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La storia è questa: dunque c’è un tizio che cade da un grattacielo di cinquanta piani. Precipita, e mentre sta precipitando per farsi coraggio - ad ogni piano - si ripete: fin qui tutto bene. Giù, allora. Trentesimo piano: fin qui tutto bene. Quindicesimo piano: fin qui tutto bene. Decimo piano: fin qui tutto bene. E intanto precipita. Settimo piano: fin qui tutto bene. Quarto piano: fin qui tutto bene. Sempre più giù. Secondo piano: fin qui tutto bene. Ma il problema non è la caduta, bensì l’atterraggio. Abbiamo preso a prestito una citazione da un film del ’95, “L’Odio” del francese Mathieu Kassowitiz, per fotografare la situazione del Leonardo Bonucci attuale che - a sua volta - è la fotografia del Milan attuale. Il problema non è la caduta, ma l’atterraggio. E l’atterraggio di Bonucci (e del Milan) nella mediocrità che questa estate - con un mercato faraonico - si era cercato di scansare, ora si sta rivelando tremendo e definitivo. Il capitano duro e puro è diventato l’uomo debole di una squadra sbilenca. Il maggior investimento del mercato rossonero (40 milioni di euro, cifra più alta mai pagata per un difensore italiano in serie A), non ha portato in dote - finora - nessun valore aggiunto. Nè tecnico e nemmeno, visti i fatti, di personalità e carisma.

La gomitata che il difensore rossonero ha rifilato a Rosi, dopo soli 25 minuti di una partita, quella col Genoa, che - bisogna ancora sottolinearlo? - si presentava delicatissima, non ha scusanti. E’ un gesto, semplicemente, scriteriato. Folle. Insulso. Che gli costerà almeno due giornate di squalifica. E che lo vedrà costretto a saltare il primo incrocio con la Juventus. Capitan Bonucci - e la fascia è un’aggravante - ha abbandonato al Milan. L’ha lasciato solo, a brancolare nel buio. L’ha fatto nel momento in cui i rossoneri avrebbero avuto bisogno della sua esperienza, della sua personalità, della sua “cattiveria” agonistica. Non è stato il Var a cacciarlo dal campo, non è stato nemmeno l’arbitro Giacomelli. E’ stato lui stesso a farsi fuori. Da solo. Con un comportamento che non è accettabile da un giocatore con la sua storia. Ormai è assodato: Bonucci - a trent’anni - sta vivendo il peggior momento della sua carriera. E’ il momento più critico. La domanda è: siamo di fronte a una fase di passaggio che andrà gestita e può essere risolta o questo è invece il crollo verticale di uno dei più difensori più quotati dell’ultimo decennio? Noi pensiamo che una gomitata non macchi una carriera. E’ un brutto gesto, ma sulla bilancia vanno pesati dieci anni di calcio ad alto livello. Ma una gomitata - di questo ne siamo certi - può essere un segnale. E il segnale mandato da Bonucci non è un segnale positivo, né per lui e nemmeno per il Milan. Dunque, la storia è questa: c’è un tizio che cade da un grattacielo di cinquanta piani…