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Novantotto minuti di sofferenza sotto i colpi di Zaniolo e Abraham, oltre 20 tiri in area piccola dei cecchini romani, molti imprecisi, ma tantissimi respinti dalla difesa orobica. L’Atalanta che ha sbancato all’Olimpico ieri sera non è nemmeno la lontana parente della Dea che vi faceva divertire: offensiva, aggressiva, dinamica. Quante volte gli anni scorsi abbiamo sentito parlare del bel gioco dell’Atalanta? In Italia e in Europa, ha fatto re-innamorare del calcio e riacceso le Tv dello Stivale. Ma, come per ogni medaglia, anche questa ha avuto il suo rovescio. 
 
LO STRATAGEMMA DEL GASP - Quando un giocattolo è bello, prima si ammira, poi si copia. O almeno, si cerca di farlo. Sono tanti gli allenatori passati alla difesa a tre in questi anni, arricchendo l’attacco, puntando su esterni di qualità. Mister Gasperini ha iniziato a intuirlo lo scorso dicembre, proprio contro la Roma e la sua certezza è cresciuta all’inizio dell’anno corrente: non solo avevano studiato a memoria la sua Atalanta e avevano ormai imparato a conoscerla e a capire come fermarla, ma la stavano imitando, plasmando la sua filosofia e formando tante piccole e grandi Atalante. “Qualcosa dovrò cambiare”, aveva ripetuto il Gasp nelle ultime conferenze del 2021/2022, “così non va più bene”. Ed ecco, lo stratagemma è servito: tabula rasa, cambia completamente modo di giocare, un brutto anatroccolo al contrario. La Dea non è meno Dea per caso, no, è tutto studiato. Ha dismesso i panni del cigno per soffrire, per gestire, per chiudersi, per far addormentare nemici e spettatori, per trasformare l’unico tiro nello specchio in gol. Brutta e brutale, ma vincente. Il massimo rendimento, ma non certo con il minimo sforzo, chiedete a Demiral e Okoli che sudate a tenere a freno Abraham e Zaniolo. La Roma crea e non concretizza, vecchia ‘influenza’ (in tutti i sensi della parola, è un vero e proprio ‘mal di gol’) nerazzurra, l’Atalanta è cinica, lucida, organizzata, guerriera. Colleziona vittorie di misura, come la Juve ormai tantissimo tempo fa.
 
SPORTIELLO NUMERO 1- Non solo settimo risultato utile consecutivo, non solo quinta vittoria in sette gare, ma quarto clean-sheet su quattro in trasferta. Ecco, in questo è rimasta uguale: regina in casa altrui, se perde qualche punto (Cremonese) lo fa tra le mura amiche. E se Okoli ha riscattato la performance con i grigio-rossi, avrà anche inesperienza ma in difesa ci vanno i difensori e de Roon è un grande centrocampista, e i 2003 hanno concretizzato il primato (il gol porta la firma dei baby Hojlund e Scalvini) una menzione d’onore va data a Sportiello. Chiamato tra i pali inaspettatamente, al 5’, ha ricordato a tutti che è un secondo portiere solo di nome. Di fatto l’Atalanta, come capitato più volte in passato, ha due numeri 1. Ha parato tutto, ha salvato il tabellino, ben coordinato col ministro della difesa Demiral, pronto, reattivo e lucido. Ora la sosta: con Zapata, Zappacosta e Djimsiti, e ci auguriamo presto anche Palomino, la nuova Atalanta può restare a lungo in vetta.