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A poco più da un anno dal suo ingresso, la Juventus lascia oggi il FTSE Mib 40, il listino delle più importanti società quotate in Borsa Italiana. La decisione risale a qualche settimana fa, agli esordi italiani della crisi del coronavirus che si è abbattuta come una mannaia sulle quotazioni azionarie globali e, di conseguenza, ha ridotto la capitalizzazione del titolo bianconero fino a “retrocederlo” nel listino Mid Cap, riservato alle società medie. Nell’ultima settimana la società ha ripreso fiato con un rimbalzo superiore al 20%, ma non sufficiente a compensare l’emorragia di vendite che ha colpito tanti titoli, tra cui Juventus per l’appunto, nell’ultimo mese, fino a spingerlo a valere 71 centesimi da 1,17 euro del 21 febbraio

Negli ultimi tre mesi, complessivamente, a Torino hanno perso il 47%, negli ultimi 12 mesi il 50%. La società è arrivata a valere in Borsa 890 milioni di euro dall’oltre miliardo e mezzo di inizio 2019 e con un aumento di capitale di mezzo. Una corsa, quella di accesso al listino principale di Borsa Italiana, che era iniziata con l’arrivo di Cristiano Ronaldo e un’esposizione mediatica internazionale che, oggettivamente, aveva avuto ripercussioni positive anche sul club facendolo entrare in una nuova dimensione anche finanziaria.


andamento grafico del titolo Juventus nell’ultimo mese

Secondo un recente report degli analisti di Banca Imi, l’aumento di capitale da 300 milioni concluso a dicembre ha rafforzato la società garantendole una maggiore flessibilità finanziaria, ma i rischi legati al coronavirus non possono essere sottovalutati. Lo stop al campionato, lo stop alla Champions League e l’incognita sul se, e quando, potranno essere riprese, hanno tolto visibilità su una parte di ricavi di tutte le società di calcio, in particolare quelle che partecipano alle coppe europee. La stessa Uefa, dopo aver rinviato gli Europei al 2021, ha sottolineato come al momento non ci siano né le condizioni né gli strumenti necessari per capire quando campionati e competizioni europee potranno riprendere, anche se l’augurio è naturalmente che si possano concludere.
E’ dunque probabile che la pandemia globale abbia un rilevante impatto economico sui risultati 2019-20, dopo che il primo semestre bianconero già si era chiuso con una perdita di 50,3 milioni. Gli analisti di Berenberg convergono sul fatto che la recente ricapitalizzazione del club ne abbia migliorato la salute finanziaria e si aspettano che la redditività possa crescere, ma non prima del 2023. Per gli analisti l'effetto Ronaldo sui ricavi potrebbe continuare anche quando il numero 7 della Juventus se ne andrà (per gli esperti alla scadenza naturale del contratto). Per il momento, però, il monte ingaggi da oltre 250 milioni di euro pesa sui conti del club in un momento in cui attività e entrate sono ferme. Il presidente federale Gravina ha aperto a un taglio degli ingaggi nei club, il presidente del Torino Cairo lo considera addirittura "inevitabile". La decurtazione è già realtà in alcuni club in Francia (Amiens, OM, Lione, Bordeaux) e Bundesliga, dove nel Borussia Moenchengladbach il taglio è stato addirittura volontario.

L’impressione è che anche a casa nostra la decisione sia questione di giorni, per necessità e magari anche per immagine da fornire a un paese con milioni di lavoratori a casa. I numeri dolorosi rilasciati dalla Protezione Civile ogni sera non lasciano margine per capire se il campionato possa riprendere, ma il formato a porte chiuse sarà nel caso inevitabile ancora per diversi mesi. Qualche virologo si spinge a pensare addirittura che la situazione non sarà completamente risolta prima dell’autunno. A questo punto anche un eventuale nuovo torneo a settembre partirebbe blindato. Con i relativi mancati introiti da biglietteria per tutto il periodo trascorso

Probabile che quindi la pressione ribassista sul titolo azionario, come su quelli di Roma e Lazio seppur con proporzioni diverse, prosegua anche nei prossimi giorni. Per i bianconeri il mix esplosivo di mancati introiti Champions, stadio vuoto e ultima semestrale in rosso dovrà necessariamente portare ad un cambio di strategia, come per molti altri grandi club di respiro internazionale. Se la chiusura del bilancio era già prevista in perdita, con un punto interrogativo legato al percorso in Champions, le prospettive adesso non possono essere che più complicate. Per Andrea Agnelli, cosi come per tutti gli altri presidenti. La ripartenza in Borsa, intanto, sarà dal listino secondario. Con un po’ meno di visibilità all’estero, per i grandi investitori, ma con bond e aumento di capitale già conclusi nei mesi scorsi. A smorzare l’indebitamento del club di oltre 100 milioni già nei primi 6 mesi. Semmai resta da considerare l’aumento semestrale del costo dei tesserati, cioè i calciatori, da 143,08 a 173,27 milioni (+21,1%). Senza una sforbiciata di questa voce, in assenza di entrate causa stallo totale, l’incidenza su ricavi già segnati in calo non può che aumentare. Insomma, le previsioni prevedono nubi scure, ma non potrebbe essere diversamente ed è una condizione che accomuna qualsiasi attività economica in questa fase in cui si prospetta una pesante recessione per il paese. Ripartire è una necessità, presumibile con un ridimensionamento e un taglio dei costi.