimenticato.
 
DAVIDE(A)-E come dimenticare un talento che ha sfiorato l’Atalanta senza mai farne parte: perfetto per la sua aria da bravo ragazzo e il forte impegno, tipico di chi mette radici a Zingonia. Due settimane fa Percassi gliel’aveva sussurrato, prima della partita: “Davide, prima o poi tu qua dovrai venire”. E invece nella rosa nerazzurra non potrà mai più arrivare, come i tifosi che, in auto verso lo stadio, hanno fermato la loro corsa prima del tempo, quando in radio è passata la notizia. Che la partita dei bergamaschi sia stata sospesa, è un'ufficialità che arriverà solo un’ora dopo: poco importa, perché i cuori dei nerazzurri erano già sospesi nel ricordo di Davide, “uno di noi”, un ragazzo rispettoso come solo un tempo ce ne erano. E che adesso non c’è più.
 
TIRO MANCINO- “Andate dai vostri cari”, ha detto Gasperini ai suoi appena appresa la notizia. Ilicic, suo compagno nella Fiorentina, è tornato in lacrime dalla figlia Victoria, che ha quasi lo stesso nome della piccola Vittoria di Astori, uno che ha davvero vinto tutto nella vita. Ogni giovane, che per una domenica non ha pensato al calcio, ha abbracciato la propria compagna come fosse la sperduta Francesca. Ogni bergamasco, è volato con il ricordo a un altro giovane concittadino, Piermario Morosini, e alla sorte avversa di quel 14 aprile 2012: un bravo ragazzo come Astori, che al Ponte San Pietro segnò contro la Juve con il suo incredibile mancino. Ieri però, un tiro mancino gliel’ha giocato il destino, portandoselo via. La vita e il calcio ricominceranno, ma saranno conditi per sempre dagli omaggi di chi l’ha conosciuto: come quello di Pinilla, che dal Cile gli ha dedicato un gol nella notte.
Lassù, voltandosi, Davide ha sorriso: alla fine, è riuscito a incontrare la Dea.