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In un sabato senza anticipi, vigilia delle Palme orfana di fischi e impaziente di qualche semaforo spento, agli amanti del calcio, quello romantico, il frammento più bello arriva qualche minuto dopo le 16: c’è Josip Ilicic, l’eroe dannato, il gigante fragile sempre sul punto di cadere ma mai di crollare, che corre incontro ad Aleksej Miranchuk, e lo abbraccia. ‘Fratello’ gli scrive poi sui social, lui che ha sempre detto che la sua ‘Family’ è l’Atalanta, ‘maestro’, gli fa eco il giovane russo. E pensare che qualche mese fa, quando lo sloveno si accingeva a tornare da una delle sue battaglie, a Zingonia si preoccupò con Gasperini: “Ma chi è questo Miranchuk, è forte?”. Non prenderà mai il suo posto, giocherà mille minuti in meno, lo batterà solo nella sua Russia, ma ad andare in gol nel match sarà ancora il 72 che con la Slovenia perde gara e seconda cifra sulla schiena. Non si direbbe che lottano in due per un posto nel tridente. E nemmeno che ce ne sono altri sei in lizza, ogni match: Pasalic e Malinovskyi, Muriel e Zapata, Lammers e Pessina. Ma resteranno tutti e 8?
 
ILICIC-MIRANCHUK- Variare per sorprendere, variare per alimentare una sana competitività, variare per sperimentare. Sono tre delle tattiche utilizzate da mister Gasperini un’ora prima dell’uscita dal tunnel. Dalla porta all’area piccola. Quando escono le formazioni e ci vuole sempre un minuto buono per capire chi questa volta ha meritato un dente del forcone. Ma nessun dramma né bizza, tutti amici come prima e arrivederci alla prossima rotazione: gioca chi è più in forma, semplice anche a chi parla in russo. La prima alternativa a Ilicic, che il tecnico di Grugliasco vuole in campo solo quando fa e sta bene al 100% nelle sue altalene stagionali, è proprio il gemello ex Loko, più offensivo degli altri e meno equilibrato. Ad oggi resta, Jo-Jo va per i 34 e il futuro, se lo vorrà, è tutto suo.
 
PASALIC-PESSINA-MALINOVSKYI- Duttilità: se sai coprire almeno due zone del campo, resti, se non ti schiodi dal tuo ruolo naturale sarà molto, molto più difficile. Lo sa bene Ruslan Malinovskyi, che su 26 gare in A è subentrato in 13, e qualche minuto in più l’avrebbe giocato volentieri. Ma, a differenza di Mario Pasalic e Matteo Pessina, l’ucraino fatica a trovarsi bene a centrocampo, e le divise di Freuler e de Roon gli stanno strette. Lui ama stare alla base del tridente, pronto a far partire una cannonata di mancino per sorprendere il portiere. Ambizioso quanto basta dopo un assist e un gol al Verona e 28 anni da compiere a breve, potrebbe sondare altri lidi per un posto da titolare fisso. Bruges, Genk e Anversa saranno alla porta anche tra tre mesi. Prendere o lasciare, ma al valore di 21 milioni.
 
ZAPATA-MURIEL-LAMMERS- Per i vertici del tridente, che sia 3-4-2-1 o 3-4-1-2 poco importa, sfoltire la rosa è ancora più semplice: Zapata e Muriel per patron Percassi sono inamovibili, non c’è Barcellona o Inter che tenga. Anche la nerazzurra di Bergamo ha un progetto, anzi, ormai ce l’ha da 5 anni, Champions compresa, scudetto chissà. Difficile che bastino 25 milioni per il colombiano sotto contratto fino a giugno 2023 con un ingaggio da 1,8 milioni di euro netti all'anno. E di fare il vice Lukaku, Muriel non ci pensa proprio. A partire, molto probabilmente, alla fine sarà solo Sam Lammers: dopo il gong del mercato invernale ha giocato solo due volte, 10’ contro il Napoli e 12’ contro il Toro, poi più nulla. Ma tornerà a correre tra Genova e Verona.