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“Se ci alleniamo come oggi per tre mesi, siamo forti”. Queste le parole di Maurizio Sarri alla vigilia di Lione-Juventus. Parole accompagnate anche da un altro passaggio: “Il miglior allenamento dell'anno lo abbiamo fatto in Arabia Saudita, ma poi abbiamo perso in Supercoppa con una brutta prestazione”. Insomma, la storia si è ripetuta. I segnali per la peggior Juve possibile poi si erano già avvertiti nel riscaldamento. Avvisaglie e anche qualcosa di più, un latente nervosismo proprio quando la squadra doveva essere squadra. Le riserve o alcune di loro non tengono l'atteggiamento giusto, Leonardo Bonucci se ne accorge e non le manda a dire a Blaise Matuidi, non proprio l'ultimo arrivato. Non ho ripreso Matuidi, gli ho detto che la squadra la fa anche chi sta fuori, si respirava che qualcosa non era acceso anche negli undici titolari. Serve fare squadra anche in queste piccole cose che fanno la differenza”, la spiegazione a caldo di Bonucci. In pratica la Juve non era squadra, o almeno non lo era come dovrebbe essere. 
SARRI NON C'ERA – C'era tensione prima, si è trasformata in campo nel peggior modo possibile. E Sarri dov'era? Non c'era. Non metaforicamente, durante il riscaldamento proprio non era presente, come accade spesso. “Non esco durante il riscaldamento, ma lo staff che era presente non mi ha segnalato niente di particolare”: ecco, forse ci sarebbe dovuto essere, forse la presenza di Sarri andrebbe presa in considerazione in maniera diversa anche in questi frangenti, almeno a bordo campo. Perché dopo che la Juve non fosse Juve lo hanno visto tutti. Capirlo prima e magari trovare il modo di evitare una prestazione del genere, spettava proprio a lui.