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Invidia, tanta: è il sentimento che ha animato ieri pomeriggio fin dal 1’ i tifosi viola nell’insultare pesantemente il tecnico dell’Atalanta Gian Piero Gasperini che, per come è conformato il Franchi, si trovavano a pochissimi centimetri da lui. E Franchi lo sono stati nell’esprimere i loro pensieri, perché non deve essere facile ospitare un tecnico che in tre anni e mezzo ha portato l’Atalanta ad aver quattordici-quattordici- punti in più di loro in classifica, un tempo una delle sette sorelle della Serie A, e ha coltivato talenti che ora fruttano l’attacco più proficuo del campionato, con 26 reti in più di chi ha Chiesa. E proprio per Chiesa sono stati fatti quei cori, non certo da chiesa, perché l’invidia è una brutta bestia. Offendono e si lamentano pure che uno poi risponde alle offese: i fiorentini fanno tutto da soli, un po’ come in campo nel primo tempo.

SENZA RISERVE- Maleducazione a parte, gli 11 viola hanno dimostrato di volerla a ogni costo questa Coppa Italia e hanno affrontato l’Atalanta con velocità e coraggio, tanto da metterla in difficoltà nel primo tempo e arrivare a giocare meglio in 10 contro 11 nella ripresa. Vlahovic vola, Masiello e Caldara arrancano. E qui arriviamo al nodo della questione: perché schierare in campo giocatori che il campo non lo vedevano da un pezzo? Forse perché, dopotutto, a questa Atalanta potrebbe riuscire di vincere anche a occhi chiusi o forse perché, soprattutto, gestendo le forze tra campionato e Champions, la Coppa Italia, alla fine, è quella che interessa meno. E così ecco l’ex Milan e l’inusuale capitano, accompagnati in attacco da Pasalic, Malinovskyi e Muriel. Ebbene, senza una difesa solida e il suo tridente, la Dea rischia di beccarsi un tris di croci, con due salvataggi provvidenziali sulla linea. 

 TROPPI CALCOLI- Non solo, quando il Gasp decide che invece il passaggio ai quarti se lo vuole portare a casa, dà il via alla giostra dei cambi con troppa testa e poco cuore. Inserisce il solito Ilicic che svolta la gara e il Papu che si butta in attacco per trovare il pari, poi infila Palomino per mantenerlo e riserva Zapata per i supplementari. Troppi calcoli, senza calcolare che la Fiorentina questa gara, anche in 10 contro 11, semplicemente vuole vincerla subito e a ogni costo. La Dea non ci ha messo il cuore e le è andato tutto di traverso- e di traversa- ma ha capito che per giocare da Atalanta in campo deve esserci l’Atalanta: Zapata, Gomez, Ilicic, Castagne, Toloi e Palomino.

 CALDARA A CALDO- Caldara non è bocciato, urge una parentesi. Ha salvato in extremis la palla di Vlahovic e già questo vale un gol, ma non gioca da 266 giorni e i tempi per prendere le misure degli avversari e posizionarsi al meglio li deve ancora recuperare. Il mister però gli dà fiducia, sa che può tornare quello di un tempo. Non nel Milan, ma nell’Atalanta che per la prima volta raggiunse l’UEL e da allora non si è più fermata. Con tanta invidia e buona pace della Fiesole.