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La stringe forte la Signora questa Dea un po’ distratta ma cinica q.b. per godere della vista Champions dal terzo piano di un hotel a 5 stelle. Parità negli scontri diretti, stesse 13 vittorie, stessi 7 pareggi, ma (per ora, perché Pirlo ha una gara ancora da giocare…) una sconfitta in più. L'abbraccia con la mascherina per nascondere il sorriso dei +10 gol nel sacco (55 a 45) e per non contagiarla col suo entusiasmo, per nulla intaccato dopo la beffa Real. Mette la terza per centrare i 46 di ‘Vale The Doctor’ e agguantare il 13esimo risultato utile in trasferta. La Lazio resta sotto e ora, con un Crotone in casa e 5 giorni d’oro di riposo, la Dea attende al varco l’Inter per sognare ancora più in grande. Del resto, senza quella decina di punti persi con le ‘piccole’, anche la Dea sarebbe lassù: con la Samp se li è già ripresi, ora sotto alla prossima.
 
ILICIC NON RESISTE E COGLIE MAEHLE- Un caso durato solo qualche giornata, un giallo di bassa qualità perché il colpevole è sempre lui, il maggiordomo della situazione: l’incostanza e lo scoraggiarsi tipici di Josip Ilicic, che lo perseguitano dall’inizio della sua carriera, nulla di più. Nessuna sirena di mercato, anzi: secondo Tuttosport sarebbe già pronto e compilato il prolungamento di contratto del mancino sloveno, che firmerebbe a vita alla sua Dea. Il 30 giugno 2024 Ilicic avrà la bellezza di 36 anni, un futuro da bandiera, un domani da capitano. E nel presente? Vive la sua nona vita, ignorato dal Gasp, reattivo dopo l’errore, fantasioso nei cross a Pessina e Freuler che sfiorano il tris. Si fa tentare da Maehle in quell’Eden che è per lui la destra del campo, bombardando l’area e intuendo l’arrivo del danese sulla sponda opposta. Un pre-assist il suo, un assist vero quello del numero perfetto nerazzurro, vera scoperta. Hateboer deve stare attento, il 23enne ha fame e feeling con Gosens, non si accontenta di andare avanti e indietro ma attacca lo spazio e realizza pure al volo con un capolavoro che distoglie dal fuorigioco anche i telecronisti. 
 
LA DEA IN GIALLO- Cartellino a Freuler-ha fatto l’en plein questa settimana- cartellino a Toloi, ma ce l’ha fatta anche de Roon, a 10’ dalla fine, a prenderlo. Era il piccolo segreto di mister Gasp, appollaiato in tribuna col vivavoce inserito e un paio di occhiali per vedere che Romero proprio non ne vuole sapere di stare tranquillo lì dietro. (Ma se lo può pure permettere, dico io, un salto in area piccola dopo gli straordinari perfetti accumulati in difesa, primo nei recuperi…). Non riposa, dicevamo, l’olandese a cui piace la polenta, perché così ottiene il pass giallo per riposare col Crotone ed esserci nella gara più importante, a San Siro contro l’altra nerazzurra. Quindi Pasalic slitta sulla trequarti insieme a Malinovskyi e Miranchuk entra dopo. Ha avuto ragione ancora Gasp, ma Gritti gli porta davvero bene: è la 13esima-di nuovo- vittoria in 20 gare. 
 
GRANDE MAGO- E infine chapeau al neo papà bis Sportiello, che ha mantenuto la porta inviolata, e ai marcatori che hanno fatto magie. Malinovskyi e Gosens, il MaGo della Dea che le fa dimenticare il fallo in area su Pasalic e il braccio di Yoshida. Come spesso accade nel calcio, la Dea insegna che il primo controllo è decisivo per il gol: Malinovskyi si auto lancia con il collo d’esterno destro, una giocata da campione che permette all’ucraino di impacchettarsi un assist e scartarlo nel sette con la foga del bambino il giorno di Natale. Quinto assist per Muriel e nono gol stagionale per Gosens, che col mancino in scivolata va a chiudere in un altro sette, indovinando ancora i tempi di inserimento. E nei minuti finali la Dea non perde tempo. Un modello, anche di sportività: sta cominciando a diventare davvero antipatica.