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C'è qualcosa di magico che lega Eugenio Corini alla piazza bresciana. Un legame fortissimo, indissolubile, mai sciolto nel tempo nonostante il girovagare nella lunga carriera agonistica prima da giocatore poi da allenatore. Brescia è la terra che lo ha visto nascere, nella sua Bagnolo Mella. Brescia è la prima squadra a credere nelle qualità di quel minuto calciatore che in tenera età lo ha visto indossare per la prima volta la casacca blu con la classica “V” bianca sul petto. Un'amore viscerale quello tra Eugenio Corini e quei colori portati sempre nel cuore ora più che mai, da quando soprattutto è divenuto timoniere della squadra che ha appena ottenuto la promozione e si affaccia al mondo incantato della Serie A.

IL CERCHIO – Con questa espressione si potrebbe riassumere il percorso di Eugenio Corini con il Brescia. L'esordio da predestinato in Prima Squadra nel lontano 1987 agli anni successivi che lo portarono ad essere ceduto alla Juventus. Come tutte le grandi storie d'amore anche per il “Genio” (come lo hanno sempre chiamato da queste parti) è arrivato il periodo di difficoltà con la scelta di tornare ad indossare quella maglia tanto amata nella nefasta stagione 1994/1995 in Serie A dove il Brescia conseguì il record negativo di punti. Ma dopo la tempesta torna sempre il sereno e l'arcobaleno a fare da trampolino per il rilancio a Brescia è la figura di Massimo Cellino. Il presidente lo ha chiamato per sostituire l'acerbo David Suazo. Non in campo, bensì in panchina: la sostanza non è mutata. Chiudendo il cerchio Eugenio Corini trasforma l'amore per la maglia in carica agonistica che trasferisce ai suoi giocatori in campo diventando l'eroe del ritorno in Serie A delle rondinelle.
IDOLO DEI TIFOSI – Basterebbe la promozione raggiunta vincendo il campionato di Serie B e con due giornate d'anticipo per erigere Eugenio Corini a idolo di tifosi. Ma il tecnico bresciano ha fatto molto di più. Ha riportato l'entusiasmo sugli spalti dello stadio Rigamonti, ha riattivato il sentimento sopito per troppo tempo in una città ferita dai continui insuccessi calcistici. E ancora ha portato sui campi di calcio la brescianità intesa come cultura del lavoro e sacrificio per ottenere i risultati. Una somma algebrica facile da tracciare: Eugenio Corini è e sempre sarà idolo dei tifosi biancoazzurri

IL SOGNO – Il percorso di Eugenio Corini al Brescia non è ancora completato. L'ostinazione a la voglia di scrivere ancora pagine indelebili nella storia del club lombardo lo hanno portato a rimanere per compiere l'ultima grande impresa della sua carriera a Brescia: salvare la squadra al primo anno in Serie A. Obiettivo non semplice per il tecnico bresciano a fronte di una stagione che si preannuncia difficile ed impegnativa. Tornare dopo otto anni nell'Olimpo del calcio italiano è già di per se un traguardo, ma non basta. Le vittorie, per Corini, non sono solo quelle della conquista dei campionati (già fatto!) ma il consolidamento ed il radicamento della squadra nella sua città nella massima espressione del calcio tricolore.