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Mi manda Gigi Riva. Nicolò Barella potrebbe dire così, perché è cresciuto nella scuola calcio del più grande attaccante del Cagliari e della nazionale italiana, tuttora con il record di 35 gol in 42 partite in maglia azzurra. Riva ricorda ancora quel ragazzino silenzioso ma determinato, come tutti i sardi nei quali si è sempre riconosciuto. Lui che non voleva nemmeno andare a Cagliari, ma poi ha rifiutato tutte le offerte, a cominciare da quelle insistenti della Juventus dell’Avvocato Gianni Agnelli, preferendo rimanere per sempre a Cagliari, dove sono nati i suoi due figli e le sue cinque nipotine, oggi è il primo a capire la determinazione con cui Barella vuole andare all’Inter e non alla Roma. Questione di personalità, la stessa che aveva Riva, non di denaro. Quella personalità che distingue i grandi giocatori dai giocatori normali, perché la personalità o ce l’hai o non ce l’hai, non la puoi acquisire con il passare degli anni. Riva l’aveva a 17 anni, come i suoi compagni di nazionale Zoff e Facchetti, mentre Balotelli, incautamente paragonato a lui, non ce l’ha alla soglia dei 29 anni e non l’avrà mai, come il suo amico Cassano.

Barella poteva andare al Napoli nel mercato invernale, ma ha preferito rimanere a Cagliari per crescere e dare il suo contributo alla salvezza anticipata della squadra di Maran. Poi, a fine campionato, ha subito accettato le proposte di Marotta, convinto dalle idee di Conte, un altro che poteva andare alla Roma come lui, ma ha preferito il progetto dell’Inter. Perché le ambizioni sportive sono più importanti dei soldi e Barella, che è giustamente ambizioso, sa che all’Inter può avere un futuro con maggiori soddisfazioni che nella Roma dove il nuovo allenatore Fonseca dovrà ambientarsi tra mille difficoltà. La partecipazione alla Champions è una certezza con un fascino irresistibile per Barella, anche se Cagliari e Roma hanno già trovato l’accordo economico per il suo trasferimento. Per questo la decisione di Barella va in controtendenza rispetto alle previsioni e alle consuetudini. In fondo, anche se attorno alla Roma ci sono più punti interrogativi che esclamativi, la città e il pubblico giallorosso conservano il loro fascino, malgrado il meno prestigioso palcoscenico dell’Europa League.

Ma quando si ha una sola parola come Barella e non la si vuole rinnegare in base ai ritocchi del contratto, tutto passa in secondo piano. E così la personalità fuori dal campo si conferma l’altra faccia della stessa medaglia, perché in campo la personalità di Barella non manca mai e anzi a volte è addirittura eccessiva. Mentre le sue qualità tecniche non sono in discussione qualche dubbio si può sollevare, infatti, sulla sua eccessiva irruenza che gli costa troppi cartellini gialli, poi destinati a diventare rossi, con la conseguenza di qualche giornata di squalifica. Con il tempo e i preziosi consigli di Conte, sicuramente Barella migliorerà anche sotto questo aspetto, affinando l’intesa con Sensi, con cui potrebbe fare coppia fissa anche nella nuova nazionale di Mancini completando con Verratti un trio di centrocampo invidiato da tutti. Nel frattempo, Barella si gode gli ultimi giorni di vacanza nella sua amatissima Sardegna, e non a Ibiza o alle Maldive come tanti altri suoi colleghi italiani e stranieri, che seguono le mode. In fondo, è un’altra indiretta dimostrazione della sua personalità, che in questo caso fa rima con semplicità.