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Un tuffo dentro l'incubo, per uscirne a pochi secondi dal fischio finale che avrebbe decretato la morte del Bologna. Eccola, la prima parte di stagione del Bologna: dal precoce entusiasmo per l'arrivo di Sergio Porcedda - condizionato dal cambio della guardia dopo la disastrosa gestione Menarini e da un mercato accattivante all'insegna dei giovani di valore - al dramma sportivo, visto che il sardo nella sua permanenza bolognese non ha pagato niente e nessuno, portando i rossoblù a un passo dal fallimento. Poi, l'intervento di Giovanni Consorte e della cordata capitanata dal colosso del caffè Massimo Zanetti, che ha salvato il futuro rossoblù: prima il lungo tira e molla con Porcedda sull'albergo che l'ormai ex presidente del Bologna ha dovuto lasciare sul piatto per coprire parte dei debiti, poi, a un'ora dalla conferenza stampa di presentazione del nuovo Bologna, il dietrofront del sardo che non voleva più firmare le ultime carte - cosa che avrebbe costretto i rossoblù a portare i libri in Tribunale - e successivamente è stato convinto.

Sotto l'albero dunque Bologna ha trovato la salvezza, un aumento di capitale da dieci milioni di euro e un progetto innovativo per il calcio italiano, un azionariato diffuso con un pool imprenditoriale capitanato da Zanetti - che coinvolge anche Gianni Morandi, presidente onorario, Giovanni Consorte, Marco Pavignani (Plastica Marconi), Albano Guaraldi (Futura Costruzioni), Marco Scapoli (Biochimica-detersivi), Lamberto Romani (Serenissima Cir ceramiche, già sponsor di maglia), Riccardo Yien (Cartal, oggettistica e articoli da regalo), Roberto Muriana (I.car, antifurti), Giulio Romagnoli (settore alimentare), Giorgio Bernini (avvocato ed ex ministro del commercio del primo governo Berlusconi), Carlo Zucchini (costruttore) Filippo Brandoli (fotovoltaico) e, con modalità da definire, Alberto Vacchi del colosso del packaging Ima e Maurizio Marchesini, presidente di Unindustria Bologna - sorretto, in percentuale minore (attorno al 25%) da quattro associazioni, una di tifosi, una di professionisti, una di artigiani e una di commercianti.

'La città di Bologna che salva il Bologna', l'ha definito correttamente Zanetti, un'idea nuova che potrebbe rappresentare anche un punto di svolta per il calcio italiano. Una grande ripartenza che proprio sul più bello si è ritrovata zoppa. Colpa della scelta di Massimo Zanetti (molti del pool imprenditoriale, conoscendo meglio le vicende rossoblù, erano contro a questa decisione) di nominare come nuovo amministratore delegato Luca Baraldi, già visto a Bologna lo scorso anno nell'era Menarini: il dirigente ex Lazio, Parma e Modena, non ha lasciato un bel ricordo di sé a Casteldebole. Sia nella squadra, accusata di scarsa professionalità dopo Bologna-Lazio 2-3 della scorsa stagione (tra i reduci della scorsa stagione, Di Vaio, Portanova, Moras e Viviano sono già sul piede di guerra), sia nei tifosi, che ricordano bene l'operato di Baraldi in quei giorni e si sentono tuttora presi in giro. Insomma, nei confronti di Baraldi è guerra aperta e la rinascita rossoblù è partita con un fardello pesante, che aprirà nuove questioni nell'anno che verrà. Ma intanto, esserci è già un successo.