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La sentenza di Napoli è una mazzata per Moggi, Pairetto, Bergamo, Meani, Lotito, Andrea Della Valle,  Diego Della Valle e tutti gli altri condannati. In particolare per gli otto che sono stati giudicati colpevoli di associazione a delinquere finalizzata alla frode sportiva (Moggi, riconosciuto dal Tribunale diNapoli come promotore, e i presunti partecipi: gli ex designatori arbitrali Paolo Bergamo e Pierluigi Pairetto, l'ex vicepresidente della Figc, Innocenzo Mazzini, gli ex arbitri Massimo De Santis, Salvatore Racalbuto, Paolo Bertini, Antonio Dattilo).

Prima considerazione: questo verdetto è un successo per la giustizia sportiva che vede confermato l'impianto accusatorio alla base delle condanne inflitte nel 2006 dopo sei gradi di giudizio. Moggi era talmente convinto di essere assolto, da essere già pronto a chiedere alla Figc la revisione dei processi sportivi, invocando l'articolo 39 delle norme federali. Dovrà aspettare quantomeno la sentenza d'appello, confidando nel proscioglimento. Ferma restando la presunzione d'innocenza che deve valere per chiunque sino a quando un verdetto non sia passato in giudicato, è inoppugnabile che "Calciopoli non sia stata Farsopoli. Non e' stata una farsa, non e' stata Farsopoli'' , per usare le parole del pubblico ministero Stefano Capuano.

Seconda considerazione: la giustizia ordinaria italiana è lenta, tavolta lentissima, ma arriva comunque al traguardo. E, proprio davanti a un tribunale della giustizia ordinaria, durante due anni e 61 udienze, sono emersi nuovi fatti, nuove intercettazioni su Calciopoli che la giustizia sportiva ha acquisito con colpevole, inaccettabile ritardo. Tant'è vero che, il primo luglio scorso, il procuratore federale Palazzi ha consegnato un dossier ad Abete e al Consiglio Federale fermandosi davanti al muro della prescrizione. Morale: la Corte partenopea ha sentenziato sul capitolo Moggi e gli altri con severità e chiarezza incontrovertibili. E' lecito domandarsi se altrettanto abbia fatto la giustizia sportiva con il resto di Calciopoli.

Terza considerazione: proprio le nuove intercetazioni prodotte dalla difesa di Moggi a Napoli, sono servite alla Juve per scatenare la guerra contro la Figc dopo che, la stessa, il 18 luglio scorso si era dichiarata incompetente a decidere sul reclamo di Agnelli per ottenere la revoca dello scudetto assegnato a tavolino all'Inter nel 2006. 

Questa sera, a stretto giro di posta, la Juve ha scaricato Moggi per la seconda volta in cinque anni e mezzo. Il comunicato ufficiale della società bianconera non dà adito a dubbi: "La sentenza odierna afferma la totale estraneità ai fatti contestati della Juventus, che presso il tribunale di Napoli era citata in giudizio come responsabile civile a titolo di responsabilità oggettiva ai sensi dell'articolo 2049 c.c». È il commento della società, dal proprio sito, sulla sentenza di Napoli. «Tale decisione assunta all'esito di un dibattimento approfondito e all'analisi di tutte le prove, stride con la realtà di una giustizia sportiva sommaria dalla quale Juventus è stata l'unica società gravemente colpita e l'unica a dover pagare con due titoli sottratti, dopo aver conseguito le vittorie sul campo, con una retrocessione e con relativi ingenti danni». La Juventus «proseguirà nelle sue battaglie legittime per ripristinare la parità di trattamento». Con tanti saluti a Lucianone: qualunque cosa accada in appello, la sua storia con la Juve si è definitivamete chiusa stasera.