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Dà il meglio di sé in Europa l’Atalanta di Gian Piero Gasperini, è così da tre anni a questa parte. A Torino mancava la Dea aggressiva, col Bologna la Dea da migliore attacco in campionato, con la Fiorentina la squadra esperta e smaliziata. Ieri sera era tutte e tre le cose, è tornata la vera Atalanta, con i soliti regali in fase di disimpegno, ma anche con la forza di reazione, la finalizzazione, il palleggio, la corsa. La Champions la stimola di più, o forse bisognava aspettare le classiche tre settimane di rodaggio per rivederla. Terminate al momento giusto, ora si fa sul serio.
 
SE ARRETRA, E’ TETRA - La prima mezzora è dominio assoluto nerazzurro. I campioni gialli d’Europa League sono confusi e disorientati, si aspettavano un’Atalanta da ‘wow’, ma Albiol non si aspettava uno Zapata così in forma. L’aveva visto sabato sera contro la Fiorentina - Emery gli ha fatto guardare decine di video per studiare i nemici - ma quella era la Serie A e il panterone era appena rientrato. Con la Champions tutta un’altra storia, le triangolazioni con Malinovskyi e Zappacosta sulla destra hanno tagliato il campo, rotto gli schemi. Supremazia territoriale scalfita dai ritmi che si sono via via abbassati, condanna a morte dell’EuroDea, che a gestire la gara proprio non ce la fa. Se arretra, è la fine. Se non attacca, si perde in un bicchier d’acqua: eccoli gli errori delle due ‘iene’, come le aveva chiamate Gasp, della mediana, de Roon-Freuler, due regali per avversari europei abituati a vivere e vincere finali decise da episodi.
 
SUPER MUSSO- La forza di reazione dell’Atalanta, che in passato ha ribaltato volto e tabellino a parecchie partite, nel finale ha cambiato gli equilibri. Poteva vincere e poteva perdere. Alla fine ha pareggiato, e il punto in trasferta - in uno stadio che era una bolgia gialla con fischi assordanti - se lo porta stretto a casa. Da segnalare un Musso Superman, alla sua prima partita in carriera in Champions League. Freddezza e istinto, si candida a miglior numero 1 del campionato. Ha fatto veri e propri miracoli sulle sfere di Gerard Moreno, gliene ha tolte tre dal sacco, ha spronato i suoi fino alla fine. E l’Atalanta ha imparato la lezione più importante: essere sé stessa, non perdere la sua identità, aggressiva, intensa, ad alti ritmi. Perché anche un secondo può essere fatale. E arrivare a quel secondo posto, ora che lo Young Boys ha beffato lo United, non sarà facile.