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La scusa di non trovare stimoli in Serie A con Verona, Empoli e Sassuolo (ma contro il Chelsea dopo quale dei quattro gol l’avrebbe trovato?), ha fatto definitivamente acqua. Vuoi la Super League? Eccoti l’Atalanta, direttamente nel tuo Stadium, la squadra più europea di tutte, a invogliarti a giocare con personalità, carattere, da vera squadra. Non ci riesci? Un consiglio: lascia perdere la Super League, perché continuare a volere a tutti i costi una competizione destinata a diventare una figuraccia a livello europeo è al limite del sadico. L’Atalanta, per centrare Champions su Champions, pensa ancora alla salvezza. Può essere un buon esempio, cara Signora: solo quando ti dimostrerai all’altezza di squadre da salvezza, penserai europeo. Non ora, con una gestione manageriale rovinosa che non si riesce più a nascondere, anzi, si mostra con una docu-serie da cui appare ancora più evidente la crisi odierna: lo scorso anno Pirlo, in confronto, viaggiava a gonfie vele. Come l’Atalanta oggi, tornata a vincere a Torino dopo 32 anni, con un altro sudamericano. Da Caniggia a Zapata, la Storia (di chi non dovrebbe averla) continua.
 

PANTERA 1, ZEBRA 0- I ‘grazie’ all’Inter non saranno mai troppi: sapere di essere il nuovo Lukaku, pur restando nella più piccola e meno ambiziosa Bergamo, ha dato a Zapata un potere inesauribile. Mentale prima che fisico: ora “sa di potere”, è un leader, un trascinatore, un trentenne fatto e non finito che abbina alla tecnica e al fisico il gusto di divertirsi senza paura di sbagliare. Anche l’Atalanta è avvolta dalla stessa magia: prima per vincere doveva per forza fare la partita perfetta, aggressiva e intensa per 90’, alla ricerca continua e anche un po’ estenuante del gol (e della goleada). Adesso invece sa trionfare da grande, concretizzando l’unico tiro in rete, gestendo lo scarno vantaggio, resistendo alla pressione fino alla fine. E dire che la Dea aveva pure la carta Muriel da giocare: non è servita, è bastato un gol del 91. Sette centri in sette gare di fila, Zapata non si pone limiti. Dusan vs Duvan, è guerra aperta alla scarpetta d’oro.
 
MINISTRO D’ITALIA- Dieci gol fatti più della Juve (28) ma, soprattutto, solo 17 reti subìte in 14 giornate. L’Atalanta è dei suoi ministri della difesa, con un capitano che è l’orgoglio italiano. L’intervento di Toloi su Chiesa, al 20’ del primo tempo, ha indirizzato la partita: pulito, puntuale, preciso e coraggioso. Il ct Mancini dovrebbe usarla un po’ di più la panca nerazzurra che si porta in giro per l’Europa se vuole sperare di volare in Qatar. Il gesto tecnico del capitano dell’Atalanta vale un gol, così come gli interventi di Demiral, strappato saggiamente alla concorrenza, e all’entrata di Palomino, che ha spento definitivamente le speranze bianconere. 
 
MUSSO FA SCUDO, LA DEA FA SCUDETTO- E adesso l’Atalanta non si pone limiti, sempre a -3 da un Inter già dato da molti sotto i coriandoli di fine maggio. Potenzialmente, la banda del Gasp può fare 40 prima di Natale, e allora ‘si salvi chi può’ lo diranno gli altri. Martedì c’è un Venezia da non sottovalutare, ma la partita più importante si giocherà l’8 dicembre contro il Villarreal ieri sconfitto: gli ottavi di Champions sono a un passo, per la quarta di fila c’è ancora tempo per divertirsi.