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La matematica non mette ancora il Chievo al sicuro ma al Leopardi è comunque tempo di brindisi. Ci sono Luca Campedelli, Eugenio Corini e Marco Pacione- tra gli altri- a rappresentare il mondo gialloblù per i tradizionali auguri di Pasqua. E tra un salatino e un calice, c'è pure il tempo per interpellare il presidente sul passato (recente) e sul futuro della squadra. Per registrare la sua soddisfazione per quanto combinato finora. Pure per anticipargli qualche mossa del club su Eugenio Corini (l'incontro tra le parti è rimandato a fine torneo, secondo il consolidato stile di via Galvani) e per capire se davvero il rinnovo di un altro big- leggi capitan Sergio Pellissier- è prossimo. O se, viceversa, gli (eventuali) mal di pancia del bomber possono complicare la trattativa. Lui, patron Campedelli, apre lento: «La salvezza? Ancora ci mancano 5, 6 punti. Ne riparleremo più avanti».

Eppure in tempi largamente non sospetti, già ad ottobre, lei si era detto sicuro di centrare l'obiettivo. Non inizierà a fare il cauto oggi, a quota 35 punti...
«Anche Dorando Pietri era sicuro di vincere e poi non ce l'ha fatta. Bisogna aspettare di arrivare al traguardo. Sono ancora convinto di quello che ho detto a ottobre ma so anche che gli ultimi metri sono i più difficili».

Comunque il Chievo non ha tradito, facendo quasi sempre i punti quando servivano, con la pressione addosso: quanto ha contato Corini in questo?
«C'è tanto di Corini, c'è tanto della squadra, c'è tanto di tutti. È stato bravo Eugenio a riunire il gruppo per puntare all'obiettivo. Se si facessero punti anche quando non servono sarebbe meglio ancora... Ma va bene così».

E radiomercato intanto lo da sui taccuini dei club più in vista. Con la Fiorentina, si dice, in testa alla lista...
«Quindi da noi arriverebbe Montella? Diciamo che cambierebbero in meglio loro, andrebbe un pochino peggio a noi ma siamo disposti ad adeguarci... A parte le battute, è ancora un po' prestino per parlare del mercato di allenatori, giocatori e quant'altro».

Quanto ha pesato Campedelli nella scelta di Corini?
«Tanto quanto Sartori».

Una notizia. Lei dice sempre che Sartori ha l'esclusiva sulle scelte di mercato...
«Sugli allenatori Giovanni... mi fa credere che decido io. A parte quello, gli allenatori li scegliamo sempre in due».

Genio a parte: quest'anno- nonostante i numerosi innesti- è stata decisiva ancora una volta la vecchia guardia.
«Quelli della vecchia guardia sono sempre importanti. Sono quelli che ci danno continuità, che giochino o che non giochino. Sono i giocatori che hanno lo spirito Chievo, quelli che incarnano al meglio il nostro modo di essere, il nostro modo di intendere il calcio. Non si può prescindere da loro».

A proposito, per il rinnovo di Pellissier è presto?
«Per quello c'è solo un intoppo tecnico, serve il tempo di trovarci. Io ho avuto un po' di problemini ma dalla prossima settimana, definite altre priorità, potremo iniziare a ragionare anche del suo contratto».

Ma vi siete già sentiti? Non c'è il rischio che la sua prolungata parentesi in panchina cambi il suo punto di vista e lo orienti verso qualche altra scelta?
«Ma non è un problema di panchina o di punti di vista. A prescindere da tutto Sergio è, è stato e sarà il capitano di questa squadra. La panchina per me è irrilevante. Capisco che lui voglia giocare ma per come la vedo io è giusto che la carriera, magari tra cinque anni, la finisca qui al Chievo».

Dica il nome di un giocatore che quest'anno l'ha sorpresa. In positivo, naturalmente. «Non cito chi mi ha sorpreso in positivo ma chi mi ha regalato una positiva riscoperta, anche perché è stato bravo ad aspettare il suo turno. E allora cito Christian Puggioni. Devo fargli un plauso perché è stato paziente e tutti gli apprezzamenti ora sono solo meritati. Dei singoli non mi piace parlare, per lui faccio un'eccezione».

È concreta l'ipotesi del ritorno del derby in Serie A? Come lo vedrebbe?
«A oggi- vista la nostra classifica e vista la loro- è più di un'ipotesi. Però noi dobbiamo pensare alla nostra salvezza e basta. Al Verona, è ovvio, auguro di farcela. All'anno prossimo ci penseremo dal primo luglio».

Un pronostico, o soltanto un pensiero, sul Milan...
«I pronostici li sbaglio regolarmente, anche quando dico apposta il contrario di quello che penso... Credetemi: meglio evitare...»