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Comunque vada, grazie. Grazie, grazie, mille volte grazie. Comincio come avevo finito il pezzo quando l’Italia divenne campione del mondo del 2006. Grazie a Roberto Mancini e al suo staff, grazie ai calciatori, grazie alla Federazione. Questi giorni dell’Europeo itinerante e post datato, quelli che sono trascorsi dall’11 giugno al 10 luglio, sono stati entusiasmanti e nessuno ce li potrà togliere. Non solo perché abbiamo ritrovato una Nazionale che gioca, vince e domina l’avversario (tranne la semifinale contro la Spagna), ma perché grazie al calcio siamo tornati a essere uniti dopo un anno e mezzo di sofferenze da pandemia.
 
Resta una notte, l’ultima. Battere l’Inghilterra, per di più a Wembley, sostenuta e spinta da 50 mila tifosi (diecimila saranno italiani) è certamente un’impresa, ma provarci con tutte le nostre forze è doveroso. Io amo dire che da una finale persa non si torna mai, intendendo con questo che qualche rimpianto è inevitabile e ce lo si porta dentro per il resto della vita. Questa volta, invece, sento che no, che tutto sarà dato perché nulla venga tolto e che, alla fine ad alzare quella coppa bellissima saranno i nostri, saremo noi. Per quel che conta abbiamo avuto un giorno di riposo in più, ma ieri siamo stati costretti a viaggiare ancora, mentre l’Inghilterra ha passato una vigilia domestica, senza sussulti e contrattempi se si esclude il dubbio Foden, malconcio ad uno dei due ginocchi.  
 
Dell’Italia ci sono tutti, compreso Spinazzola che è andato a prendersi la medaglia con le stampelle. Di qualsiasi metallo essa sia non c’è nessuno più di lui che la meriti. Giocheranno gli undici che si sono imposti alla Spagna ai rigori, anche se sicuramente la finale richiederà cambi e, dunque, forze fresche. Prevedo che Immobile, dopo tante critiche, non solo farà bene, ma segnerà anche un gol, forse decisivo, il che cancellerà d’un tratto tutte le perplessità accumulate finora. Sarà una partita dura, fisica, intensa ed emotivamente probante. L’importante sarà non perdere la testa e replicare alle loro iniziative, anche se l’Inghilterra non è la Spagna e terrà meno il pallone, facendo meno la partita. Se comandiamo noi, come è nei voti data la superiorità numerica e tecnica del centrocampo, potremmo cercare e trovare il gol non dico presto, ma prima di loro. È importante non subirlo, perché all’Italia non è mai capitato e non sappiamo cosa potrebbe succedere.
 
Non sono d’accordo con quelli che dicono che le finali non si giocano, ma si vincono. Primo, perché non puoi vincere se non giochi. Secondo, perché giocando bene abbiamo molte più probabilità di vittoria che non giocando affatto. Abbiamo rischiato di scottarci con la Spagna e ci siamo salvati ai rigori, non credo sia conveniente organizzare una partita di puro sacrificio per vedersela ai supplementari o dagli undici metri. Del resto, quando dico che quest’Italia ci ha uniti più di qualsiasi altra, intendo anche dire che ci ha cambiati nel gusto e negli atteggiamenti. Fino alla semifinale siamo stati una Nazionale che propone calcio e dispone degli avversari in base alle proprie qualità. Fermarci all’improvviso, quando non resta che raccogliere quanto abbiamo seminato, sarebbe non solo dannoso, ma addirittura controproducente.
 
Perciò per vincere serve la bell’Italia senza paura che abbiamo visto con il Belgio - a mio giudizio la gara spartiacque - in grado di imporre i ritmi e le coordinate del confronto. Esattamente come Mancini, o qualsiasi allenatore vincente, non contemplo la sconfitta. Il solo pensarci significa permetterle di aprire un varco nella testa dei giocatori. Non devono essere sicuri di vincere, ma - come ha detto magistralmente Beppe Bergomi su Sky durante Italia- Spagna - devono essere sicuri di rifiutare la sconfitta. Tecnicamente l’Inghilterra non è più forte. Lo è fisicamente e i suoi calciatori lo hanno dimostrato contro la Danimarca, quando al 120’ minuto correvano come fosse il primo. Non portiamoli dove possono fare meglio di noi. Facciamoli correre a vuoto e cerchiamo la verticalizzazione che certamente patiscono. E poi proviamo a forzare gli sbarramenti laterali. Abbiamo tecnica e ferocia - Insigne e Chiesa - per metterli spalle al muro. O meglio, spalle alla porta. Hanno subito un solo gol. Ne basta un altro, anche uno solo, perché questa notte diventi mitica.