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Avanti di questo passo, c’è da immaginare che le squadre di calcio pugliesi presenti nel campionato di Eccellenza saranno costrette a migrare chissà dove ogniqualvolta il calendario prevede per loro una gara casalinga. Non per impraticabilità del terreno di gioco, ma per idiozia di quattro imbecilli i quali amerebbero la definizione di tifosi. Intanto, quindici giorni fa, è toccato alla cittadini di Mola e cioè alla sua squadra finire nel libro nero del giudice sportivo con tanto di sospensione punitiva per una giornata. A seguire, la settimana dopo medesima sorte per Trani la cui è popolazione alla ripresa del campionato dovrà fare a meno della partita di pallone. La cosa buffa (ma mica tanto come potrete leggere) è che alla base di questa doppia punizione ci sta un unico evento replicato in fotocopia.

Nell’Altamura gioca anche un giovane di colore. Il senegalese Dignè Ababacar (foto larepubblica.bari.it) che magari non sarà un campione ma che è sicuramente un bravo ragazzo anche molto sensibile. Ebbene, prima a Mola e poi a Trani, ad un certo punto della gara nella quale l’Altamura era impegnata contro la squadra di casa un gruppo non foltissimo ma compatto di spettatori ha deciso di prendersela con il malcapitato Dignè ricoprendolo di insulti chiaramente razzisti dei quali il più “innocente” era formulato dalla frase “Alzati scimmia. Le scimmie non giocano a pallone”. Le cronache dello spogliatoio di fine gara raccontano del ragazzo in piena crisi di pianto per la disperazione e inutilmente confortato dai suoi compagni. Gli arbitri avevano visto e sentito tutto. Le loro relazioni, puntuali, hanno prodotto la giusta condanna per questo insopportabile gesto di maleducazione e di inciviltà.
Le scuse dei dirigenti del Mola e del Trani, arrivate dalle voci dei rispettivi presidenti, non possono cancellare la gravità etica di un comportamento tanto più grave se si considera che è stato tenuto da abitanti di una terra, la Puglia, non soltanto resa bellissima dalla natura amica ma anche tradizionalmente apprezzata e ammirata per la cortesia e il senso dell’ospitalità della sua gente. Un doppio scivolone idiota che tra l’altro mette in luce l’assoluta ignoranza (dal latino, ignorare e cioè non conoscere) degli squallidi protagonisti della gazzarra razzista. Altamura, Mola e  Trani fanno parte della provincia di Bari. Una porzione di  Italia le cui origini si perdono davvero nella notte dei tempi e i cui ritrovamenti archeologici testimoniano chiaramente l’esistenza di una civiltà arrivata dall’Africa e insediatasi già ai tempi dell’homo neanderthaliano. Tanto per dirne una. Il pane del quale Altamura va legittimamente fiero in tutto il mondo in dialetto locale di dice “skuametè” la cui fonia non e poi così lontana “muburetè” con il quale in Senegal viene definito lo stesso prodotto alimentare. Seppoi, si volesse anche prendere per buona la teoria dell’evoluzione darwiniana, con l’uomo sapiens pronipote delle scimmie, allora la condotta tenuta dai sedicenti tifosi sarebbe doppiamente da censurare con la domanda: chi sono oggi le vere bestie? Certamente non il povero Ababacar.

Marco Bernardini