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Duecento milioni di euro in cambio del 65% delle azioni dell'Inter. Cento milioni di euro in cambio del 40 per cento delle azioni dell'Inter. Prendere o lasciare.

E' sempre più probabile che Massimo Moratti prenda, poichè deve scalare la montagna di denaro in cima alla quale siede Erick Thohir, multimilionario indonesiano secondo il quale il tempo è scaduto. Il presidente dell'Inter sa che il bilancio licenziato oggi presenta un passivo pesantissimo e sa anche che il denaro fresco di Thohir costituisce un'iniezione di ossigeno puro nelle esauste casse del suo club. L'indonesiano sarebbe pronto a pagare 285 milioni di euro per prendere l'Inter tutta e subito: Moratti punta ad un passaggio delle consegne che sia graduale. Ma la società milanese si prepara a vivere una svolta davvero epocale e nulla sarà più come prima.

Thohir vuole Nainggolan, belga-indonesiano che sarebbe l'uomo simbolo del cambio al vertice: ma Roma (10 milioni per metà del cartellino, più i prestiti di Romagnoli e Verre), Milan, City e Napoli lo contendono all'Inter e Cellino gode. Oggi Nainggolan vale già 15 milioni di euro.

Intanto, Handanovic e Guarin sono diventati momentaneamente incedibili; l'Inter ha proposto al Napoli lo scambio Ranocchia-Zuniga, ma sul difensore è piombato il Manchester United. Alexsandar Dragovic, classe '91, difensore centrale serbo-svizzero del Basilea, è in procinto di diventare nerazzurro; prima, però, Branca deve convincere Silvestre ad accettare il Parma assieme a Cassano in cambio di Belfodil.

E' evidente che l'affare lo faccia il Parma: Belfodil ha segnato solo 8 gol in 33 partite con la maglia gialloblù; a Milano c'è già Icardi, Mazzarri è un allenatore che preferisce i giocatori esperti eppure l'Inter prende Belfodil e cede Donati al Bayer Leverkusen e Caldirola al Werder Brema. Complimenti per la valorizzazione dei giovani cresciuti nel settore giovanile.

Certo, anche il Milan quanto a contraddizioni non scherza. Ancora rintronato dal colpo Tevez piazzato dalla Juve, Galliani fa buon viso a cattivo gioco e si prepara ad incontrare domani El Shaarawy, di ritorno dal Brasile, per dirgli che è sul mercato. Che senso abbia cedere il ventenne attaccante italo-egiziano (19 gol fra campionato e coppe nella prima stagione da titolare rossonero), lo sa solo Berlusconi che, per la seconda volta in diciotto mesi, ha esposto il Numero Due a una figura barbina sul fronte Tevez. E, con tutto il rispetto per Honda, che da tre anni si offre al Milan e finalmente sta per coronare il sogno, vendere El Shaarawy è un puro atto di masochismo sportivo.

Ma Via Turati non ci aveva detto che puntare sui giovani è l'unica strada percorribile? Aggregano Cristante e Petagna alla prima squadra e cedono uno dei talenti più forti dell'ultima generazione di attaccanti del nostro calcio? L'importante è spiegarlo ai tifosi i quali, ieri sulla Gazzetta dello Sport, hanno letto una pagina di ringraziamento ufficiale della società a Massimo Ambrosini per le sue diciassette stagioni milaniste. Meglio tardi che mai. 

Berlusconi poteva pensarci prima, se teneva tanto all'ex capitano che, questa settimana diventa viola, per la gioia di Montella il quale l'ha fortemente voluto a Firenze. 

Non ha sicuramente di questi problemi la Juve, scatenata dall'operazione Tevez. Conte pensa al modulo 3-3-4, con Pirlo, Marchisio e Vidal a centrocampo davanti a Barzagli, Chiellini e Bonucci e dietro ad Asamoah, Zuniga o chi per esso, Llorente e Tevez. Capitolo Jovetic: Diego Della Valle  non molla. O la Juve sgancia 30 milioni in contanti o il montenegrino resta dov'è. "Pecunia non olet", avverte l'amministratore delegato toscano Sandro Mencucci. Purchè la pecunia arrivi, in contanti e senza contropartite tecniche.

Floccari ha rinnovato con la Lazio, ma potrebbe anche partire. Sannino vuole Kozak al Chievo e, per il biancoceleste, si profila un derby con il Verona. E' solo l'inizio.

Xavier Jacobelli

Direttore Editoriale www.calciomercato.com