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Per carità, non ci aveva creduto proprio nessuno. Il pareggio con il Milan come slancio per l'ultimo assalto al treno salvezza? Macchè. Per un Bari in grado di vincere finora appena tre gare, come sarebbe mai stato possibile centrarne addirittura sette sulle nove (ora otto) rimanenti? I 'nostri eroi', però, sono riusciti a privarci anche dell'illusione. Non di agganciare una permanenza impossibile, ma almeno di vivere un finale di campionato interessante. La sconfitta con il Chievo non conta granchè nell'oceano di ko rimediati da Gillet e compagni. Tuttavia, rivela profonda malinconia di un campionato che per il Bari è finito incredibilmente presto (addirittura alla sesta giornata). O forse sarebbe meglio dire che il torneo dei biancorossi non è mai cominciato.

Mai un guizzo, un sussulto, una reazione d'orgoglio. Soltanto umiliazioni atroci. Il giocattolo si è rotto, tutti a casa. Si torna in B (e questo lo si sapeva da tempo) nel modo più mesto possibile. Distruggendo senza pietà tutto ciò che di bello si era costruito in questi ultimi due anni.  D'altra parte, si era già ampiamente provveduto a spazzar via i protagonisti (Conte e Perinetti) delle fortune dei galletti, per affidarsi a personaggi dal profilo nemmeno paragonabile ai loro predecessori. Il rush finale del campionato, solitamente un momento che tutte le squadre vivono con il cuore in gola, per il Bari non ha senso. Inutile dire che bisogna salvare la faccia o onorare la maglia. La dignità è stata già persa da tempo, i colori irrimediabilmente infangati.

I giocatori, piuttosto, si impegnassero per se stessi. Per guadagnarsi la chance di giocarsi un'occasione altrove, dato che qui non sarebbero più visti con affetto. Per quanto concerne la società, invece, che si faccia l'impossibile per dare un significato concreto, una volta per tutte, alla parola progetto. Che ci si apra, insomma, all'ingresso di nuovi soci nel club, con la massima disponibilità. Oppure, che si avvii con tutte le buone intenzioni una trattativa per vendere l'intero pacchetto azionario del club. Nella speranza che qualcuno non abbia dimenticato le immagini di una piazza che avrebbe tutto per sognare in grande. E che, invece, si ritrova a ripartire da una categoria che non solo fa paura, ma che forse nemmeno interessa.

La preghiera, più che l'auspicio, è che si sfrutti questo tempo per programmare un futuro migliore. Per costruire campionati vincenti, dopo un'annata da tregenda. La stagione 2010/11 non deve essere dimenticata. Anzi. Occorre tenerla bene a mente come esempio negativo. Che non si ripeta mai più questa storia. Errare è umano, sperperare un patrimonio innanzitutto economico, ma anche di entusiasmo e sentimenti, è più che diabolico. Ma tant'è. Inutile arrovellarsi sulle cause del disastro: se ne sono riempite tante colonne. Si lavori, invece, per ridare speranza al popolo biancorosso. Che dovrà avere tanto coraggio per rialzarsi un'altra volta. Il cuore dei baresi, però, è grande. Occorre soltanto qualcuno in grado di riprendere a farlo battere forte.