Auguri di buon compleanno a:

WOJCIECH SZCZESNY, 1990, estroso portiere polacco della Roma, ma in prestito dall'Arsenal, dove l'anno scorso  aveva perso il posto di titolare a favore di David Ospina a seguito di una serie di errori. Nei giorni scorsi ha confermato di essere tifoso dei Gunners, ma di sperare che il Leicester riesca a vincere la Premier.  E' figlio dell’ex-portiere della nazionale polacca Maciej Szczesny. Nel settembre 2013, dopo una vittoria dell'Arsenal sul Tottenham in cui era stato autore di una gran parata, aveva sbeffeggiato gli Spurs postando il video di una sua performance al pianoforte: suonava "When the Spurs go marching in", l'inno degli avversari, corredandolo con la scritta "saluti dal Nord di Londra". L'anno scorso Wenger lo beccò a fumare negli spogliatoi. Dopo aver visto le foto che lo ritraggono in Thailandia mentre passeggia portando al guinzaglio una tigre, i tiposi romanisti si aspettano di vederlo con un leone nei presi del Colosseo. “Chi mette in dubbio  le qualità di questo ragazzo, non capisce di calcio. Al momento, è uno dei migliori interpreti del ruolo" (Zibi Boniek) 

Rimaniamo tra i pali con:

ROBERTO ANZOLIN  1938, ex portiere dI Marzotto, Palermo, Juventus (9 anni e lo scudetto nel 1966-67), Atalanta, Vicenza, Monza Era soprannominato”la zanzara”per il suo fisico filiforme ed anche “lo Jashin di Valdagno. A Palermo, invece lo battezzarono "saracinesca". "Fra i pali era agile come un gatto, praticamente imbattibile, schizzava da un palo all'altro con guizzi felini. Nelle uscite basse era impeccabile, non altrettanto nelle mischie ed in quelle alte” (Čestmír Vycpálek che lo ebbe quando allenava il Palermo) “A Torino mi sedetti in uno stanzone davanti a Boniperti e altri 4 dirigenti. Mi chiesero: "Quanti gol pensa di pendere?" Risposi: "Non so, 20-25..." Ne avrei presi il doppio: arrivammo  quartultimi. Poi ho provato a fare l'allenatore, ma a Gorizia mi licenziarono mentre ero in testa con 6 punti sulla seconda”..

Era l'idolo di 

MAURIZIO MEMO, 1950, ex portiere di Padova, Reggiana, Foggia, Bologna, Atalanta, Vicenza, Treviso e Spal. Ricordato anche per le sue maglie verde bottiglia. "Erano di lana e le indossavi ad agosto come a dicembre o gennaio. E dovevi ringraziare il Signore se non pioveva, altrimenti ti ritrovavi con un peso almeno tre chili in più addosso e non c'era neanche bisogno di fare potenziamento in palestra". Da ragazzino il suo idolo era, appunto, Anzolin: "La mia povera mamma, mi fece una maglia di lana tutta bianca con i polsini neri. Non pensai a farla vedere ai miei amici, anzi, il mio primo pensiero vedendola fu: questa è la maglia di Anzolin. Quando iniziai a fare il portiere, a casa in quegli anni il pallone era un lusso, mi arrangiavo con una palla di gomma. Il pomeriggio la facevo rimbalzare sul muro e mi gettavo a terra come se fossi su un campo di calcio. E quando la riprendevo, mi sentivo come Anzolin e dicevo: "Parata di Anzolin, come se fossi un cronista. Era il nostro divertimento e passavo delle ore a fare questi gesti. Anzolin a quell'epoca non lo vedevo mai, non è come adesso che i propri idoli li vedi ogni due secondi, quindi in quella occasione in cui riuscivi a vederlo, che so, in tv o su un giornale di fortuna, sembrava di toccare il cielo con un dito". 

Cesare Maldini, suo allenatore al Foggia, gli spiegò l'importanza del look: "Arrivammo a Torino e c'era Cesare Maldini che si avvicina a me. Ti dico che ero vestito con la maglietta e i jeans e mi fa: "Tu non potrai mai essere un giocatore da grande club". Gli chiedo il motivo e mi indica un mio compagno, vestito di tutto punto con la giacca e la cravatta: "Guarda quel signore", e mi ha fatto notare Giovanni Lodetti, mio compagno di squadra, "vestito di tutto punto con giacca e cravatta". Mi fece capire che per andare in un grande club, anche il vestito, anche il presentarsi in un certo modo, può contare. Da quella volta ho sempre portato giacca e cravatta. Ti ho raccontato questo per dirti che l'abito nell'ambiente calcio l'abito fa eccome il monaco e spesso una presenza di livello anche nel vestirsi, aiuta nelle trattative". 

Buon compleanno pure a:
 
STEFAN SCHWARZ, 1969, centrocampista svedese di Malmo, Benfica, Arsenal, Fiorentina (dal 1995-98) e Sunderland. All'arrivo a Firenze Cecchi Gori lo presentò così: "Sarà il nostro Paulo Sousa" Ha aperto una scuola calcio in Ghana. Nel Benfica  il centrocampo era composto da Paulo Sousa, Thern, Schwarz e Rui Costa. Appese le scarpe al chiodo.

ERALDO MANCIN, 1945, terzino. Vinse due scudetti consecutivi, non con le “strisciate” ma con Fiorentina (68-69) e Cagliari (69-70). Era stato mandato in Sardegna per un diverbio con l'allenatore viola Pesaola. In Cagliari-Hellas Verona realizzò una tripletta. Un record per un terzino Due gol su azione, di destro e disinistro, e poi ho risolto una mischia su corner a fine partita”.

CLAUDIO VINAZZANI, 1954, centrocampista di Massese, Carrarese, Olbia, Lazio e Napoli Per il suo impegno di calciatore-sindacalista era stato soprannominato “L'Andreotti del Napoli. Coinvolto nel processo del calcio scommesse 1986 fu squalificato per 5 anni e poi radiato. E' stato anche coordinatore comunale del PDL a Carrara, ruolo dal quale si è dimesso nel 2011.

ARTURO DI NAPOLI, 1974, ex attaccante di Inter, Napoli, Empoli,Venezia, Palermo (fu uno dei giocatori che Zamparini nel 2002 si portò dietro dalla  laguna alla Sicilia), Salernitana, Messina. Nell'agosto scorso è diventato allenatore del Messina (fa anche parte della cordata che ha acquisito la società) ma si è dimesso il 9 marzo scorso, dopo la squalifica per 3 anni e 6 mesi da parte della Corte Federale di Appello nell'ambito dell'inchiesta Dirty Soccer sul calcioscommesse.

Buon compleanno anche a:

KRISZTIAN TAMAS, 1995, terzino sinistro ungherese dello Spezia. Detto “il Gareth Bale d'Ungheria”
FRANCESCO SALANDRIA, 1995, centrocampista dell'Akragas
MAX TADDEI, 1991, centrocampista del Savona. Quando giocava nella Primavera della Fiorentina era considerato una grande speranza 
SANTIAGO MORERO, 1982, difensore argentino dell'Alessandria (già , Chievo, Cesena, Siena e Grosseto) Venne espulso alla sua prima partita in serie A (Inter Chievo 4-2 del 14 dicembre 2008)

e a 

FABIO CARESSA, 1967, giornalista e telecronista di SKY