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Nessuna penalizzazione in classifica. È senza dubbio questa la principale e inaspettata novità emersa dalla sentenza del Tribunale Federale in merito alla questione tamponi della Lazio. Una vicenda che puntava il dito contro la società biancoceleste - accusata di aver violato il protocollo anti-Covid tra ottobre e novembre - oltre al presidente Lotito e ai medici Pulcini e Rodia. La sentenza ufficiale del Tribunale Federale ha decretato 150.000 euro di multa per la società, con 7 mesi di inibizione per il presidente e 12 per i medici. Una decisione che salva Claudio Lotito il quale, oltre ad essere numero uno biancoceleste, è anche consigliere federale come rappresentante della Lega Serie A. E qualora avesse accumulato 12 mesi di inibizione in 10 anni, infatti, la carica avrebbe cessato di esistere. Nei precedenti di Lotito vi sono i due mesi di inibizione dell'agosto 2012 per l'inchiesta agentopoli legata al trasferimento di calciatori.

DOPPIO RICORSO - Una sentenza che, tuttavia, non lascia pienamente contento nessuno. A partire dalla Procura, che in mattinata aveva chiesto 200.000 euro di ammenda per la società, un'inibizione di 13 mesi e dieci giorni per Lotito e un'inibizione di 16 mesi per i due medici. Tramite una nota, la stessa Procura Federale fa sapere che - "pur soddisfatta della tenuta dell’impianto accusatorio - non appena saranno pubblicate le motivazioni, farà appello alla Corte Federale poiché le sanzioni irrogate non rispecchiano in pieno quelle richieste dinanzi al TFN". Lo stesso vale per la Lazio, che tramite il proprio sito ufficiale ha promesso "che impugnerà in appello queste decisioni". L'obiettivo del club biancoceleste è il proscioglimento totale: il secondo round si gioca in appello.