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Il Cagliari è sempre stata una squadra che ha avuto forti influenze sudamericane nella sua storia. Uno dei più grandi giocatori della storia rossoblù è certamente il brasiliano Nenè, uno degli artefici dello scudetto del 1970. Come dimenticare, ad esempio, Enzo Francescoli, tra i giocatori più forti che abbiano mai vestito questa maglia, lui uruguaiano doc. Ecco, proprio l’Uruguay, in particolare, è una nazione che ha trovato terreno fertile in Sardegna: dallo stesso Francescoli a Pepe Herrera, da Diego Lopez ad Abeijon, da Fonseca fino a Oliva e Nandez che tuttora vestono la casacca rossoblù. 

Un’autostrada, quella Cagliari-Montevideo, che è sempre rimasta aperta negli anni, anche quando magari nessun giocatore della ‘Celeste’ era tesserato per il club cagliaritano. Il legame è stato sempre forte e attivo e si è rinforzato sempre di più col passare del tempo. La tanto invocata ‘garra charrua’, tipica dei calciatori uruguagi, è una delle caratteristiche di questo Cagliari targato Sudamerica. Ma se da una parte i due uruguaiani pensano a dare solidità e garra, appunto, alla squadra, altri due rappresentati del Sud America sono lì per dare qualità alla causa rossoblù. Parliamo degli argentini Castro e Simeone. Tra Argentina e Uruguay c’è rivalità, come per tutte le nazioni di questa parte del mondo, ma seppur i due Paesi sono divisi simbolicamente solo dal Rio de la Palata, le due nazioni non potrebbero essere così diverse. Il Pata Castro, dal suo arrivo dal Chievo, ha dovuto misurarsi con un grave infortunio che l’ha tolto di mezzo nella scorsa stagione, ma sia prima che dopo il lungo stop ha mostrato qualità al di sopra della media, regalando tocchi di classe e giocate geniali al popolo rossoblù mai fine a sé stesse. E che dire del Cholito, arrivato in fretta e furia alla fine del mercato per sostituire Pavoletti tra lo scetticismo di molti, preoccupati dalla scarsa vena realizzativa dell’attaccante nella scorsa stagione con la maglia della Fiorentina. E invece, il figlio dell’allenatore dell’Atletico Madrid, si è calato perfettamente nella nuova realtà e ha sostituito degnamente Pavoletti, alle prese con un grave infortunio.  
Se parliamo di qualità non possiamo nominare, calcisticamente parlando, i brasiliani. Il Cagliari ne ha due: Rafael e Joao Pedro. Il primo è un punto di riferimento importante nello spogliatoio rossoblù, seppur ormai da tempo è relegato a ruolo di secondo portiere; ragazzo molto timido che è sempre rimasto al suo posto, in antitesi con la figura del brasiliano sempre allegro e esuberante, Rafael si è innamorato di questi colori e anno dopo anno, ha sempre deciso di rinnovare col Cagliari pur sapendo di non avere il posto assicurato. Che dire invece di Joao Pedro. Fino a qualche tempo fa l’anima rossoblù era spiccatamente brasiliana, con lui e Farias che facevano il bello e il cattivo tempo in questa squadra. Con l’addio dell’ex Empoli, ora al Lecce, Joao Pedro ha dovuto modificare il suo gioco e adesso ci ritroviamo davanti un calciatore maturo, completo, un leader e un capitano che pareva non poter mai essere. Insomma, ora più che mai, per rinverdire i fasti del passato, un Cagliari sempre più sudamericano...