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  • Atalantamania: spendere e incassare, ma chi sarà il sacrificabile?

    Atalantamania: spendere e incassare, ma chi sarà il sacrificabile?

    • Marina Belotti
    Sarà passata sotto traccia, nel marasma di dichiarazioni sul mercato che in queste settimane manda un po’ tutti in fibrillazione. Ma c’è una frase pronunciata dal patron dell’Atalanta Antonio Percassi che forse è la più importante di tutte. Anzi, è la correzione a una frase, tipicamente sua, nell’ordine di ‘Forza Atalanta’ e ‘Fate i bravi’. “Speriamo di salvarci… Aggiusto: primo, salviamoci il prima possibile; secondo, a quel punto ci guardiamo intorno. Restare in Europa sarebbe decisivo". Eccola qui, tra un difensore in arrivo e un portiere in partenza, la nuova dichiarazione d’intenti dell’Atalanta. A 10 anni esatti dalla scalata-l’ennesima-in una Serie A mai più abbandonata, dopo un decennio a rincorrere ‘l’obiettivo salvezza’, si apre un nuovo futuro per la Dea, che nel famosissimo logo dai capelli al vento guarda sempre a sinistra. Non più il suo passato però, ma a quello spicchio di classifica. Il ciclo inizia ora, con la consapevolezza di un organico vincente, di un tecnico da Panchina d’Oro, di un gioco europeo, dell’esperienza acquisita e di un bilancio a posto. Tra entrate e uscite.
     
    FUORI DAL MERCATO- “Non incassare e spendere non è equilibrato”: è la legge del mercato, e un po’ anche della sopravvivenza. Soprattutto quando hai speso milioni per avere uno stadio a norma di pubblico per la prima Champions in casa e il pubblico l’hai visto solo una volta al Mapei. Non incassare però è quasi impossibile per l’Atalanta, che solo dai prestiti riceve un bonifico da 30 milioni. Spendere invece è un altro paio di maniche, lunghe però, come le riflessioni e gli accordi che l’entourage porta avanti mesi prima del fischio d’inizio del mercato. Solo una certezza: tre sono gli intoccabili- Ilicic non compreso- e tutti nel tridente, Muriel, Zapata e Malinovskyi. Non c’è cifra che tenga, non c’è Inter che spinga, non c’è accordo che convenga. 55 gol e 37 assist stagionali in tre, un bottino che non ha prezzo. Ce l’ha invece Takehiro Tomiyasu, e servono parecchie pepite d’oro per riprendersi (e prenderselo). 
     
    IL DIFENSORE- 25 milioni per l’esattezza, ma al momento ne ballano 20, quelli che la dirigenza orobica non vuole sganciare al Bologna per il 22enne giapponese dal grande potenziale ed esperienza in Serie A: la Dea ne ha proposti 5 più Barrow e, se non dovessero bastare, è disposta perfino a dire ‘arrivederci’ al valente Sam Lammers. “Io calcisticamente prenderei subito un difensore”, l’ha detto perfino il presidente, un centrale che aiuti Palomino e il miglior Romero. Giapponese poi, e l’Atalanta ‘made in Japan’ esulta: il Gamba Osaka ne comprerebbe a migliaia di maglie del 16 nazionale (a Bergamo è libero…). 
     
    IL FATTORE G- Ma chi risanerà la maxi spesa in retroguardia? Andando per esclusione- Ilicic è un discorso a parte- paiono Pierluigi Gollini e Robin Gosens i sacrificabili. Più il secondo che il primo, perché “Gollini per me è un buon portiere e un bravo ragazzo”; insomma Percassi lo terrebbe. Ma non direbbe mai no a 40 milioni per il goleador tedesco: "Se si creano condizioni irrinunciabili un sacrificio si può fare...". L’esterno in doppia cifra potrebbe far salire contemporaneamente quotazioni e pretendenti all’Europeo alle porte. L’Atalanta attende e sogna un’asta, Gosens scalda i tacchetti per la Francia. Vuol fare un ultimo regalo alla Dea che l’ha aspettato, lanciato e consacrato. C’è una città, proprio in Giappone, chiamata ‘Gosen’…è a mille chilometri dalla Fukuoka di Tomiyasu.

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