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Puntare al secondo posto per arrivare almeno al quarto, puntare tre difensori per acciuffarne almeno uno. Vista così, la strategia dell’Atalanta non fa una piega e si spiega facilmente con la legge del mercato. Se poi ci aggiungi la lungimiranza di patron Percassi, che spesso chiude affari ancor prima del fischio d’inizio, tra rinnovi e strette di mano, il gioco è fatto: in 3 settimane la Dea avrà il suo difensore. Sì, ma quale? Perché la differenza tra i tre nomi in allegato è più grande dei 5 milioni di euro tra il bronzo e l’argento a fine stagione. Perché Lovato non è Lucumì, e Lucumì non è Tomiyasu. Ballano almeno 15 cucuzze, una Champions, e una Coppa Italia qui solo rimandata.
 
CONTEN-TOMIYASU- La verità è che l’Atalanta vuole il difensore nipponico, felicemente ricambiata. Perché qui a Bergamo sarebbe Champions, sarebbe crescita con mister Gasp ai livelli di Romero (un 1998 che oggi sfiora i 45 milioni…), sarebbe il raddoppio dello stipendio e una fiducia spropositata - ma libera da pressioni- messa nera su bianco da un contratto quadriennale con opzione al quinto. Un matrimonio che farebbe felice anche la Dea giapponese, il Gamba Osaka, ma se è vero che i soldi non fanno la felicità, spesso però farebbero 'vivere per sempre felici e contenti’. Perché servono quasi 20 milioni per la mediana, e allora in difesa l’entourage orobico prova a risparmiare: 25 milioni per il rossoblù sono i 15 di riscatto obbligato di Barrow + i 10 di uno tra Colley e Piccoli. Fin troppo facile, perché il Bologna dai conti a posto non ha necessità del ‘Fuori tutto’, sa di avere il colTomiyasu dalla parte del manico, e chiede Lammers. Che, però, l’Atalanta non può proprio cedere come contropartita quando i club di mezza Italia sono lì lì per fare un’asta.
 
ASSE VERONA-GENK- Ed ecco che allora, per non mostrarsi troppo interessati, saltano fuori le ‘L’, larghe abbastanza da coprire il divario milionario: Lovato e Lucumí, giocatore di prospettiva l’uno, colombiano assoldato al fedele Genk l’altro. Castagne, Malinovskyi, Maehle…difficile pensare che anche questo 22enne dal doppio nome e cognome (Jhon Janer Lucumí Bonilla), non possa fare cose altrettanto grandi. E tra cavoletti, cozze e patatine, agli amici del Genk potrebbe bastare la doppia cifra. Diverso è il caso del 2000 Matteo Lovato, un buon investimento che aveva attirato anche Juve e Milan. Ma 20 milioni sono troppi e allora ecco che ritornano i crediti: Roberto Piccoli ed è subito 50%. Le condizioni per un ritorno di fiamma ci sono. Ma solo se Lucumì non dirà ‘sì’. E se Tomiyasu non vorrà firmare ai piedi dell’altare.
 
CEN-TRE-CAMPO- Koopmeiners, Skhiri, Schouten. Anche sulla mediana vige il 3X1, quell’uno incaricato di indossare la fascia nerazzurra di ‘vice de Roon’. Un ruolo che qui a Bergamo è carico d’aspettativa per la tenuta fisica dell’olandese, per il suo carisma, per la sua ‘maglia sudata sempre’ e la sua corsa a pieni polmoni. Ne arriverà solo uno, perché a far rifiatare Freuler ci può pensare anche Mario Pasalic, e perché al Gasp piacciono le rose dal gambo corto. A centrocampo però sono meno i milioni che ballano tra i tre. Tra i 18 dell’olandese e i 10 del francese a metà prezzo per la crisi del Colonia, spuntano i 15 del bolognese. Questa volta senza crediti né contropartite. Solo una firma sull’affare Tomiyasu.