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È stato il trasferimento più clamoroso del calciomercato italiano di questa estate e uno dei più clamorosi - dopo Neymar - di tutta Europa. Leonardo Bonucci ha lasciato la Juventus per sposare il progetto del nuovo Milan. Alla Gazzetta dello Sport il numero 19 e capitano rossonero ha raccontato le sue sensazioni su queste prime settimane con la squadra di Vincenzo Montella e i progetti per il futuro: "Spero di fare nel Milan ciò che Pirlo ha fatto alla Juve col percorso inverso. Ho scelto di venire qui perché c'è il progetto più ambizioso. Io vivo di sfide e Fassone e Mirabelli mi hanno fatto sentire importante e mi volevano fortemente, altrimenti la trattativa non sarebbe durata solo 48 ore. D'altra parte, gli amori o nascono subito, o non nascono mai. E non è certo una questione di soldi: a chi mi dà del mercenario rispondo che avevo richieste anche dall'estero, dove avrei guadagnato di più. Trovo molte analogie con l'inizio dell'avventura alla Juve. Infatti ho scelto il Milan anche perché nella mia testa c'è l'idea di ripetere il percorso vissuto in bianconero, dove eravamo partiti da una rifondazione come in questo caso e siamo arrivati in alto. Ecco, qui voglio arrivare ancora più in alto. Nell'arco di quattro anni spero di arrivare a vincere la Champions. Voglio portare a casa tutto".

SUBITO CAPITANO - "Credevo ci sarebbe stato un po' più di scetticismo nei miei confronti. Questo entusiasmo mi spinge a dare ancora di più. Non vedo l'ora di debuttare in questo stadio. Confesso che ho addosso un po' di agitazione: San Siro è la storia e il giorno del preliminare, anche se non giocavo, è stata una delle poche volte in cui mi sono emozionato entrando in uno stadio. Mi piacerebbe tanto rivedere la stessa cornice di pubblico. La fascia di capitano? È una responsabilità importante, darò tutto me stesso per difendere questa maglia dal primo all'ultimo minuto di ogni partita. Se me l'aspettavo? Sinceramente no. L'importante però è che ci sia un gruppo trainante e il Milan è un club fortunato perché qui c'è gente che sa fare gruppo. Sono rimasto piacevolmente colpito anche dallo spirito di sacrificio dei sudamericani. Sono molto contento dello spogliatoio, ci sono delle belle persone. Come ha preso il cambio Montolivo? È stata una scelta condivisa da club, allenatore e squadra. Con Riccardo ho parlato fin dal primo giorno di quanto sarebbe potuto succedere. Lui è una grande persona e un grande giocatore, nessuno vuole passare sopra nessuno, l'intenzione è quella di fare squadra. Conta il bene comune, quello è davvero importante. Non il capitano. Io posso mettere a disposizione carisma ed esperienza, ma è la squadra che ti fa diventare tale. Ho la fortuna di avere imparato da grandi leader come Buffon, Del Piero e Chiellini. Per il resto, il segreto è fare gruppo nelle piccole cose, nei dettagli. Il Milan merita di tornare in alto ed è questo che la società ci ha chiesto".

L'ADDIO ALLA JUVE - "Allegri ha appena detto che sarei stato il capitano della Juve del futuro? Come ho detto, ora per me conta solo il Milan e la Juve è il passato. La ringrazio per quel che mi ha dato, con loro sono diventato uno dei migliori difensori al mondo, ma quando fai certe scelte poi ti prendi le responsabilità e hai le tue conseguenze. La Juve e Allegri durante l'ultima stagione hanno fatto scelte ben precise e io le ho fatte di conseguenza. Di certo le mie valutazioni non erano più quelle del passato, ma la scelta è stata condivisa con il club, quindi non è solo farina del mio sacco... Tutto parte da Oporto, ma c'erano stati alcuni episodi già prima, magari meno eclatanti. Potrei ritrovare Allegri in Nazionale? Se così dev'essere, sarà. Siamo tutti professionisti, nessun problema. Mi ha fatto un po' strano vedere la Juve davanti alla tv, ma ormai quello è il passato. Il mio presente e futuro si chiama Milan. Se sento i miei ex compagni? Certo, oggi (ieri, ndr) ho fatto gli auguri di compleanno a Chiellini. E poi con alcuni di loro c'è un percorso comune in Nazionale".

MILANO E SCUDETTO - "Impressioni dopo il primo mese? Questa è la mia nuova casa ed è bella, mi piace. Fin da subito ho avuto l'impressione di sentirmi a casa. Per ora sono ancora in hotel, a settembre saremo dentro casa. Conduco una vita normale, qualche sera fa in Versilia sono andato alle giostre con mio cognato. E voglio che anche i miei figli vivano nella normalità. L'altro giorno ho preso la metro, Milano è cambiata, evoluta. Molto bella. Sono carico e più affamato che mai, darò sempre più dei miei limiti. Il mio obiettivo è far sì che il Milan torni nell'Olimpo del calcio mondiale. Ho scelto questo club per ripartire, sono qui per vincere. Lo scudetto? La Juve resta la favorita e il Napoli ha ottime chance di giocarsi il titolo: ora come ora siamo un gradino sotto entrambe, ma non dobbiamo porci limiti. Dopo di loro, vedo a pari merito Roma, Inter e Milan. Se arrivassero Belotti e Aubameyang? Belotti è uno che trascina, che lavora tanto. Non so se arriverà lui, ma chi dovesse arrivare si deve mettere a disposizione nelle due fasi. Una punta di alto livello ti facilita in tante cose, sarebbe la chiusura perfetta di un mercato stimolante ed entusiasmante. Qui un ciclo come alla Juve? Francamente in questo club mi ci vedo a lungo e questo mi stimola a essere ancora più 'cattivo'".

TRA SOCIAL E CONTE - "Gli insulti dei tifosi della Juve? Se mi facessi condizionare dai commenti sui social, nel 2011 avrei lasciato la Juve e quest'anno non sarei venuto al Milan. Mi hanno insultato perché ho cambiato maglia, ma sui social le gente è libera di dire la propria e non provo rancore. Cosa mi ha detto Montella? In lui vedo tanta voglia di migliorarsi e di trasmettere voglia di vincere. È un tecnico molto intelligente, ha un futuro da grande allenatore, spero di poter vincere con lui. La sua idea di calcio è molto buona, non avevo mai visto nessuno impostare il gioco così con una difesa a quattro. Con me difesa a tre? Sono sincero, a quattro o a tre per me è uguale. Anzi, a tre c'è molto più campo da difendere. Sapete quante volte mi sono ritrovato uno contro uno? Se mi vedo allenatore? Assolutamente sì, sono già 4-5 anni che ci penso. Gioco ancora 6-7 anni e poi alleno. È qualcosa che mi ha trasmesso Conte, mi vedo un po' come lui. E poi voglio alzare un trofeo anche da tecnico...".