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Molti di noi non riflettono abbastanza sullo shock tattico che devono aver provato tanto Calhanoglu quanto Kessie una volta arrivati al Milan. Prima con Montella: uno mezzala sinistra l’altro mezzala destra, sia nel 4-3-3 iniziale che nel 3-5-2 successivo alla quarta giornata (il 4-1 subìto in casa della Lazio). Dopo, in seguito all’esonero dell’Aeroplanino, con Gattuso, che riportò la squadra al 4-3-3. Il turco venne spostato nel tridente, mentre Kessie rimaneva interno destro. E così più o meno fino all’estate del 2019, quando il Milan annuncia Giampaolo. Il resto della storia facciamo a meno di raccontarla, che è un po’ più fresca. Sorvolando sulla parentesi Montella, vorrei soffermarmi un momento sull’era Gattuso. Calhanoglu e Kessie incontrano un allenatore che non ama il pressing alto e costante. Loro, che fino all’anno prima letteralmente vivevano di pressing, uno al Bayer Leverkusen di Schmidt, l’altro nell’Atalanta di Gasperini. Frenati, addomesticati. L’istinto selvaggio mutilato. Quante volte li abbiamo visti nella fase difensiva tipica di Gattuso, bloccati in un prudente 4-5-1 all’altezza del centrocampo? Ecco tutto, oggi ci si chiede se con il possibile arrivo di Rangnick, allenatore omologo di Schmidt, il loro istinto potrà tornare a scatenarsi. Rivedremo il Kessie di Bergamo? Rivedremo il Calhanoglu di Leverkusen?    
 
IL PRESENTE: CALHANOGLU E KESSIE CON PIOLI – Mi si dirà tuttavia che Pioli non è certo un attendista e che inoltre da qualche tempo è passato pure al 4-2-3-1, sistema di gioco in certa misura affine a quello utilizzato da Schmidt a Leverkusen (2014/2017) e da Rangnick a Lipsia (2018/2019), ossia il 4-4-2. D’accordo, ma non è tanto una sfumatura di modulo il problema. È l’attitudine mentale collettiva che verrebbe trasformata radicalmente dal Professore tedesco. Ed è proprio in questa nuova forma mentis che giocatori come Calhanoglu e Kessie potrebbero ritrovarsi. 
Prendiamo ad esempio l’ultimo derby.    



In questa immagine c’è una palla scoperta giocata in avanti abbastanza tranquillamente da Skriniar. Notate la superiorità numerica lasciata all’Inter in costruzione: Castillejo è preso in mezzo tra il centrale e Young, il quinto di sinistra. Calhanoglu infatti non esce, perché ha il compito di pedinare e schermare Brozovic. Questo atteggiamento del turco (richiesto evidentemente da Pioli) tiene passivo e basso Kessie. È una catena ferrea di conseguenze. La posizione di Barella ‘apre’ il centrocampista del Milan, e si crea perciò un corridoio tra i due mediani (Kessie e Bennacer), lungo il quale scende a manovrare la seconda punta dell’Inter Sanchez. Queste misure, queste concessioni, questa bassa reattività della difesa non sarebbero consentite nel gioco di Rangnick. Calhanoglu non starebbe lì, e Kessie nemmeno.

SCHMIDT = RANGNICK – Ecco il Calhanoglu che piace ai due allenatori tedeschi (Schmidt e Rangnick hanno lavorato insieme a Salisburgo). Al di là del ruolo, guardate l’atteggiamento. Suo e della squadra che lo asseconda. Ci troviamo nel campionato tedesco 2014/2015, la partita è famosa: Bayer Leverkusen-Wolfsburg (4-5). Nelle aspirine gioca ancora Son, nei lupi De Bruyne. Palla ferma a centrocampo, Rodriguez la muove verso Naldo. Il primo a scattare in pressione è proprio Calhanoglu.  



Qualora il turco dovesse giocare sulla trequarti anche con Rangnick, la pressione richiesta sarebbe quella di una seconda punta, forte e in avanti. Ai centrocampisti avversari ci pensano i mediani. Kessie, di conseguenza, verrebbe perciò liberato da compiti di difesa posizionale, per ritrovare il riferimento sull’uomo vicino e in ogni caso sempre davanti a sé.    



Sotto, una tipica morsa ‘scuola Rangnick’, anche se a metterla in pratica sono uomini di Schmidt.

Le due punte collaborano, ostacolando ossessivamente la costruzione dei difensori centrali avversari.



MA FARÀ DAVVERO LA SECONDA PUNTA? – Chiarito l’aspetto dell'atteggiamento collettivo e di reparto, le perplessità maggiori riguardano il ruolo del turco. Per estremizzare la pressione alta non occorrono forse due punte pure e potenti là davanti? Al posto di un Calhanoglu utilizzato in questo modo, non starebbe meglio un secondo attaccante di movimento?



Nel Lispia di Rangnick, ad esempio, c’erano Werner e Poulsen nel tandem, e il giocatore di maggior fantasia veniva schierato a sinistra (Forsberg). Lo stesso accadde nel secondo e terzo anno di Schmidt a Leverkusen, quando con l’arrivo del Chicharito e la partenza di Son, Calhanoglu finì spesso e volentieri a sinistra del fronte d’attacco.   
 
L’ALTRO CALHANOGLU – La novità in casa Milan dunque potrebbe essere questa, un ritorno del turco a sinistra ma non più in un 4-3-3, bensì in un 4-4-2 pronto a trasformarsi in 4-2-2-2. Una specie di esterno/trequarti nel mezzo spazio di sinistra, sotto due punte veloci da accompagnare e innescare. Qui un esempio significativo.



Una ripartenza tipica e fulminante del Bayer di Schmidt, nella quale Calhanoglu, sfruttando il movimento delle due punte dinamiche, combina in una giocata le funzioni del ruolo ibrido di cui si parlava.
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DUNQUE REBIC? - ​Il problema è che in questo momento, in quella posizione, nel Milan di Pioli gioca un Rebic rinato, un Rebic che parrebbe un’eresia spostare altrove. Benissimo, ma siamo sicuri che l’interpretazione del ruolo da parte del croato piaccia al Professore? L’ha già scaricato una volta a quanto dicono...